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La Fondazione Roma Europea, presieduta dal Dr. Giuseppe De Rita,  al nono appuntamento del 2017 i 

 - di Maria Teresa Prestigiacomo -

Roma. La Fondazione Roma Europea  colpisce ancora con i suoi appuntamenti con personaggi di notevole calibro: infatti l'Incontro di Roma Europea  sarà conGIAMPIERO MASSOLO Presidente Fincantieri Presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ( solo per i soci della Fondazione Roma Europea) Lunedì 23 Ottobre  2017 ore 20.00

Circolo Antico Tiro a Volo –  Roma

Al termine dell’incontro seguirà una cena  riservatissima, ad inviti, presso i locali del Circolo.

                                               

 

Una postazione della II Guerra Mondiale, un bunker, una casa matta. Era quello che fino a poco tempo fa si credeva fosse lo strano manufatto che, dall’ultimo periodo bellico, si trova nel vigneto dell’Istituto di Agraria “Cuppari”.

Si era sempre saputo un aerofono (strumento per individuare attraverso le onde acustiche il settore di provenienza di un attacco aereo) installato in quel sito, ma la forma di quella struttura in cemento armato non consentiva di comprenderne la funzionalità.

Visto dall’alto appare come qualcosa di assimilabile ai “cerchi nel grano”.

Grazie all’incontro tra lo staff del Museo di Forte Cavalli e il dott. Luciano Alberghini Maltoni, studioso di storia militare italiana nel Dodecaneso (GR), proveniente da Roma, il mistero è stato svelato e arricchito da nuova documentazione in possesso del Prof. Enzo Caruso, direttore del Museo.

Si tratta di un “Muro d’Ascolto”, associabile al termine di “radar passivo” e destinato all’individuazione della provenienza di aerei nemici, con conseguente attivazione della difesa contraerea attiva e passiva.

Di queste strutture, di cui esisteva una capillare distribuzione, se ne conoscono soltanto due nell’area mediterranea ancora integri: il primo a Monte Patella, nell’isola di Leros nel Dodecaneso (costruito dagli italiani e recentemente restaurato e valorizzato grazie ad un progetto coordinato dal dott. Alberghini),  e il secondo proprio nel vigneto dell’Istituto “Cuppari”.

Dallo scambio di informazioni con il dott. Alberghini, inerenti al sito di S. Placido Calonerò, il prof. Caruso ha avuto modo poi di documentare che, nell’area circostante l’Istituto di Agraria, non era solo posizionata la stazione aerofonica, ma era ubicata anche una Scuola di Aerofonisti, seconda a quella di Nettuno (Roma) ritenuta fino a qualche giorno fa l’unica esistente in Italia.

Informato della notizia, il prof. Piero La Tona, preside della Scuola, ha accolto con entusiasmo, insieme al Collegio Docenti, la proposta di valorizzare quello che oggi potremmo definire un sito di “archeologia militare”, data la sua unicità su territorio nazionale, attraverso un progetto che potrebbe vedere protagonisti proprio gli alunni dell’Istituto Superiore “G. Minutoli”.

Tale scoperta si aggiunge ai molteplici attrattori culturali che insistono nell’area di S. Placido, di cui ricordiamo il Monastero benedettino, visitato dall’Imperatore Carlo V nel 1535, la storica Scuola di Agraria, la Cuba recentemente restaurata, la cantina di produzione del vino “Faro” e, oggi, anche il Muro d’Ascolto” della II Guerra Mondiale.

Note di approfondimento

I MURI D’ASCOLTO PER LA DIFESA ANTIAEREA TERRITORIALE

Scheda a cura di Luciano Alberghini Maltoni

Il Muro dascolto dellIsola di LEROS 

Un ingegnoso metodo per la ricezione di segnali acustici deboli come quelli provenienti da aerei in avvicinamento era quello delle “fosse” e dei “muri d’ascolto”, questo metodo si basava sulla capacità d’ascolto e direzionalità dell’orecchio umano senza apparecchiature meccaniche di captazione con l’uso di semplici strutture murarie che amplificavano e riflettevano l’onda acustica.

In pratica il debole rumore dell’aereo veniva raccolto in queste strutture di forma parabolica e riflesso verso un ascoltatore umano posto sull’asse focale.

Nonostante l’esistenza di standard progettuali e costruttivi elaborati dal Genio della Marina e di cui abbiamo traccia negli Archivi, questo tipo di strutture sono praticamente sconosciute.

Gli unici manufatti noti sopravvissuti si trovano a S. Placido Calonerò e nell’isola di Leros,.

Il muro d’ascolto era in grado di riflettere il 97% dell’energia acustica ricevuta ma doveva avere una superficie riflettente intonacata perfettamente liscia. Esistevano due tipi di muro:

1) a superficie riflettente piana

2) a superficie riflettente parabolica.

Tra i due si preferiva il primo poiché si evitava il fenomeno della risonanza e si aveva un rendimento uguale per tutte le frequenze. I muri d’ascolto erano progettati secondo misure standard.

Il muro d’ascolto di Leros, oggetto di studio e di restauro conservativo da parte dello studioso Luciano Alberghini nel luglio 2016, dista circa 170 mt. dal bunker Comando DICAT – FAM di Monte Patella, nel complesso difensivo costituito da alcune batterie e due postazioni aerofoniche.

Posto ad un’altezza di 238 metri s.l.m., è diviso in 3 settori di 120° gradi che a loro volta sono orientati in tre macro-direzioni QUADRANTE NORD, QUADRANTE SUD EST, QUADRANTE SUD OVEST realizzando una copertura di 360°. Ha un diametro di circa 18 mt con un circonferenza di circa 57 mt. ed un altezza da terra di 2,30 mt.

Costruito da un alzato in pietra locale cementata, il muro presenta la superficie esterna parabolica riflettente perfettamente levigata, dipinto in giallo ocra per mimetizzarsi col terreno. Un fosso semicircolare per ogni settore di 120° ospitava un militare “ascoltatore” specializzato che determinava la direzione, ovvero l’azimuth dei velivoli nemici e la comunicava leggendo una scala graduata al bordo angolare della fossa.

Il militare poteva avvertire il debole rombo degli aerei pur essendo magari all’estremità opposta nella fossa del muro, perché il suo orizzonte di captazione era pari a 120°; pertanto egli, appena udiva anche un debolissimo segnale, si muoveva sino a individuare la direzione di massima intensità del rumore, sempre col viso rivolto verso il muro; a quel punto egli con un piccolo spostamento a destra o sinistra (per ridurre l’angolo di esitazione), leggeva la direzione azimutale dipinta sul bordo della fossa e la comunicava al capoposto.

Non ci sono invece più tracce del Muro d’Ascolto collocato presso la batteria MS620 a Punta Faro essendo la zona totalmente urbanizzata.

Pertanto si può al momento affermare che il Muro d’Ascolto di S. Placido è l’unico esistente in Italia per cui appare quindi fondamentale operare per la conservazione e la valorizzazione di quest’opera militare particolarissima basata su tecniche ormai totalmente dimenticate. Infatti l’adozione del Radar sebbene tardivo in Italia, determinò l’abbandono di queste strutture e di questo know-how a cui furono addestrati migliaia di operatori della MILMART e della Regia Marina.

L’AEROFONO

Con il progredire dell’industria aeronautica negli anni ’20 e ’30, e l’imporsi sempre più come Arma di fondamentale importanza bellica, cresce parallelamente il bisogno della difesa.

Nasce pertanto la necessità di dotarsi di sistemi di intercettazione capaci di anticipare il più possibile il tempo di avvistamento dell’attacco aereo e conseguentemente ridurre i tempi per contrastare l’offesa.

Gli aerofoni rispondono a questi fondamentali requisiti. Definiti come “apparecchiature di rilevamento sonoro direzionale”, sono sostanzialmente degli strumenti passivi, a differenza dei radar e del sonar che rientrano invece tra i “rilevatori attivi”, perché rilevano l’eco di un impulso (onde elettromagnetiche il primo, onde sonore il secondo) che emettono essi stessi.

Questa particolare “inconvenienza”, secondo i vertici militari italiani, rappresentava una controindicazione nell’impiego bellico, offrendo al nemico la possibilità di identificazione e localizzazione.

L’aerofono (al pari del coevo idrofono negli impieghi nautici) al contrario non consentiva la propria localizzazione e non era identificabile dal nemico perché il suo funzionamento non necessitava di alcuna sorgente energetica essendo puramente meccanico; tuttavia per il limitato impiego solo a terra e per  la ridotta portata di avvistamento fu presto soppiantato dall’avvento del radar.

LA STAZIONE E LA SCUOLA AEROFONICA DI S. PLACIDO

Scheda a cura di Enzo Caruso

Alla recente ricerca pubblicata dal dott. Alberghini, si affianca oggi il contributo del prof. Enzo Caruso il quale, supportato da inedita documentazione del Genio della Marina Militare, documenta per la prima volta la presenza, nell’area circostante l’Istituto Cuppari, di una Stazione di Aerofonisti nella quale, insieme a quella di Nettuno (RM), si addestravano gli operatori al servizio di avvistamento degli aerei nemici, ubicata in prossimità della postazione Aerofonica di S. Placido, comprensiva di un Muro d’Ascolto identificato dallo studioso romano.

Nella Rete di “Avvistamento e di Ascolto” dipendente dal Comando D.I.C.A.T. (Difesa Interna Antiaerea Territoriale), il sito di S. Placido Calonerò figurava tra altre postazioni distribuite sulla costa ionica e tirrenica della provincia.

La Scuola si componeva di una serie di edifici così distribuiti:

-        Palazzina per alloggio Ufficiali e Comando composta di: Sala Comando, dispensa, mensa, cucina, un bagno e tre camere;

-        Palazzina per Allievi Sottufficiali dotata di Sala didattica-refettorio, mensa, locali per Sottufficiali Istruttori e per Sottufficiali allievi;

-        Edificio per mensa Sottufficiali, lavatoi e cucina;

-        Edificio dedicato ai W. C. per Sottufficiali;

-        un Muro d’Ascolto a generatrice parabolica;

-        una/due fosse d’ascolto.

-        una Stazione Aerofonica dotata di Aerofono Mod. O.G./41

L’Aerofono, realizzato presso le Officine Galilei, era posizionato in cima alla struttura cilindrica posta all’interno dei tre paraboloidi del Muso d’Ascolto.

In queste postazioni, non di rado, al servizio di ascolto veniva assegnato anche personale “non vedente”. Tra l’inizio del 1940 ed il giugno del 1943 ben 826 non vedenti superarono le prove attitudinali di “ascoltatori” che furono impiegati con ottimi risultati. A differenza dell’UNPA (Unione Protezione Anti Aerea), il cui personale era per lo più costituito da riformati o inabili alla guerra, nei Centri di Rilevamento e Ascolto furono impiegati con successo i non vedenti per la loro spiccata sensibilità uditiva.

Si terrà sabato prossimo (21 ottobre), alle ore 19:30 al Palacultura di Messina, lo spettacolo di solidarietà “Un sorriso per una vita”, giunto alla sua dodicesima edizione. L'evento, organizzato da Eduardo Bonetti con il patrocinio gratuito del Lions Club Messina Ionio, vedrà l'esibizione del cantautore Edoardo Vianello insieme con il chitarrista Mariano Perrella e la vocalista Isabella Alfano. Gli incassi della serata, presentata dalle giornaliste Letizia Lucca e Lilly La Fauci, verranno devoluti in favore della campagna Posto Occupato ideata da Maria Andaloro per sostenere le donne vittime di violenza. Si esibiranno inoltre i cantanti Simona Cuomo (soprano), Carla Luvarà e Roberto Rando. E, direttamente da Zelig, il cabarettista Gabriele Savasta. Slogan della serata è “Amare è bello, donare è ancora più bello”. I biglietti si trovano al Box Office Bossa in via T. Cannizzaro, 132, tel. 090669206. Info al numero 3925034297. Biglietteria attiva anche la sera del 21 ottobre al Palacultura. Il costo dei biglietti è di euro 15 per il posto numerato in Platea, euro 7 per il posto libero in Galleria. 

Si terrà sabato prossimo (21 ottobre), alle ore 19:30 al Palacultura di Messina, lo spettacolo di solidarietà “Un sorriso per una vita”, giunto alla sua dodicesima edizione. L'evento, organizzato da Eduardo Bonetti con il patrocinio gratuito del Lions Club Messina Ionio, vedrà l'esibizione del cantautore Edoardo Vianello insieme con il chitarrista Mariano Perrella e la vocalista Isabella Alfano. Gli incassi della serata, presentata dalle giornaliste Letizia Lucca e Lilly La Fauci, verranno devoluti in favore della campagna Posto Occupato ideata da Maria Andaloro per sostenere le donne vittime di violenza. Si esibiranno inoltre i cantanti Simona Cuomo (soprano), Carla Luvarà e Roberto Rando. E, direttamente da Zelig, il cabarettista Gabriele Savasta. Slogan della serata è “Amare è bello, donare è ancora più bello”. I biglietti si trovano al Box Office Bossa in via T. Cannizzaro, 132, tel. 090669206. Info al numero 3925034297. Biglietteria attiva anche la sera del 21 ottobre al Palacultura. Il costo dei biglietti è di euro 15 per il posto numerato in Platea, euro 7 per il posto libero in Galleria. 

COMANDO BRIGATA MECCANIZZATA AOSTA

 

Messina 18.10.2017. Un avvicendamento al Comando della Brigata Aosta nella ricorrenza dell’anniversario della sua fondazione. La cerimonia di commemorazione si è svolta sul piazzale della caserma Crisafulli Zuccarello sede del 5 reggimento fanteria “Aosta”. Il Generale Roberto Angius, dopo quasi un anno di permanenza a Messina, ha ceduto il comando al Generale Marco Buscemi.  Un anno ricco di impegni e soddisfazioni, ha evidenziato il Generale Angius nel discorso di commiato “ i risultati conseguiti sono andati oltre le più lusinghiere aspettative, grazie alla sinergie tra le Forze Armate, le Forze dell’Ordine e le Istituzioni tutte della Repubblica. “

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Presenti le Autorità civili, religiose e militari oltre alle associazioni combattentistiche e d’arma.

Parole di elogio, sull’operato della Brigata al comando del generale Angius, sono state espresse dal Comandante della Divisione Acqui, Generale Antonio Vittiglio “un periodo caratterizzato da attività ed avvenimenti che si sono succeduti con ritmi a volte frenetici ed incalzanti, durante i quali l’Aosta ha continuato a farsi apprezzare per efficienza, funzionalità e, soprattutto, per la determinazione nell’assolvimento dei compiti assegnatigli”.

Soddisfazione per il nuovo incarico ricevuto da parte del Generale Marco Buscemi, che ha già servito l’Aosta come Comandante del reggimento Lancieri di Aosta (6°), “mi impegno a proseguire con ogni mia energia nell’opera dei miei predecessori che hanno fatto della Brigata Aosta una Grande Unità di primissimo piano del nostro Esercito.”

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L’Aosta in questi giorni compie 186 anni dalla sua costituzione, avvenuta il 25 ottobre del 1831. Una storia ricca di presenze in momenti particolari per la nostra Patria. La Brigata ha rivestito un ruolo da protagonista nelle guerre di indipendenza, ha partecipato alla guerra in Eritrea nel 1885 ed in Libia nel 1911. Successivamente ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale distinguendosi sempre per valore ed abnegazione. Nel 1939 venne costituita la 28 Divisione Fanteria Aosta che prese parte, in Sicilia, alla Seconda Guerra Mondiale.

La storia recente vede la Brigata Aosta impegnata in tutti i Teatri Operativi in cui la Forza Armata è stata chiamata ad operare, nei Balcani in Afghanistan ed in Libano.

nel territorio nazionale ha partecipato a diverse operazioni in concorso alle Forze di Polizia volte a garantire la sicurezza del territorio, di personalità ed infrastrutture. proprio in tale contesto corre evidenziare l’impiego della Brigata nel maggio 2017 nel vertici G7 a Taormina.

Ten Col Angelo Vesto

Grave lutto per la Nobile Arciconfraternita della SS. Annunziata dei Catalani e per le Confraternite Messinesi, ieri sera dopo breve malattia ha reso l'anima a Dio il Prof. Vincenzo Pugliatti, insigne medico, colto cultore di storia patria, rifondatore e primo Governatore dell'Arciconfraternita dei Catalani e primo Presidente del Centro Interconfraternale Diocesano di Messina. Nato a Santa Teresa di Riva nel 1936, dopo aver compiuto gli studi classici presso il liceo “Francesco Maurolico” di Messina, si laurea in Medicina e Chirurgia per poi specializzarsi in Ginecologia ed Ostetricia, della quale disciplina è stato anche libero docente. Per venticinque anni ha ricoperto il ruolo di primario di questa specialità nell'Ospedale Piemonte di Messina facendo nascere migliaia di bambini. Si è dedicato con passione alla sua attività professionale non tralasciando di seguire con pari impegno gli studi di storia patria e di tradizioni popolari, le confraternite, il modellismo, la filatelia, la numismatica e il collezionismo di cartoline illustrate. Tra i rifondatori nei primi anni '90 dell'Arciconfraternita dei Catalani e primo Governatore, tra i fautori della costituzione del Centro Interconfraternale Diocesano e primo presidente. Presidente onorario del Circolo Filatelico Peloritano. Al suo attivo numerose ricerche e pubblicazioni di ambito medico e di storia locale. Organizzatore di grandi eventi culturali tra cui spicca il memorabile corteo storico dell'ingresso di Carlo V a Messina del 1989. Ingiustamente accusato nel 2000 per il caso del terzo gemello, dopo lunghi anni di estenuanti processi ne è uscito scagionato dalle gravissime accuse che lo hanno fortemente provato nell'animo e nel corpo. Profondamente sconvolto per la prematura morte lo scorso Gennaio della figlia Alessia, il Prof. Enzo Pugliatti lascia in Città un grande vuoto ma in particolare nella moglie Claudia e nei figli Carmelo e Marika. Quello che è certo che la sua memoria rimarrà per sempre nei cuori di quanti lo amarono e stimarono per la sua professionalità, signorilità e grande Fede.

Il Governatore Dott. Marco Grassi

- La redazione -

MESSINA  - Tre premi letterari per nostro  poeta, il primo  la sera del 14 Ottobre2017 , nel Salone della ALPA UNO TV di ALCAMO, nel corso della Manifestazione presieduta dalla Prof.ssa Maria Giovanna Marrone,  1^ Edizione 2017 del “ Memorial Gianpaolo Accardo ” con la Poesia: “ Sollevata dal Vento”, gli  è stato assegnato il 3° Premio e nella stessa serata ha avuto conferito  il Premio Presidenza per la Poesia n lingua dialettale Messinese “ E p’amuri …mori ” con la seguente motivazione:

Fato Memorial

il mistero dell’uomo è tale, che egli scruta il creato in una dimensione divina. Il poeta Giovanni Malambrì innalza i sentimenti attraverso i valori delle creature marine, che non a caso rivelano l’amore degli uomini. Il poeta riferendosi alla mitica e millenaria storia della caccia al Pesce Spada, che avviene da sempre nello Stretto di Messina ci racconta in simbiosi l’Amore tra il pesce spada e ‘a fimminedda “ che come per gli uomini è un amore struggente, luminoso, intessuto di eterno, ciò che desidererebbe non solo nelle atmosfere dell’universo. Un amore che lascia nel mito la leggenda degli innamorati.
Nel solco della tradizione dei premi letterari anche il 14 Ottobre 2017, alla 1^ Edizione 2017 del Premio di Poesia “ Memorial MARIA COSTA – Gesso - Messina ” alla sua Lirica: “ ‘Na sfida senza tempu” è stata assegnata la Segnalazione di merito.

Gesso

Purtroppo l’artista, non ha potuto presenziare alla riuscitissima manifestazione in quanto fuori sede per ritirare l’altro premio.

Il poeta messinese, per le svariate sue pubblicazioni, ha ricevuto diversi premi  e plausi dalla critica.

- di Marcello Crinò -

L’ultimo incontro di “Impronta d’autore” al Museo Epicentro di Gala, domenica 15 ottobre, è stato incentrato proprio sulla figura del fondatore dell’Epicentro e artefice degli incontri con personaggi che hanno lasciato l’impronta al Museo, un’impronta da intendere come metafora dell’impronta che hanno lasciato nel territorio attraverso la loro attività. In questo percorso durato un anno, iniziato il 16 ottobre del 2016 sono stati ospiti dell’Epicentro: Salva Mostaccio, Salvatore De Pasquale, Marcello Crinò, Sergio Maifredi, Andrea Italiano, Mario Benenati, Pierangelo Giambra, Antonio Vasta, Carlo Mercadante, Domenico Nania, Francesca Romeo, Carmelo Aliberti, Patrizia Donato,  Filippo Minolfi, Melo Freni, Giuseppe Puliafito.

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La serata è stata aperta dai saluti del sindaco Roberto Materia (era presente anche l’assessore Gianluca Sidoti). Il Sindaco si è complimentato per l’iniziativa portata avanti da Abbate in questo meraviglioso museo, ricordando che l’Amministrazione sposa tutti i progetti culturali della città. Ha portato i saluti anche Giuseppe Puliafito, direttore responsabile della testata on-line 24live.it che ha seguito l’iniziativa curando le interviste e pubblicando i video sul sito. La compagna di Nino Abbate, l’artista Salva Mostaccio, ha letto diversi testi poetici  dedicati a “Nino, artista dalle mille sfaccettature”.

Nino Abbate, nella duplice veste di organizzatore e di protagonista, ha spiegato che vi sarà un evento finale con la presentazione di un libro che raccoglie questa singolare esperienza, a metà tra l’intervista tradizionale e la performance artistica, con documenti, foto, impronte. L’intervista è stata curata dalla giornalista Cristina Saja, che dopo aver letto la lunga biografia di Abbate, ha svelato di conoscere Nino da sempre, in quanto anche lei è originaria di Gala e vicina di casa.

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Nel corso della conversazione Abbate ha spiegato come è nato l’Epicentro: inizialmente era uno studio d’arte dove lui si dedicava alla scultura, un edificio abusivo, lo ha sottolineato rammentando la lunga vicenda giudiziaria che lui fece diventare (un po’ come Antonio Presti a Fiumara d’arte), una battaglia per far valere le ragioni dell’arte. La prima mattonella nacque per caso, con il coinvolgimento di Emilio Isgrò (il cui padre, Peppino, e lo zio Emilio, frequentavano la “prima versione” dell’Epicentro, molto più piccolo e in sede diversa). Poi incontrò altri artisti che aderirono a questa esperienza, alcuni non senza difficoltà e diffidenza, altri con piacere e con generosità, come il “grande vecchio” dell’arte e della critica d’arte italiana, Gillo Dorfles, che a quasi cento anni prese colori e pennelli per dipingere una mattonella per il museo. Ha rammentato l’incontro difficile a Roma con la siciliana Carla Accardi, alla quale portò in dono la pignolata, e poi ebbe la mattonella. Adesso l’Epicentro vanta una collezione di oltre mille mattonelle di artisti contemporanei italiani e stranieri, rappresentativi dei movimenti artistici del Novecento e contemporanei.

Ha parlato diffusamente anche dei libri che ha pubblicato, soprattutto legati alle sue esperienze artistiche e sportive. Infatti Abbate iniziò da giovanissimo con l’atletica, con la maratona, arrivando ad una convocazione in Nazionale e poi all’estero. Un infortunio al tendine bloccò questa sua iniziale attività, spingendolo ad occuparsi di arte, di scultura in particolare.

Infine non ha nascosto la sua delusione: “Faccio tanto per Gala ma non vedo riscontro dai paesani. Non credo più nella cultura e nei politici. Voglio che questo posto abbia il giusto riconoscimento, il giusto merito”.

Nonostante la delusione continua imperterrito per completare e concludere la raccolta. E in cantiere c’è l’ultima sua iniziativa, in corso di realizzazione, che ha mostrato alla stampa prima dell’intervista. Sta realizzando un parco della scultura in un terreno scosceso proprio accanto al giardino dell’Epicentro. Lavora sodo dall’estate per bonificare e sistemare il terreno con i terrazzamenti e per posizionare dei blocchi di pietra.

Come da rituale dell’Epicentro, Nino Abbate ha lasciato l’impronta della mano destra su una mattonella d’argilla cruda, che dopo la cottura andrà ad aggiungersi a tutte le altre della collezione.

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