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Barcellona Pozzo di Gotto: il ricordo degli esuli giuliano-dalmati di Sicilia in un libro di Maria Cacciola pubblicato da Giambra.

- di Marcello Crinò -

Pierangelo Giambra, editore di Terme Vigliatore, continua la pubblicazione di interessantissimi libri che indagano la storia e i luoghi della Sicilia. L’ultimo libro pubblicato, il numero 103 della collana, affronta una tematica pressoché sconosciuta a tutti fino al 2005, quando il Parlamento Italiano decise di istituire il “Giorno del Ricordo”, per ricordare le vittime delle foibe, dell’esodo delle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Una pagina di storia per troppo tempo negata che nonostante tutto ancora non riesce ad avere l’attenzione che merita. Il libro, curato da Maria Cacciola, Presidente Provinciale dell’ANCDJ (Associazione Nazionale tra i Congiunti dei Deportati italiani uccisi o scomparsi in Jugoslavia), dal titolo “Sulle ali della Memoria. Gli esuli giuliano-dalmati di Sicilia ricordano”, affronta questa tematica con particolare attenzione verso i siciliani che si trovavano in quelle terre, appartenenti alle forze dell’ordine con le loro famiglie. Parallelamente alla presentazione del libro, il 17 febbraio 2018, realizzata in collaborazione con l'Associazione Aria Nuova e con il patrocinio del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto,  nell’Auditorium San Vito è stata allestita una mostra di documenti sulle Foibe e sull'Esodo giuliano-dalmata costituita da diciassette pannelli, a cura dell'Associazione Congiunti Deportati ex Jugoslavia. Mostra già richiesta da altri Comuni della provincia di Messina.

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In uno dei pannelli si trovano le foto con relative didascalie riferite a dodici militari della provincia di Messina scomparsi in quei territori tra il 1943 e il 1945: Domenico Bruno, carabiniere di Mandanici; Carmelo D’Aliberti, Sottobrigadiere della Guardia di Finanza, di Furnari; Carmelo Belfiore, soldato di Nizza di Sicilia; Salvatore Russo, G. d. F., Naso; Letterio Cantoni, Milite G. d. F., Barcellona P. G.; Tommaso La Spada, Brigadiere G. d. F., S. Filippo del Mela; Carmelo Principato, Tenente dell’esercito, Casalvecchio Siculo; Francesco La Ganga, Carabiniere di Mistretta; Antonino Cacciola, Carabiniere di Messina; Francesco Tagliasacchi, agente di P. S., Messina; Giuseppe Armato, vice Brigadiere G. d. F., Messina; Luigi Cucè, Brigadiere G. d. F., Messina.

La presentazione del libro è stata introdotta dall’avvocato Mario Coppolino e dai saluti dell’Assessore alla cultura Ilenia Torre e dell’avvocato Giuseppe Sottile. La relazione sul libro è stata tenuta dal professore Dario Caroniti, autore della prefazione e presidente del Centro di orientamento di Scienze politiche e giuridiche dell’Università di Messina. Nel corso del suo intervento si è soffermato sulle cause che hanno portato alla tragedia delle foibe e sull’esilio di circa trecentocinquantamila cittadini italiani, costretti ad abbandonare le loro case, per sfuggire alla persecuzioni dei miliziani del maresciallo Tito. Non è invece noto il numero delle vittime delle foibe, le profonde cavità carsiche dove venivano gettate le vittime. Alcune fonti, aggiungiamo noi, parlano di circa diecimila morti. Il 10 febbraio, ha sottolineato, è il Giorno del Ricordo, necessario per ricordare le follie delle ideologie di tutti i colori politici, visto che ancora molti testi di storia stentano (per ragioni politiche) a parlare di questa vergognosa vicenda.

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E’ seguito l’intervento della curatrice del libro, Maria Cacciola, nata in Istria, figlia di Antonino, Carabiniere di Messina, il cui padre partì per destinazione ignota dopo la guerra. Ha portato un toccante ricordo parlando anche dei disagi patiti nel lungo viaggio in treno per tornare in Sicilia con la madre. Soltanto molto tempo dopo la scomparsa del padre seppe dell’esistenza delle foibe, e nonostante le ricerche non è riuscita a sapere dove morì il padre. Ha concluso la signora Rosalia D’Aliberti di Furnari, sposata con il figlio di un deportato di origine siciliana che perse il padre, Sottobrigadiere della Guardia di Finanza,  quando aveva cinque anni. La madre per il dolore ebbe problemi psichiatrici e il bambino, di nome Antonio, fu riportato a Furnari da alcuni zii. Inizialmente restio a parlare con la moglie della sua storia di esule, finalmente si decise (prima della morte avvenuta nel 2013), sollecitato dalla Cacciola, a scrivere il racconto della sua vicenda, che oggi è possibile leggere nel libro. I vari interventi sono stati intercalati da letture curate da Daniela Raffa e Pietro Briguglio.

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