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Articoli filtrati per data: Martedì, 10 Ottobre 2017

- La redazione -

Una Celebrazione Liturgica in suffragio dei Caduti in Guerra, ha avuto luogo  nell’antico Sacrario di Cristo Re, su iniziativa dell“Associazione Nazionale Caduti e Dispersi in Guerra”, che nel mese di Novembre celebreranno i 100 anni dalla loro  fondazione. Non  è voluta mancare con le altre l ”Associazione Nazionale del Fante “, istituzione con 655 Medaglie d’Oro, nel proprio Medagliere, che in occasione del XXXIII Raduno tenuto a  Bologna, ha ricevuto il pubblico Encomio dal Presidente della Repubblica Italiana. A rappresentare L’A.N.F. era il Consigliere Nazionale con competenza regione Sicilia e Presidente provinciale di Messina  il Comm O.M.R.I. prof. Domenico Venuti., presente alla deposizione di una corona d’alloro ai piedi del Milite Ignoto;(opera scultorea raffigurante un Fante dell’indimenticabile Maestro scultore Antonio Bonfiglio). Tale collocamento avveniva luogo  alla presenza del picchetto del V Reggimento Fanteria “Aosta; A Celebrare la Santa Messa  in onore dei Caduti per la Patria era padre Nicola Cartellino. Il presidente del Comitato provinciale di Messina dell’A.n.f. c.d.g.,prof. Giuseppe Cugno, nel corso del suo intervento richiamava con particolare commozione l’eroismo dei Caduti,  vero esempio di valori per tutti ed in particolare per i giovani, che devono conoscere quanto è avvenuto in quel periodo storico e i danni gravissimi causati dalle guerre .Significativa  nella circostanza era la numerosa presenza di ragazzi, allievi degli Istituti scolastici cittadini.“ Manzoni-Dina e Clarenza, Ainis e Maurolico.Rilevante autorevole era la  presenza alla “Giornata del Ricordo” del generale Roberto Angius e l’Ing. ,Rodolfo Bacci, Presidente Nazionale dell’A.n.f.c.d.g.  Dopo la messa, seguiva un concerto della Banda musicale della Brigata Meccanizzata “Aosta”, che meritava il vivo apprezzamento ed il plauso  del pubblico e di ospiti stranieri presenti in città. La giornata si concludeva nella chiesa con una eccellente Mostra fotografica “La seconda Guerra mondiale a Messina e provincia” promossa e curata dal prof. Basilio Maniaci Presidente dall’UNITRE-di Messina

Pubblicato in Comunicati stampa

- La redazione  -

  • 1.Lei come presidente del Parlamento siciliano ha avuto la responsabilità di condurre l’Assemblea verso certi obiettivi in un momento storico che impone cambiamenti. Ma questa rivoluzione c’è stata?

«Non credo alla parola rivoluzione, o meglio non amo usarla con la facilità con la quale questi tempi ci hanno abituato a utilizzarla. Preferisco la parola innovazione. L’innovazione non nasce dal niente, come per incanto, ma è portare qualcosa di nuovo in qualcosa che sembrerebbe vecchio, stantio, superato. Ecco io credo che la nostra terra abbia più bisogno di innovazione che di rivoluzione. C’è un’intensa fabulazione sulla “rivoluzione” oggi in Sicilia e in Italia, tutti dicono di volerla fare, ma alla fine ha solo un effetto “stupefacente”, un’eccitazione iniziale che si risolve in un illusione temporanea».

  1. 2.La Regione è sempre stata accusata di spendere allegramente. E’ ancora così?

«Nel passato, anche abbastanza recente, la Sicilia non è stata un modello per la gestione delle risorse pubbliche, ma con altrettanta franchezza debbo constatare che si è consolidato uno stereotipo che vuole la nostra Isola brutta e cattiva, spendacciona e maldestra. Mettere la Sicilia dietro la lavagna in una trasmissione televisiva o sulle pagine di un giornale è diventato un esercizio comodo e scontato per un certo tipo di giornalismo pigro e sensazionalistico. Le storture del nostro sistema, gli errori del passato li conosciamo benissimo, ma mai nessuno sulla stampa nazionale e regionale ha voluto riconoscere gli sforzi fatti per cambiare. Penso al fatto che, in questa legislatura, per le casse dell’Ars c’è stato un risparmio di 77,8 milioni di euro (14,2 riconducibili ai costi della politica e 53,3 ai tagli degli stipendi dei dipendenti). Alla riduzione delle spese va aggiunta l'introduzione di norme che hanno reso trasparente, come mai, la gestione dell'Assemblea. Eppure si continua a sostenere che l’Ars ha i costi più alti di qualsiasi altro Parlamento in tutta Europa, senza evidenziare che circa 65 milioni di euro del bilancio siano destinati al pagamento delle pensioni di ex dipendenti. Costi che negli altri Consigli regionali sono, invece, a carico dello Stato. O che tra le spese contenute nel bilancio una voce pari a circa 7 milioni di euro sia destinata alla manutenzione ordinaria e straordinaria di un edificio storico come il palazzo dei Normanni, che rappresenta anche una delle mete di maggiore attrazione turistica. Bastano queste due voci per ridurre il bilancio dell’Ars di quasi il cinquanta per cento, in linea con le altre Regioni italiane».

  1. 3.Ha spesso sottolineato l’opportunità di riformare lo Statuto, proprio in questo momento in cui dal governo centrale è in atto un attacco al regionalismo. Cosa ritiene ci sia da cambiare?

«Non vi è dubbio che dopo settant’anni è arrivato il momento di innovarne alcune parti, non rinnegando i principi che hanno ispirato l’opera dei nostri costituenti e contestualmente adeguarlo ai mutati tempi. Un esempio per tutti, il concetto di Unione europea era solo un embrione al momento della stesura del nostro statuto. Oggi non è più pensabile che la carta dell’autonomia di una così importante Regione, quale la Sicilia, non tenga conto dell’assetto ordinamentale e dei principi che ispirano il cammino dell’Unione Europea, con particolare riferimento ai principi di cooperazione e sussidiarietà. A tal proposito ritengo molto importante il contributo emerso dall’indagine conoscitiva, condotta dalla Commissione bicamerale per le questioni regionali, sulle problematiche concernenti l'attuazione degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale. Un’indagine che ha fatto un quadro completo delle problematiche connesse all'attuazione degli statuti speciali, ma anche di individuare possibili soluzioni per innescare quel processo di revisione e aggiornamento degli statuti che tutti auspichiamo».

  1. 4.Ha sollecitato il presidente del Senato, un siciliano, affinché inserisca all’ordine del giorno il ddl voto dell’Ars per la modifica dell’art. 36 dello Statuto. Che esito ha avuto? Quali vantaggi ne deriverebbero per la Sicilia da questa riforma?

«L’Assemblea regionale ha approvato, all’unanimità, lo schema di progetto di legge costituzionale per la riforma dell’articolo 36 per consentire alla Regione di incamerare il gettito delle imposte di produzione, attualmente riservate allo Stato, in applicazione del principio di territorialità dell’imposta e in attuazione dei principi ispiratori del federalismo fiscale. Ne ho parlato con il presidente del Senato e con il presidente della Commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama chiedendo loro di incardinare il disegno di legge il prima possibile in Aula. Ho voluto poi anche sollecitare i parlamentari nazionali eletti in Sicilia perché ritengo che tutti noi, rappresentanti del popolo siciliano, dobbiamo assumerci la nostra responsabilità fino in fondo. L’Ars lo ha già fatto con un apposito disegno di legge, adesso è il momento che anche senatori e deputati intervengano in difesa delle istanze della nostra Regione. Tutti i deputati hanno il dovere di impegnare i loro partiti di riferimento affinché il ddl venga approvato. Ci vuole capacità e coraggio».

  1. 5.Qual è a suo avviso la riforma più significativa varata dall’Ars nella XVI legislatura?

«Mi piacerebbe molto parlare dell’istituzione delle Città metropolitane anche in Sicilia, purtroppo debbo riscontrare che alle dichiarazioni quasi unanimi della classe politica è corrisposta la buona volontà di pochi e conseguentemente il processo legislativo, avviato ben prima che nel resto d’Italia, ha avuto bisogno di più correzioni in corso d’opera. Ultima la modifica della governance degli enti, con il ritorno all’elezione diretta, e per la quale secondo me arriverà l’impugnativa del Consiglio dei ministri e la successiva incostituzionalità della Consulta. Siamo passati da un momento in cui le Province dovevano essere soppresse a un altro nel quale dovevano essere rilanciate. Avevamo scelto una strada, quella delle Città metropolitane e dei Liberi consorzi con le elezioni di secondo livello e bisognava proseguire così. In questo contesto, utilizzando la nostra tanto vituperata specialità, siamo riusciti a creare 3 città metropolitane (Palermo, Catania e Messina), a differenza delle altre Regioni nelle quali c’è solo il capoluogo. Grazie a quella scelta strategica, sono stati sottoscritti i Patti per il Sud, creando i presupposti per una città metropolitana moderna ed europea. Il messaggio che è passato, però, è quello negativo, con un’Assemblea che ha fatto come il gambero, un passo indietro».

  1. 6.Cosa bisogna cambiare nei rapporti tra governo e parlamento regionale?

«E’ necessaria una buona legge che ne disciplini i rapporti come previsto dal nostro Statuto. Il compito primario di un parlamento è legiferare e controllare l’attività del governo. Quando non c’è chiarezza di rapporti l’invasione dei parlamentari sul piano dell’amministrazione è facile così come si verifica sovente che il governo si sottragga al controllo del parlamento sfuggendo anche ai deliberati legislativi che sono vincolanti per i cittadini e le istituzioni che li debbono attuare».

  1. 7.L’instabilità politica nell’ultima legislatura e i cambi di casacca.

«L’instabilità politica che ha caratterizzato la XVI legislatura è stata determinata da un fatto non trascurabile e cioè che Crocetta ha vinto le elezioni, ma non ha conquistato una maggioranza parlamentare autosufficiente. La politica ha come primo dovere quello della chiarezza, certi bizantinismi o alcuni giochi di Palazzo oltre che ad essere incomprensibili ai cittadini sono dannosi per la democrazia e per l’attività legislativa. Anche i cambi di casacca di questa legislatura hanno determinato una notevole instabilità del quadro politico, anche se debbo confessare che il trasformismo politico di questi ultimi decenni mi sdegna e mi sconcerta forse perché mi sono formato durante una stagione politica in cui i partiti, nonostante oggi se ne dica male, erano anzitutto luoghi di formazione, ma credo anche perché colgo dietro i cambi di casacca ignoranza, marasma mentale e cinico opportunismo. Una miscela a dir poco micidiale per la politica e che produce fenomeni come il “voltagabbanismo”. Attenzione io non sto dicendo che in politica non si possa cambiare idea, anzi credo che a volte sia salutare, ma sinceramente quando vedo persone cambiare partito come si cambiano i calzini qualche dubbio mi viene e se quasi sempre questi personaggi sono dalle parti di chi comanda, il mio dubbio diventa certezza».

  1. 8.La questione morale e il codice etico 

«Sulla questione morale vorrei fare una riflessione un po’ più ampia che vada oltre gli scandali o le bassezze di questo nostro tempo e vorrei partire da una constatazione e cioè che le generazioni precedenti alle nostre avevano vergogna dei propri difetti, delle proprie meschinità, delle proprie cattiverie. Certamente non ne erano esenti, ma c’era un comune sentire che riguardava l’errore, ciò che era sbagliato. Oggi però mi pare che si sia fatto un passo indietro: si è indulgenti o peggio ci si autoassolve rispetto alle trasgressioni e la mediocrità non conosce vergogna, né sanzione: anzi a volte è premiata. La genesi di questa pericolosa tendenza va a mio avviso individuata nel fatto che le persone deputate a essere modello per gli altri abbiano abdicato al loro compito, e facendo così abbiano lasciato campo libero alla mediocrità. Attenzione non sto parlando solo della politica. Parlo anche dei giornalisti, degli intellettuali, di chi usa la televisione, degli scrittori. Di tutti quelli che parlano agli altri. Persino di certi insegnanti. Di tutti coloro il cui ruolo ha un potere nello stabilire dei modelli, e stabiliscono dei modelli pessimi. Facendo politica vanitosa, giornalismo mediocre, televisione insulsa, svolgendo il proprio compito in maniera vile ed avida.

E’ sufficiente aprire un giornale o scorrere la sezione notizie di Facebook per imbatterci nel dipendente comunale che timbra il cartellino e poi va a fare la spesa, in politici che cambiano partito come si cambiano i calzini, in illustri esponenti dell’antimafia che pontificano sulla lotta alla criminalità salvo poi avere comportamenti eticamente discutibili se non illegali, e perfino in qualche monsignore che, volendo usare un eufemismo, non ha uno stile di vita troppo evangelico.

Tutti questi tristi esempi sono generati non solo dall’abdicazione di coloro che erano chiamati a produrre buoni modelli, ma anche dal fatto che in tanti, probabilmente in troppi, sono convinti che esista una specie di doppia morale: una pubblica e condivisa di cui vale la pena ammantarsi nel pubblico consesso, ma che stranamente scompare appena si valica la dimensione personale, spesso legata agli interessi, dove comincia a valere un relativismo morale fatto di deroghe e generalmente assolutorio che sovente si traduce in una scandalosa e incomprensibile amoralità. 

Questi personaggi dalla doppia morale che dunque in ultima analisi sono immorali sono generalmente condannati da tutti noi eppure hanno avuto il tempo e il modo di arrivare in cima, di occupare dei ruoli chiave nella società non solo per le funzioni ma anche per determinare modelli sociali. E allora forse è arrivato il momento di dirci con franchezza che non facciamo abbastanza per riconoscere il merito, che ciascuno di noi ha fatto un fatale passo indietro nell'assunzione di responsabilità sociali. Se oggi abbondano i cattivi maestri, forse è anche un po’ colpa nostra e non basterà certo un codice etico a fermarli, serve piuttosto un’alternativa culturale.

Paolo VI ebbe a dire che “l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Io credo che sia straordinariamente vero: oggi che abbiamo perso maestri credibili c’è un disperato bisogno di uomini e donne che a partire dalla loro quotidianità testimonino in tutti i campi della società un patrimonio valoriale diverso e alto».

ARDIZZONE RETRO

 

Pubblicato in Politica

 - di Rosario Fodale -

Con la lirica “Papaveri Rossi” il poeta messinese  Giovanni Malambrì  si è aggiudicato   il 3° Premio, della 18° Edizione 2017 “Memorial Gaetano Salvemini”  PREMIO EUROPEO TINDARI.

 Grande soddisfazione per Giovanni Malabrì  che dopo i vari riconoscimenti ricevuti in molte manifestazioni culturali in Italia, è stato premiato  domenica 08 Ottobre 2017, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina.

 Nato a Messina il 27 Maggio 1947, ragioniere, pensionato ex funzionario di banca, ha  scritto ,anche, diverse poesie in vernacolo siculo-messinese.

Congratulazioni vivissime al  fantastico poeta. 

 



Pubblicato in Comunicati stampa

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