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Barcellona Pozzo di Gotto: il pubblico resta affascinato dalle “Verrine” di Cicerone messe in scena all’Università della Terza Età

- di  Marcello Crinò -

Sabato 17 marzo 2018 nella sala lezioni dell'Università della Terza Età di Barcellona è andato in scena il processo avviato nel 70 a.C. dai siciliani contro Gaio Verre, governatore della Sicilia al tempo dell'antica Roma dal 73 al 71 a. C., tratto dalla "Verrine" di Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.). Un foltissimo pubblico ha seguito con attenzione la rappresentazione in forma di "recitar leggendo" curata dal Laboratorio teatrale dell'UTE. Il coordinamento è stato curato da Tanina Caliri, Rettore dell’UTE e docente esperta della lingua latina, mentre la riduzione del testo e la sceneggiatura è stata curata dall’attore Giovanni Corica, che ha anche avuto l’onere più impegnativo, interpretando la parte di Cicerone. Tanina Caliri ha introdotto lo spettacolo, le cui fasi del processo sono state raccordate dalla voci di due “croniste”, Pina Leonti e Maria Neri. L’azione si svolge a Roma, dove di fronte al giudice Manio Acilio Glabrione (Franco Speciale), Cicerone, assistito dal suo segretario Marco Tullio Tirone (Mauro Ciabattini), porta avanti la sua arringa contro Verre, difeso da Quinto Ortensio (Ciano Santanocita), accusato dai siciliani di concussione per aver depredato l’isola, rubando in vari modi denaro e beni a privati cittadini e alle comunità. Cicerone percorse la Sicilia alla ricerca delle prove da esibire nel processo, col risultato che Verre dopo la prima fase del processo non si presentò in aula preferendo l’esilio volontario a Marsiglia.

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Sfilano i testimoni Publia Annia (Ina Mazza), Dione di Alesa (Vittorio Basile), Sopatro di Alice (Claudio Passantino), Carpinazio (Mario Lanza), Gaio Ejo (Enzo Miraglia) e Sopatro di Tindari (Nino Corica) e raccontano le nefandezze di Verre nei loro confronti. Gli ultimi due testimoni provengono da Messina e da Tindari: Gaio Ejo fu depredato di statue in bronzo opera di grandi scultori greci, mentre Sopatro, magistrato del Senato di Tindari fu torturato per costringere gli abitanti a consegnare a Verre la statua di Mercurio, giunta nella cittadina come bottino di guerra.

Una storia di duemila anni fa ma di grande attualità, dove emerge il peggio della politica non intesa come servizio nei confronti dei cittadini, ma come arricchimento personale attuato con la prepotenza e con l’inganno. Un bel servizio reso agli utenti dell’UTE e ai cittadini che hanno ben apprezzato l’iniziativa.

La scenografia essenziale è stata curata da Mauro Ciabattini, gli effetti tecnici (proiezione di immagini a corredo del testo) sono stati curati da Franco Raimondo.

Ultima modifica il Domenica, 18 Marzo 2018 09:46
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