Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Super User

Super User

Heirloom consequat, irure reprehenderit duis Shoreditch. Art party wayfarers nihil pour-over cupidatat id. Brunch incididunt minim, in bitters adipisicing.

URL del sito web: http://www.themewinter.com
Vincitore  Arti Aplicate e Mestieri 2014
aZIENDA aGRICOLA bORRIELLO

 

IMG 7077

 

La “ TRATTORIA F.LLI BORRELLO” nasce nel lontano 1964 quando Giuseppe Borrello decide di costruire e gestire un locale detto “ a Barracca” sulla strada che da Sinagra porta ad Ucria, continua per Floresta ed arriva alle pendici dell'Etna.

All'epoca le “Barracche” erano delle costruzioni rustiche prive di corrente elettrica, dove i contadini che si recavano nei paesi etnei per la vendemmia, o sugli altipiani di Floresta per la mietitura, spesso a piedi, sostavano per mangiare.

Questi posti di ristoro offrivano ai clienti pasti semplici: sott'olii, verdure di stagione, carni di agnello o di castrato alla brace accompagnati da buon vino locale. Già negli anni ' 70 il piccolo locale rustico subisce un primo “ ammodernamento”. Negli anni '80 i figli cominciano ad occuparsi della gestione del locale apportando nuove modifiche, ma lavori di ampliamento, di ristrutturazione radicale vengono effettuati nel 1997, la gestione passa cosi ai “F.lli Borrello” che nella trasformazione della piccola “ Barracca” a “Trattoria” , non modificano le tradizioni gastronomiche e la genuinità dei cibi. Per garantire la “ specificità” della loro cucina, alla fine degli anni '80 nasce l'Azienda Agricola, dove vengono allevati gli animali, coltivati gli ortaggi e le piante da frutta.

Accanto alla Trattoria viene aperto un punto vendita delle carni e dei prodotti dell'Azienda; in locali attigui vengono attrezzati un salumificio e un caseificio per la trasformazione delle carni e del latte. L'ultima “innovazione” è la costruzione di un barbecue all'interno della sala, così che i clienti possano scegliere da un banco espositore le carni e vederle cucinare. Particolare cura viene riservata alla scelta dei vini, soprattutto quelli siciliani.

L'Azienda Agricola : “ Fattoria del Bosco” è anche Fattoria Didattica, e 3 presidi Slow Food sono presenti: il Suino Nero dei Nebrodi, l'Oliva minuta, la Provola dei Nebrodi. Il locale è insignito della “ Chiocciolina D'Oro” massimo riconoscimento di Slow Food che da diversi anni ne premia la professionalità. La Trattoria e l'Azienda per le loro caratteristiche sono state presentate in alcune trasmissioni televisive: Il paese del venerdì, rubrica del TGR di RAI 3 il 13 dicembre 1998; Sereno variabile presentato da Osvaldo Bevilacqua su RAI 2 nel 2001; da Linea verde di RAI 1 il 5 dicembre 2010; dal TG 1 delle ore 20:00 su RAI 1 nella rubrica terra e sapori del 18 dicembre 2010; nella rubrica Eat Parade di RAI 2 dell'11 novembre 2011; nella rubrica TG 2 Dossier di RAI 2 nel 2012, nella trasmissione TG2 Insieme di RAI 2 del 15 novembre 2013; da numerose televisioni locali regionali ed estere.

La Trattoria F.lli Borrello ha ricevuto vari riconoscimenti da testate giornalistiche gastronomiche come: Cronache di Gusto, Osterie d'Italia, Gambero Rosso, Il Buon Paese, La Gola in tasca, ecc..., segnalato sul portale Parks.it, e pubblicazioni su quotidiani e riviste nazionali come: Repubblica, Le vie del Gusto, Bell'Italia.

PREMIATI TRA GLI ALTRI UN PANIFICATORE/PANETTIERE DI MESSINA, UN ORAFO DI CAPO D’ORLANDO, UNO STAGNINO DI SANT’ANGELO DI BROLO, UN GELATIERE DI BRIGA MARINA, SCULTORI DEL LEGNO E DELLA PIETRA, TIPOGRAFI, CASARI ED AZIENDE AGRICOLE, EBANISTI,

MOSAICISTI, LIUTAI ED ARTIGIANI DELL’ARTE DEL RICAMO, UNCINETTO, PATCHWORK, TOMBOLO DI MESSINA E PROVINCIA.  

giuriaSi sono svolti presso la Sala Consulta della Camera di Commercio di Messina i lavori della Commissione di Valutazione deputata alla selezione delle 12 personalità artigiane di Messina e provincia distintesi nel settore delle arti applicate e dei mestieri tradizionali nonché degli elaborati/progetti presentati da vari Istituti scolastici di Messina e Provincia. La giuria è composta dai dott.ri Giuseppe Ruggeri (Presidente), Roberto Pilot, Giovanni Giacobbe, Salvatore Restivo, dal Prof. Avv. Maurizio Ballistreri, dall’arch. Maurizio Rella, dagli avv. Salvatore Costa ed Antonio Lo Presti, dai prof.ri Gisella Camelia dell’It.e.s. Jaci, Vito Noto del Rotary Club Messina, Sergio Piraro dell’Università di Messina, dagli imprenditori Santino Foti di Sant’Alessio e Giuseppe Manuli di Taormina, da Placido Cardile, Giovanni Ferlazzo, Achille Ribolla di Coldiretti Messina, dal dott. Alessandro Allegra di ConfArtigianato, dal dott. Di Carlo Angelo della Camera di Commercio, Stracuzzi Natale, dott.ssa Vincenza Mola Pres. Proloco Sinagra, dal dott. Onofrio Chillemi, dal Luogotenente dei Carabinieri Armando Pesco e dall’Ing. Alfredo Schipani di Confindustria. Hanno ottenuto un riconoscimento gli Istituti di Istruzione scolastica “La Farina- Basile, l’’Antonello, lo Jaci e l’istituto comprensivo Villa Lina di Messina per l’originalità degli elaborati sulla riscoperta degli antichi mestieri. La manifestazione promossa dall’ASSOCIAZIONE MESSINA WEB.EU presieduta da Rosario Fodale è patrocinata dall’Ars, dal Rotary Club Messina e si svolge in collaborazione con Camera di Commercio di Messina, ConfArtigianato Messina, Confindustria Messina, Coldiretti Messina,  l’Associazione Nazionale Carabinieri sez. Messina, l’Associazione Amici della Gente. L’evento aderisce all’iniziativa Scarpe rosse per dire No alla violenza sulle donne. 

 

DSCF0106La Redazione                                                                        

Messina “Città d’Europa”  a Palazzo dei Leoni ha visto celebrare con una prestigiosa iniziativa del Club Centro Incontri Europei “ La Giornata Mondiale della Poesia, voluta dall’UNESCO, al fine di promuovere il dialogo e la comprensione Interculturale e la pace fra i popoli. L’importante iniziativa  riceveva  gli  alti auspici del Comitato Europeo dei Giornalisti, presieduta da Daniela Klenszczynski; dell’Università della Pace della Svizzera Switzerland, dell’Accademia EuroMediterranea delle Arti, presieduta dalla Prof,ssa Maria Teresa Prestigiacomo .dell’Accademia “Amici della Sapienza Preseiduta dalla Dott.ssa Teresa Rizzo. La Direttrice Generale Irina Bukova aveva scritto  per la celebrazione della “Giornata”  alla Presidente del “Club” Dott.ssa Lidia Bentivegna regista impeccabile dell’Incontro. queste parole: “Dobbiamo mantenere viva l’energia poetica….perchè viene arricchito il dialogo tra le culture  e garantita la Pace”. La Dott.ssa Bentivegna nel presentare la cerimonia ricordava che: “ la poesia è la vetrina da cui deve trasparire …l’immagine, la spiritualità, la cultura, la personalità di chi scrive… “  Interveniva il Prof Domenico Venuti che porgeva il saluto dell’Università della Pace della Svizzera Italiana nella qualità di Prorettore e di Presidente del Premio Internazionale “Elio Vittorini” Manifestazione che ha, come è noto, ricevuto sempre l’adesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Medaglia del Capo dello Stato. Seguiva l’interessante e significativo intervento della nota Dott.ssa Teresa Rizzopoetessa e pittrice di valore, Rettore dell’Accademia “Amici della Sapienza”. Ospiti d’eccezione che ricevevano il plauso del pubblico entusiasta  erano la poetessa Maria Costa “Tesoro umano vivente dell’UNESCO che declamava in dialetto siciliano  due poesie “Bannera” e “Rosa”e  l’abile  cantastorie Gianni Argurio. Il momento clou della serata si aveva con l’eccellente critica del prof Lucio Cogode alle poesie di: Andrea Grioli “ Da Ragazzo., Teresa Vadalà, “Magico Prodigio”; Rosita Orifici Rabe “ Tra Ricordi e Ricordi”; Iole Gugliotta Bonfiglio “ Senza il mio Tempo”; Roberto Lo Presti; Maresa .Lazzaro “Venti Farfalle”; Orsola  Quartuccio Guerrieri “La Maschera” e la stupenda “Poesia” dell’indimenticabile poeta Nino Ferraù. La brillante Celebrazione riceveva dalla poetessa di chiara fama Wanda Faroni,  Vedova del compianto Ministro Plenipotenziario di Polonia Karol Kleszczynski la  poesia  “E’ Tornata Primavera” che veniva letta in modo magistrale dal Prof Lucio Cogode, con il vivo apprezzamento dei presenti. L’occasione vedeva anche il valente e  giovane Maestro Federico Parisi tra  gli applausi ininterrotti di un pubblico entusiasta. “E lucean le stelle” dalla Tosca di Puccini; “La donna è mobile” dal Rigoletto di Verdi; “La cavatina di Figaro” dal Barbiere di Siviglia di Rossini.

Ha pubblicato quattro libri  :

- Oltre la diga della sclerosi dei sentimenti sopiti Poesie-Ed.CRONOGRAFICA  ROMAper  L’Espresso S.p.  ed. L’espresso S.p.A.-2011

- Per te,luna  Poesie  ed. - CRONOGRAFICA  ROMA PER L’Espresso S.p.A-2012

- Il tempo del silenzio  Poesie  Casa ed. Albatros -2013

- Racconti e/o Misteri  Romanzo- Casa Ed.BooksPrintEdizioni-2014


Collabora con il quotidiano indipendente”2Duerighe", è stata pubblicata su molte antologie,raccolte e riviste nazionali ed internazionali, è presente su molti siti e blog nel web .

Sarà sulla seconda serie di BOOKGENERATION con i primi 2 libri ;

sarà : su Radio Galileo con il  terzo libro ( per le frequenze consultare il sito   (www.radiogalileo.it)

Intervista "La Luna e i Falò "in onda  il 17 aprile 2014 alle 21.30 e in replica il 20 aprile 2014 alle 10.20

e in TV su Viva L'italia Channel ( Canale 879 della piattaforma Sky)nel mese di giugno ,ospite di 4 trasmissioni 

e tantissimo altro ancora...

de1

L’attività è stata tramandata da due generazioni. I fondatori risalgono ai genitori di DE LUCA PIETRO,DE LUCA PLACIDO e RIZZO GRAZIA che svolgevano la loro attività lavorando in casa, mentre il figlio PIETRO vendeva con un carrettino che trainava a mano la granita e il gelato per le strade,ciò risale a 1946,il ragazzino PIETRO aveva solo 15 anni.Nel 1950 nasceva a BRIGA MARINA il primo piccolo e modesto BAR nella seconda PIAZZA di BRIGA MARINA,con proprietaria la madre RIZZO GRAZIA.

d2

Successivamente nel1965 insieme alla moglie BASILE GRAZIA, cambia sede accanto a quella attuale fondando così il primo bar col nome PIETRO.Da quei momento in poi comincia a cimentarsi con granite e gelati,studiando e elaborando tante bontà e nel 1970 si trasferisce nella attuale sede e insieme alla moglie arricchiscono e fanno crescere sempre più il bar.Dal 1990 circa i figli PLACIDO e GRAZIELLA,subentrano con tanta esperienza tramandata dai genitori e con amore e devozione(no trascurando mai,facendone anzi tesoro i loro consigli, riescono a migliorare l’attività e sperano con esperienza e professionalità di migliorarla sempre di più.

de3

 

 

 

de4

1ass                        

        Intorno alla fine degli anni venti , Giovanni Assenzio, comincia la sua missione di panettiere, esercitando l’attivita’ nel proprio panificio, sito in via La Farina  Is. A. Sono tempi in cui il fornaio, lavoro duro , inizia la propria giornata lavorativa intorno a mezzanotte, per terminare verso le le ore 2 pomeridiane.

Uomo intraprendente, gestisce, un altro panificio in via Palermo, e pian piano che la famiglia cresce, viene coadiuvato dal figlio Carmelo.

Nel 1949 decide di traslocare la propria attivita’ in un luogo piu’ centrale, e precisamente in piazza Due Vie, sommita’ della Via nino Bixio, cuore pulsante del commercio cittadino.

2ass

Anni 60   la madre di Giovanni Assenzio in una istantanea all’interno del vecchio panificio 

Grazie all’installazione di un forno di marca “TIBILETTI” , massima garanzia di qualita’, arricchisce la sua attivita’ con  un assortimento di pasticceria panaria ed una gustosissima focaccia messinese.

Nel 1975 Giovanni Assenzio va in pensione, e l’attivita’ viene proseguita ufficialmente dal figlio Carmelo, che con passione professionalita’ e competenza, continua a non demeritare fra i panifici cittadini. E come una ruota che gira, pian piano si inserisce nell’attività il nipote Giovanni,il quale  visto che buon sangue non mente,  tuttoggi continua la vecchia attivita’ del nonno,  adeguandosi ai tempi ha  ristrutturato il locale con un design moderno   Cardileforni     sviluppando la vendita con  magnifici pidoni al forno, arancini, una vasta gamma di biscotti, senza tralasciare la tradizionale focaccia con la tuma.

E’ sua la fornitura del pane alla chiesa di sant’Antonio, in occasione della festività di Sant’Annibale con circa 3000 panini, e in quella di Sant’Antonio con circa 6000 panini che poi vengono benedetti e donati ai fedeli.

I buon Giovanni, molto sensibile ad iniziative solidali e’ uno degli sponsor prioritari della festa di sant’Antonio, e in occasione della  Pasqua , durante la processione del Cristo e della Madonna, e’ solito rendere omaggio a quest’ultima  salendo sulla scala e aprendo una cesta piena di colombe bianche in segno di devozione.

3ass

 preparazione della focaccia tradizionale con il formaggio al di sotto della scalora e pomodoro

 

4ass

la focaccia è pronta per essere gustata

5ass

 un  due e tre            son le cose che piacciono a me………

 

6ass

Giovanni mentre sforna i pidoni

7ass

per chi non soffre di diabete……..

 

 

1calia

I Triscari

Andando in Sicilia e trovandosi nel bel mezzo di feste di paese, capita di vedere montate bancarelle con leccornie di dolciumi tra cui, accanto ad arachidi e nocciole, dei chicchi dalla forma sferica: la “calia”.
Con l‟appellativo “Caliaru” (italianizzato in “caliaro”) s‟intende chi lavora e vende la “calia” ovvero i ceci. Non si tratta ovviamente di ceci qualsiasi: la qualità è data da una tipologia molto antica di questo legume caratterizzata dalle dimensioni piccole.
Normalmente quando si pensa ai ceci l‟idea è quella che siano cotti in pentola, magari con sedano, cipolla e pasta, ma a Naso i ceci, o meglio la “calia” viene mangiata in modo diverso e ha soprattutto un significato simbolico particolare.
Abbiamo notizie del mestiere di Caliaru di Naso risalenti ai primi anni del Novecento nella figura di Campana Carmelo, capostipite della tradizione della calia a Naso. Ma ad affermare la popolarità e divulgare quest‟arte culinaria sarà il figlio Nicola Campana, nato nel 1933, che vi ha dedicato tutta la sua vita con passione e sacrificio coinvolgendo la famiglia, moglie e due figli maschi di cui uno, Carmelo Campana, continua tuttora la tradizione.

La lavorazione della calia richiede tempo, pazienza ed esperienza per far sì che i ceci abbiano la giusta sapidità e croccantezza. La tipologia del terreno e del clima non permettono di coltivare in grandi quantità questo tipo di legume, così veniva preso a Enna e Siracusa. Durante la pulitura di questi ceci veniva coinvolto tutto il vicinato che dava sempre una mano con piacere. Si procedeva quindi a preparare in una piccola giara la “sammòria”, ovvero la salamoia fatta con acqua e sale, che si aggiungeva poco alla volta ad un calderone (in siciliano “quadaruni”) riempito con semplice acqua. Preparato il fuoco con la legna predisposta a ferro di cavallo sotto il gran pentolone, si immergevano i ceci in sacchi di juta e si iniziava la conta dei secondi: intorno ad 80/85 secondi si levava il sacco e si metteva a colare. Importante in questo passaggio la ben precisa dose di sale per non causarne lo spellamento. Successivamente i ceci, tolti dal sacco, venivano messi nella maìdda (madia in italiano, indica il recipiente in legno in cui si impastava il pane) a riposare con sopra delle coperte per 15 minuti circa. Poi in una calderone più piccolo (in siciliano chiamato “menzu aranciu”) si metteva la sabbia marina, il caliaro controllava poi che fosse alla giusta temperatura per metterci a poco a poco i ceci, e iniziava lo spettacolo: con un cucchiaio di legno di grandi dimensioni girava rapidamente i ceci formando col movimento un otto; al suono scoppiettante simile a quello dei pop-corn la calia era pronta. Disposta in una cesta larga e bassa con una fascia diagonale ai lati da mettere al collo, “ „u trinnigghiu”, il caliaro Nicolino, ricorda il figlio Antonio Campana, partiva in groppa al suo asinello in giro per i vari paesini limitrofi: Militello, Frazzanò, Alcara Li Fusi, Mirto, fin quando non giunsero i tempi dell‟automobile e iniziò a montare le bancarelle in occasione di festeggiamenti di santi patroni.
Altra famiglia di Naso che porta avanti questa tradizione sono i F.lli Triscari; partendo dal padre che aveva iniziato questo mestiere grazie all‟incoraggiamento di Nicola Campana, oggi i fratelli Triscari da più di 10 anni portano i sapori di Sicilia in tutta Italia, in particolare nella zona centrale della penisola. Il procedimento per ottenere la calia è lo stesso di tanti anni fa, ma vi è una novità introdotta nell‟ultima fase di preparazione: un macchinario rudimentale, creato dalle idee di queste famiglie “caliare”, per ottimizzare i tempi e avere sempre la calia bella calda. In pratica si posiziona su una fiamma una sorta di pentola/cestello in alluminio con una estremità aperta inclinata verso l‟alto che gira di continuo con ceci e sabbia grazie ad un motorino preso per l‟occorrenza da una lavatrice.
Maurizio Triscari ci spiega che oggi è rimasta una sola famiglia a Ramacca che coltiva questa tipologia di ceci e che questo lavoro richiede molta passione e impegno perché si perdono molte ore di sonno tra la preparazione e la vendita alle feste.
Nel vedere i caliari a lavoro sono due le cose che colpiscono di più: sentirli “banniare” e il momento dell‟assaggio dei loro prodotti.
Per il venditore ambulante è solito “urlare” le qualità dei suoi prodotti ai passanti, ma nel caso dei caliari l‟invito a comprare è arricchito da filastrocche come “Signora Maria, signora Rosa, sta calia è tutta n‟atra cosa”, e doppi sensi costruiti sull‟ambiguità di parole siciliane, come ad esempio “pacchi, pacchi chini, inchitivi i pacchi”coi quali si tentava di avere la meglio sulla concorrenza.
L‟assaggio è il momento in cui il caliaro dà dimostrazione della genuinità del prodotto; ultimamente infatti sul mercato italiano si trovano ceci importati dalla Siria: la differenza, oltre che nel gusto, sta nella cottura finale fatta con della polvere bianca.
Tradizione ormai scomparsa, quella di tirare la calia addosso alle vare dei Santi in segno di devozione. C‟erano diverse persone che pagavano infatti il caliaro per tirare la calia sul santo: pratica ormai abbandonata per preservare lo stato di conservazione, spesso successivo a restauro, delle vare.

2calia

Campana Nicola

 

3calia

 

4calia


Oltre alle famiglie Campana e Triscari , han dato il loro contributo nel mestiere di caliari e continuano a farlo le famiglie Spaticchia e Caliò.

A proseguire questa arte anche una famiglia di S. Angelo di Brolo che aveva appreso i trucchi del mestiere proprio dai nasitani.
Un antico mestiere che passa tra le mani di nuove generazioni, metodi antichi utilizzati ancor oggi e arricchiti, il tutto espresso in un connubio di filosofia slow food con il finger food, ovvero gustare un cibo con le mani, in particolare la calia, accompagnata magari con un po‟ di cannellina (cannella zuccherata) in qualsiasi luogo o momento della giornata.

Calendario

« Giugno 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30