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Don Gaetano MAURO -Il “Don Bosco del Sud”

- di Antonio Dell'Aversana -

 

Potrebbe salire presto agli onori degli Altari il “Servo di Dio” Don Gaetano MAURO,

un prete calabrese ancora poco conosciuto ai più ma che era dotato di un Carisma tale da farlo accostare al Santo piemontese.

Don Gaetano, infatti, spese tutta la sua vita per l’educazione dei giovani in una Calabria, quella dell’inizio del 1900, depressa e dimenticata da tutti.

Fondatore di una Congregazione Religiosa, la prima in terra calabrese dopo 500 anni da quella dei Minimi di S.Francesco di Paola, ebbe come scopo primario la evangelizzazione delle genti rurali, in maniera all’epoca ritenuta inusuale ed in anticipo sui tempi e sulle direttive impartite dal Concilio Vaticano II.

La sua causa di beatificazione è iniziata nel 2002 ed è tuttora in atto, mentre i suoi figli spirituali, i Missionari Ardorini, continuano a spendere le loro energie a favore di altri Sud del Mondo, come la Colombia.

Gaetano Mauro nasce, in seno ad una famiglia timorata di Dio, nel 1888 a Rogliano (CS). Rispondendo giovanissimo alla “chiamata religiosa”, compie gli studi nel Seminario di Cosenza e diventa sacerdote nel 1913. L’anno dopo gli viene assegnata una Parrocchia nel paese di Montalto Uffugo (CS) dove trova una situazione drammatica sia dal punto di vista religioso che sociale. Lotte intestine tra il Clero locale, dedito a tutt’altro che alla diffusione della Parola di Dio, e un clima anticlericale diffuso tra i maggiorenti del luogo e la popolazione, lo spingono ad una linea di condotta che ben presto darà frutti lusinghieri.

La sua attenzione, infatti, si sposta immediatamente sui giovani, nel tentativo di sottrarli alla ignoranza religiosa in cui versano ed ai pericoli che una miseria atavica potrebbe loro provocare. Mette in piedi un Oratorio, tra i ruderi di un vecchio Convento addossato alla sua Parrocchia, dove essi possono dare sfogo ai propri bisogni di adolescenti unendo gioco e preghiera. E’ un metodo già sperimentato nel Nord da colui che diventerà S.Giovanni BOSCO, ma completamente sconosciuto al Sud e soprattutto in Calabria. A Montalto l’oratorio prende il nome di RICREATORIO, cioè un luogo dove Don Mauro intende ri-creare le creature affidate alla sua cura pastorale, per farne dei buoni cittadini oltre che dei buoni cristiani.

Ben presto la diffidenza dei montaltesi nei suoi confronti cede il posto al rispetto verso un prete, l’unico finora, che tratta i propri figli in maniera differente dal passato. E ben presto anche gli adulti si riaccostano alle pratiche religiose abbandonate da tempo.

La I Guerra Mondiale interrompe l’esperimento di Don Mauro che è costretto al andare al fronte . I disagi della guerra, la permanenza in un campo di concentramento austriaco ma, soprattutto le altre realtà sociali più evolute con le quali si scontra, rafforzano in lui la convinzione che nella sua Calabria bisogna invertire la rotta, soprattutto da parte della Chiesa. Durante il servizio militare entra anche in contatto con il Sottotenente Giuseppe Bottai, che diventerà figura di spicco nel ventennio fascista, al quale amministra la Prima Comunione. Ateo, Bottai rimane affascinato dall’agire del sacerdote calabrese che, oltre a dare assistenza religiosa ai commilitoni combattenti, agisce come Buon Pastore quale Reggente della Parrocchia di Viscone del Torre (Go), comunità che ne apprezza le doti umane e spirituali.

Nel 1919, rientrato in Calabria, Don Gaetano riprende con zelo l’opera interrotta. I suoi giovani, ai quali insegna l’amore per l’Eucarestia e la devozione mariana, vengono anche formati come catechisti. Essi iniziano a darsi da fare, ben presto, per diffondere il Vangelo nelle campagne abbandonate dove i contadini, prede dei latifondisti, versano in condizioni pietose e senza alcun ausilio religioso. Gli “esploratori” di Don Mauro si sparpagliano per le campagne dei dintorni di Montalto per insegnare il catechismo tra la gente rurale, raggiungendo anche i casolari più sperduti. In paese lo zelo e l’abnegazione di Don Mauro producono ben presto ottimi frutti: si radica l’Azione Cattolica, vede la luce una Filodrammatica per i giovani, una Banda Musicale, una Scuola professionale, un Cinema. Non mancano, però, le “prove”. Don Gaetano è invidiato dai confratelli locali, che fanno di tutto per ostacolarne l’azione, la povertà lo assilla e la salute non lo assiste. La Provvidenza, però, lo sostiene. Ben presto il Ricreatorio si tramuta in Comunità stabile. Alcuni giovani, sentendo la vocazione al sacerdozio, cominciano a vivere insieme a quello che considerano il loro Padre nel rudere dell’ex Convento ben presto ristrutturato .

Nel 1925 vede , così, la luce l’A.R.D.O.R (Associazione Religiosa degli Oratori Rurali), formata da fratelli laici ed aspiranti al sacerdozio che praticano l’apostolato tra la gente dei campi. Nel 1929 la Congregazione, che ha già formato i primi sacerdoti, approvata dalla Diocesi, muta il nome in CATECHISTI RURALI. I suoi membri continuano, però, ad essere conosciuti come “Missionari Ardorini”, in ricordo dell’ARDOR, l’acronimo che diventa graficamente anche il loro Stemma.

Nel paese di Montalto Uffugo il clima religioso e sociale, grazie a Don Mauro, sembra completamente cambiato. Alle cure del sacerdote viene affidata anche una Congregazione di Suore, fondata anni prima in Puglia, che con gli anni diviene il ramo femminile degli Ardorini assumendo il nome di Catechiste Rurali Ausiliatrici dei Sofferenti. L’appellativo di “ausiliatrici dei sofferenti” è suggerito a Don Mauro dall’intervento miracoloso che la Madonna opera sulla sua salute nel 1934 quando, colpito da paralisi, sembra giungere alla fine della vita.

Affidatosi alla intercessione della Madonna della Serra, il cui Santuario egli cura in Montalto Uffugo, Don Mauro si riprende inspiegabilmente. Dopo l’episodio il Decano, come viene ormai familiarmente chiamato da tutti, attribuisce alla Madonna della Serra l’appellativo di “SALUTE DEGLI INFERMI” propagandone la Devozione soprattutto fra i malati.

La sua Opera, intanto, seguita da Dio, “prende il volo”. Benchè privo di mezzi, infatti, Don Mauro riesce ad aprire case per i suoi Chierici a Petilia Policastro (CZ) ed a Roma. Qui, per un altro strano intervento della Provvidenza, nel 1943 la sua piccola Congregazione viene unita, dalla Santa Sede, a quella plurisecolare ma ormai quasi estinta dei PII OPERAI, operante nel Regno di Napoli sin dal 1600 e dal Carisma molto simile.

Gli Ardorini, divenuti di Diritto Pontificio, entrano in possesso di altre Case a Roma ed a Napoli e cominciano ad aumentare di numero portando Missioni in varie Regioni.

Don Gaetano MAURO si spegne nel 1969 ma la sua Congregazione, pur essendo tuttora la più piccola della Chiesa Universale (40 membri), continua a mantenerne il Carisma, quel suo amore verso la gente di campagna. Essa si è espansa, da anni, dall’altra parte dell’Oceano dove assiste i discendenti degli emigranti italiani (nel Canada) ed i campesinos in Colombia. La Chiesa ne ha premiato l’operato elevando un suo membro alla dignità episcopale. Don Gianfranco Todisco, missionario per un decennio tra i contadini colombiani, è il primo Ardorino a rivestire la carica di Vescovo, titolare della Diocesi di Melfi-Rapolla.

Un altro ardorino, P. Renato Gaglianone, ricopre, nello spirito del Fondatore, la carica di Assistente Spirituale Nazionale della COLDIRETTI.

Ed in un periodo di crisi di vocazioni gli Ardorini, con l’aiuto di Dio, sembrano riprendere ogni giorno di più vigore ottenendo frutti vocazionali in diverse Nazioni del mondo. I suoi ultimi membri provengono, infatti, dalle Filippine, dall’Africa e dalla Colombia, figli di quelle comunità nelle quali è stato diffuso il seme di Don Gaetano MAURO.

Ultima modifica il Domenica, 01 Gennaio 2017 16:28
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