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-di Cosimo Inferrera * -

Nelle ultime settimane si rinnova lo scintillìo di lame che duellano sul Ponte ! Per primo il Governo tenta di chiudere la partita con il DDL di Stabilità, art. 8 comma 8, che però ritira in gran fretta. Il 19 Ottobre, come manna dal cielo, arriva il Convegno di Reggio Calabria su "Il Ponte Mediterraneo ... e non solo" a indurre uno stop di riflessione. Da qui si leva il coro di alte personalità che stigmatizza l’ennesimo cambio di marcia in rapporto al cambio di governo su una scelta infrastrutturale affatto localistica, qual’é il Ponte, tassello essenziale per il rilancio europeo verso la costa sud del Mare Nostrum.

Stesso giorno, stessa ora, appostato tra Scilla e Cariddi  - sarà un caso ? – si sente tuonare il sistema mediatico con i vecchi armamentari di Sky Tv contro quel Ponte, che finora non si è fatto e non si deve neppure pensare di fare. 

A seguire Gazzetta del Sud dà la stura ad una raffica di interventi mirati agli appetitosi 300 milioni di saltimbocca alla romana, in pre-cottura per i tavoli affollati di un incerto “Stato di diritto”, che alla fine potrebbe cucinarne davvero molti di più (1 miliardo) per le imprese estere del gruppo Eurolink. Con una nota critica sull’impiego della somma a mero titolo risarcitorio apre il direttore Morgante; seguono i 3.800 caratteri del prof. Signorino, conducenti alla sua ben nota posizione negazionista; e poi l’edulcorante intervista a piena pagina dell'ing. Caminiti, dirigente dell’ufficio grandi opere del Comune di Messina, che propone l’impiego della sommetta (disponibile ?) per il prolungamento della tangenziale autostradale fino all’appoggio del Ponte a Ganzirri, come da antica ricetta del tempo del sindaco Genovese, si faccia o non si faccia la megastruttura. Il prof. Centorrino, scartato il Ponte, punta diritto ad una soluzione alternativa multimediale con tutte le risorse possibili e disponibili; ma ecco le tre “lenzuolate” del dott. D'Amico, ravvicinate giornalmente come una terapia iniettiva per esorcizzare il Ponte, male supremo, proiettate in modo marchiano verso le opere stralcio, allineate sul filo governativo della verifica di “fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità”.

Alla luce delle relazioni presentate al Convegno, molti dei presenti si sono chiesti se un “Governo tecnico” possa sollevare il problema della fattibilità dell’opera, quando è arcinoto che sul Ponte hanno messo la loro credibilità le principali istituzioni scientifiche del mondo e il “Gotha dei tecnici” costruttori di Ponti. Ad uno dei massimi dirigenti della Regione Siciliana, intervenuto al nostro Convegno, nel corso della visita in Giappone, gli operatori hanno mostrato il più vivo interesse per i dettagli operativi del montaggio del Ponte, mentre in Italia si perita ancora sulla sua fattibilità. Incredibile ! Ha fatto ancor più sorridere che il Governo abbia in certo senso esautorato il comitato scientifico della Società Stretto di Messina, costituito da esperti di elevatissimo profilo professionale e morale, i quali non hanno affatto bocciato il progetto definitivo, ma semmai dato alcune prescrizioni per migliorarlo, come è d’uso in taluni casi. Chi può ergersi a dare una risposta di livello ancora più alto ? Ed allora perché Gazzetta del Sud non sente il prof. Muscolino, un luminare vanto dell’Ateneo, componente del suddetto organismo, invece dei soliti noti ?

Solleva un moto di inquietudine la questione della bancabilità: in effetti non si capisce perché la si agiti solo quando si approssima il momento del fare. In Sicilia e in Italia giunge il fior fiore di delegazioni zeppe di capitali, che trasudano buon senso e spirito d’impresa per realizzare il Ponte e quanto si colleghi ad esso. Non hanno bisogno di cercare la bellezza dei luoghi, il fascino della storia, i miti che li rendano universali – ne trovano a iosa - non sono dubbiosi sulla convenienza e sulla sostenibilità dei loro progetti - non sono “Esercito della Salvezza” - quei signori chiedono solo ciò che caratterizza una società civile avanzata: trasparenza delle procedure, certezza del diritto. Poi come sono venuti vanno via, e nessuno sa se la questione sia finita proprio per questioni attinenti alla bancabilità o altro. Questo non interessa né a Gazzetta del Sud né a “quidam” della carta stampata con sfumature più o meno velate di antimeridionalismo viscerale !

Ad un certo punto (Maggio 2010) sembrava che questo valzer di misteri avesse finalmente un punto di arrivo. Uno dei componenti dell’attuale esecutivo, già amministratore unico della BIIS, in occasione del memorabile Convegno di Catania, si disse convinto che la disponibilità dei capitali non costituisse affatto un ostacolo - perché ce ne erano, e come – e che semmai l’unico, vero impedimento fosse di natura politica. Infatti come Egli stesso oggi autorevolmente dimostra l’unico vero problema è quello politico, cioè “il decidere di non decidere”, da trent’anni a questa parte. Chi, oggi, giustamente pone dal più alto scanno dell’esecutivo la bancabilità come “conditio sine qua non” per il luogo a procedere, nel suo lungo tour in Oriente di mesi orsono, cosa ha messo sotto gli occhi di quei governi ? Il progetto dell’archistar Pier Paolo Maggiora, anche egli presente al Convegno, da anni illuminato “faber” di una nuova Sicilia incardinata nel progetto ARGE col Ponte, oppure i nostri titoli inflazionati ? Cosa ha proposto vorremmo proprio saperlo, senza neanche osare un balbettio di critica: ma “Egli non vuol sentire”, come scrissero i messinesi coraggiosi in Piazza Duomo al Re Borbone, che rifiutando la concessione dello Statuto ne aveva calpestato ogni giorno la libertà !  

Ora a proposito di bancabilità, dal Convegno di Reggio Calabria lanciamo “l’idea” progettuale intelligente, facilmente praticabile. Un gruppo siculo-piemontese (www.nonsoloponte.it) propone di adottare nel progetto esecutivo una serie di predisposizioni sia a livello delle torri sia dell’impalcato per realizzare la massima fruizione del Ponte dal punto di vista energetico e turistico-commerciale. In modo semplice, cioè senza rimodellamenti della sua struttura complessa, in modo efficiente, cioè senza gravosi esborsi aggiuntivi, in modo efficace, cioè con il risultato fondamentale della riconfigurazione funzionale a ponte territoriale, la megastruttura si può rendere auto-sostenibile dal punto di vista gestionale, aggiungendo i notevoli ricavi così ottenuti a quelli dei flussi di transito su ferro e su gomma. Il che indubbiamente implementerebbe di molto il carisma attrattivo dei capitali privati, e quindi la bancabilità stessa del Ponte secondo la richiesta governativa. Ne faranno niente ? Ne sapremo niente ? Certo Gazzetta del Sud di Messina non ha mosso un dito in questa direzione, anzi …

Mettendo sempre le stesse cose sotto gli occhi, trite e ritrite e di certo opinabili, sono stati eclissati i reportage scientifici di architetti, ingegneri, economisti, professori universitari ed accademici di profilo internazionale (vedi allegato), lasciati fuori dalla stampa che conta qui e nel resto del Paese, però invitati e intervistati nel mondo intero, in Cina, in Giappone, a Miami, in Ecuador, in Turchia … Nello scenario di Reggio Calabria si è parlato di Italia, protesa nel mare come un grande molo che il Ponte trasforma in piano di scorrimento unitario dal profondo Mediterraneo – da cui la denominazione dell’opera – fino all’arco alpino. Pochi sono riusciti a sapere che una mente fervida abbia prospettato la necessità di presentarsi al panorama europeo – “ove si puote” - almeno con una "Società di Corridoio”, di nome “Ulisse” e che un’altra personalità non meno lungimirante l’abbia di molto arricchita con l’idea di un GECT transnazionale. Tutto questo per una gran parte degli operatori d’inchiostro conta poco … !

Solo due di noi sono riusciti a rompere i ceppi dell’accerchiamento mediatico. Per primo il valente ing. Giovanni Mollica riesce a piazzare alcuni colpi significativi da un angolino di Gazzetta del Sud, conquistato in virtù di quale Santo non si sa, a fronte del solito limite a base di lenzuolate. Dopo aver stigmatizzato “il pensiero unico” contro il Ponte, invalso nell’immaginario collettivo con la complicità di un sistema mediatico lontano da ogni obiettività scientifica, il nostro relatore illustra il formidabile sistema Ferrmed, con cui i paesi europei che hanno sale in zucca si vogliono raccordare al Mediterraneo attraverso i più moderni sistemi di comunicazione via terra, paesi fra i quali non vediamo l’Italia che invece sottoscrive il CIS Napoli-Bari-Taranto-Lecce, uno strumento che di fatto taglia sud del sud, più mediterraneo di questo non v’è, dai circuiti continentali di sviluppo propulsivo. Ecco quel che significa mandare gambe all’aria il Ponte Mediterraneo: non potere realizzare in Sicilia – Calabria fino a Napoli un sistema ferroviario AC/V (alta capacità velocità) valido. Dunque basta poco per pervenire all’assunto che ci vorrebbe un messinese come lui, competente e combattente, al comando della Società Stretto di Messina per dare l’impulso finale, quello decisivo alla realizzazione dell’opera. In realtà questa Società – sino a stamattina ! – assecondando l’onda del mare che viene e che va, cosa combina per mettere in carreggiata il Ponte, senza cui svanisce “dans l’espace d’un matin” ogni prospettiva di crescita e sviluppo per il meridione d’Italia e l’intero Paese ? Perché Gazzetta del Sud non intervista il prof. Maurizio Ballistreri, chiaro vanto dell’Ateneo, che sedendo in C.d.A. della Società Stretto di Messina può illuminarci su aspetti meno convincenti della intricata vicenda ?

Il secondo che fa bingo è il prof. Enzo Siviero, fra i principali attori del nostro Convegno, che passando dalla porta della stampa nazionale interagisce con il Presidente Zamberletti e con i massimi gruppi cinesi costruttori di megastrutture, messi ai nastri di partenza verso la conquista del Mezzogiorno d’Italia. In lui vedono e ascoltano il “pontefice”, cioè il costruttore di ponti di prestigio mondiale: così si intravedono “le torri abitate” del Ponte, la piastra strategica da Trapani a Gioia Tauro, il corridoio che i cinesi già chiamano Ulisse e tutta una serie di infrastrutture dinamiche (porti e aeroporti, autostrade e ferrovie).

In sole 24 h l’Impero del Dragone incarna la “Nemesi” storica per cui una serie di eventi considerati negativi si conclude con inattesi risultati compensatori, che fanno saltare il chiavistello di vacuità, i cliché stereotipati, gli epigoni finora dominanti. Il Convegno di Reggio Calabria rimane un canto solitario alla Luna di pastori erranti, però gli sopravvive vegeto il “Gruppo 19 Ottobre”, giacché non è affatto scontato che assorbito il “vulnus” i detrattori inveterati non si mettano a tessere un nuovo groviglio con i tira e molla delle prossime scadenze elettorali.  

Siamo così giunti al bivio. Il quotidiano edito in Messina riversi dove vuole e quanto vuole i suoi specifici interessi ed obiettivi: però dovrebbe scegliere se restare in “buona” compagnia con i quotidiani nazionali, che dettano legge da nord, o abbracciare deciso la posizione fattuale di un progetto “Italia chiama Mediterraneo, Mediterraneo chiama Italia” che definire fantastico appare riduttivo. Tutto questo è incontestabile, reale. Giova un minimo di criticismo costruttivo; la sua carenza cronica ha lasciato il bel Paese in brache di tela con meno PIL, più disoccupazione, più spesa pubblica, più Spread, sempre meno PIL nel 2013 (- 06%) che alla fine porterà la gente a non comprare neanche i giornali. E non sarà un bene per nessuno - neanche per la cara, vecchia Gazzetta - se qui non arrivano fiotti di capitale fresco a rivitalizzare il tessuto economico-finanziario delle intraprese, rinsecchite da imposizioni crescenti e dai rifinanziamenti improduttivi della spesa, di cui tuttora non mancano esempi eclatanti !

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*Ordinario di Anatomia Istologia Patologica e Citodiagnostica a. r. Università degli Studi di Messina

  Gruppo 19 Ottobre

 

 - di Marco Giuffrida -

Torno a Messina per "ricaricarmi". Lo faccio quando posso e per quanto posso.

Certo mi godo il Mare, il Vento e quant'altro la Natura della mia Città può offrirmi e, naturalmente, mi preoccupo di conoscere, di sapere. Per questo leggo, mi informo, chiedo. Ascolto i pareri più disparati perché non voglio che mi si dica. "tanto tu non vivi qui, tu non sai, tu non conosci". Mi informo da lontano e meglio lo faccio quando, a Messina, posso esserci.

Durante il mio recente soggiorno ho letto che il Sindaco si è molto inquietato perché, dal Governo Centrale, è stato detto che il Ponte, il famoso Ponte, non è più opera prioritaria e che non si farà. Del resto in diverse occasioni ho sentito perorare con enfasi la causa "pro Ponte", veri arzigogoli linguistici, lunghi e complicati.

Mi dispiace per il Sindaco e per queste Persone più o meno note e "Pubbliche", di cui do per certa la limpidità delle posizioni.

Io cercherò di spiegare, in modo semplice e veloce, perché non sono favorevole al Ponte e, soprattutto, dire cosa, a mio modesto giudizio, effettivamente possa servire alla Sicilia ed a Messina in particolare.

Intanto perché "NO Ponte":

Per la situazione geologica dei territori, soprattutto "lato Calabria". I Geologi calabresi hanno lanciato tanti inascoltati avvertimenti a cui, pare, alcuno voglia dare ascolto;

per la situazione climatica e dei Venti dello Stretto. Nei viadotti del Nord, spesso il traffico dei mezzi ne è bloccato per l'intensità delle raffiche. Quanti di caravan, roulotte, mezzi telonati e furgoni resterebbero bloccati ed in attesa da una parte e dall'altra dello Stretto? Per quanto tempo? E i treni?

Per le problematiche nel caso di trasporto di merci pericolose ed infiammabili (potrebbe, addirittura, per sicurezza, rendersi necessario il blocco del traffico);

Perché, allo "sbocco" in Sicilia, soprattutto i treni, troverebbero una rete assolutamente inadeguata specie per i nuovi convogli ferroviari. Ammesso che si faccia il Ponte, quanti anni servirebbero per adeguarne la rete? Quale e quanto territorio utilizzare per questo ammodernamento? Mi piace ricordare che, molte Città Siciliane sono sulla costa e Messina, a cui tengo in particolare, di territorio piano ne ha davvero poco, dunque, eventuale nuova Stazione sotto i Monti;

per la perdita, nel Messinese, di territorio unico e pregiato, utile per ben altre attività che non quella di creare l'accesso ad un Ponte di qualsivoglia importanza o bellezza;

perché Messina resterebbe, in qualsiasi caso, tagliata fuori dai flussi di un eventuale traffico, sia ferroviario che stradale, salvo volerci andare apposta, in quanto lo snodo del traffico avverrebbe a Capo Peloro o giù di lì, tagliando fuori, nel bene e nel male la Città;

perché il Ponte non darebbe, comunque, molto lavoro locale né prima né durante né dopo la costruzione, salvo che a qualche raccomandato ai Caselli per la riscossione dei pedaggi. Le Imprese interessate sono del Nord e preferiranno usare personale tecnico proprio conosciuto e preparato e, per la manovalanza, personale extra comunitario perché meno costoso;

perché, quella del Ponte, economicamente è una spesa insostenibile e, anche se è scritto che buona parte del finanziamento è privato, leggendo bene i documenti, l'eventuale passivo "tornerebbe" a carico del Pubblico e, dunque, dei Cittadini al termine della concessione trentennale o quarantennale (non ricordo esattamente);

Infine, ma non ultimo, l'utilizzo del Ponte, per i Messinesi, anche se con pedaggio agevolato, costerebbe molto in tempo e carburante, qualora volessero recarsi, semplicemente a Reggio Calabria.

Quali considerazioni e soluzioni? Eccole, molto meno costose del Ponte, di più rapida esecuzione e con lavoro duraturo che può e deve essere locale:

miglioramento ed ampliamento delle infrastrutture portuali a Tremestieri capaci di accogliere il traffico su gomma;

realizzazione di adeguati piazzali di sosta separati per camion e vetture;

adeguamento serio dei raccordi stradali fra il Porto di Tremestieri e l'Autostrada;

realizzazione di biglietterie automatiche e veloci (perché non pensare al "Telepass?);

adeguamento dei pontili alla "storica" Stazione Marittima per il traffico ferroviario e delle persone in abbinamento o alternativo al Servizio degli Aliscafi;

modernizzazione dei sistemi di attracco delle Navi e del carico e scarico dei treni;

seria riorganizzazione del sistema Navale/Ferroviario predisponendo "un Traghetto pronto per ogni treno in arrivo" a Villa San Giovanni con ridottissimi tempi di attesa e di manovra;

organizzazione dei sistemi di "smembramento" e "ricomposizione" dei convogli ed impiego di personale preparato, motivato e, soprattutto, controllato da Responsabili che siano veramente tali;

svecchiamento delle Navi. I nostri Tecnici ed i nostri Cantieri sono sicuramente in grado di costruire Traghetti veloci, dedicati a Treni, a camion ed autovetture. Natanti nuovi, sicuri, adeguati alle caratteristiche dello Stretto, poco inquinanti e, magari, con sistemi di propulsione e combustibili diversi dagli attuali.

Impensabile, peraltro, pensare alla Sicilia come Hub per le merci che subirebbero carichi e scarichi inutili quando, via nave, possono arrivare molto vicini alla destinazione (intendo tutti i Porti merci lungo le due sponde dell'Italia Continentale).

Poche ulteriori note che mi permetto d'aggiungere (per il bene di Messina e della Sicilia):

eliminazione delle "Baronie";

eliminazione del "Nepotismo";

eliminazione di quel senso di apatia e di sfiducia che, in ogni discorso, viene chiaramente e vergognosamente manifestato.

La Sicilia (e con essa Messina), ha grandissimi potenziali di crescita; vi sono ben tre Università di eccellenza: Catania, Messina, Palermo. Sarebbe giusto che venissero creati importanti Poli di Ricerca agganciati, appunto, a questi Atenei che, con l'Indotto, potrebbero dare grande occupazione. È assurdo (anche se bello incontrare paesani) trovare al Nord validissimi ed apprezzati professionisti Siciliani e Messinesi quando, tranquillamente, potrebbero lavorare nella propria Terra e non essere costretti a fuggire perché non c'è lavoro. Ognuno dovrà e potrà avere, finalmente, il diritto di costruirsi il Futuro in base alle proprie capacità ed alla voglia di lavorare e non in base alle "conoscenze". Essere costretti ad emigrare è ben diverso dal decidere di lasciare le propria Città per vivere ed operare in luoghi diversi.

Oggi, per i contatti, non servono più aerei, treni o automobili. Infatti, vi sono mezzi di comunicazioni sicuri, poco costosi che, oltre alle conversazioni, consentono di trasferire documenti, immagini, filmati e perfino prototipi tridimensionali (ho scritto giusto!).

Ancora, e per concludere, la Sicilia e Messina possiedono quello che poche Regioni hanno: la Natura, il Clima, il Mare, le Spiagge e, soprattutto, la Storia. Quest'ultima fruibile ogni giorno dell'anno assieme a quelle Tradizioni che, purtroppo, tendono ad andare perse. Da non dimenticare i prodotti agricoli, freschi e conservati, di "nicchia" e, naturalmente, i derivati. Sottolineo che è con la specializzazione e con la qualità che si vince nei Mercati.

A Messina, in particolare, l'Attività Turistica dovrebbe essere razionalizzata ed adeguatamente pubblicizzata, potenziata e, dove già c'è, resa più economica. I due Litorali, mar Tirreno e Ionio, offrono grandi diversità con possibilità di scelte da parte dei Turisti e di chi vuole soggiornare.

Ad esempio: sassi o fine sabbia; oppure luoghi ventosi o meno per le diverse attività sportive, ludiche e per la vicinanza a molte realtà da visitare. E non mi si dica, per favore, che Messina ha nulla da offrire! Basta guardarsi attorno e voler VEDERE! Ripeto:

VOLER VEDERE !
 

Certo, una delle cose importanti e da non dimenticare e che Città, Siti e spiagge vanno tenuti puliti ed ordinati a cura delle Amministrazioni ma, anche e soprattutto, dai Cittadini (vi sarà occasione per scriverne e discutere).

Potrei continuare ma termino affermando che un'Isola è un'Isola ed Isola deve restare per trarre, proprio dal suo "stato", ogni beneficio dando Futuro, Lavoro e Fiducia alle vecchie e, soprattutto, nuove Generazioni

 

 

 - di Cosimo Inferrera *-

 

Caro Marco,

 

Rispetto le idee diverse perché dal confronto tesi/antitesi germina il sano riformismo, che in Italia non gode di buona salute mentre nei paesi anglosassoni è la spina dorsale della democrazia vera, chiara, trasparente, decisionale, senza blocchi e rinvii trentennali, mistificati e mistificatori. Questa premessa ritorna alla fine della mia interlocuzione per una proposta costruttiva, che spero ti coinvolga.

 

Dal tempo in cui Garibaldi consegnò la nostra metà d’Italia al Re sabaudo – con quali e quanti dolori ! – di ponti ne hanno costruito e ne fanno in ogni parte del globo, a diverse latitudini ed in situazioni meteo estreme. Saprai che il Brooklyn Bridge ha quasi la stessa età della nostra Patria ed è ancora lì, pronto a renderci meravigliose passeggiate. Certo non ti sfugge che a Manhattan, dopo il 1883, di ponti ne hanno costruiti altri tre, il Williamsburg Bridge (1903), il Manhattan Bridge (1909), il Queensboro Bridge (1909), uno più dell’altro segno grandioso di crescita e sviluppo. Come non ti sfuggirà che di avversità e disastri le imprese umane ne patiscono a bizzeffe in ogni luogo, non solo nell’ambito dei ponti.

 

La “Stretto di Messina” S.p.A. incaricò oltre 100 professori universitari e ingegneri, 12 istituiti scientifici e universitari nazionali ed esteri, 39 Società ed Associazioni nazionali ed estere. Questo enorme lavorio di ricerca teorica e sperimentale, nonché di progettazione, approdò nel 2002 alprogetto preliminare, che fu messo in appalto. Esso porta la firma dell’ingegnere inglese William Brown, già progettista della Freeman Fox & Partners dal 1956 al 1985 e fondatore della Brown Beech & Associati, esperto di grandi ponti sospesi.Le analisi statiche, le ricerche teoriche e sperimentali, le progettazioni generali e di dettaglio furono condotte dai seguenti professori italiani: il Prof. Leo Finzi del Politecnico di Milano, il Prof. Fabio Brancaleoni dell’Università di Roma, il Prof. Stefano Caramelli dell’Università di Pisa e il Prof. Piero D’Asdia dell’Università di Trieste.La dinamica della struttura per quanto riguarda le azioni del vento fu investigata dal Prof. Giorgio Diana del Politecnico di Milano.

Dunque sotto l’aspetto tecnico sembrano esserci le migliori garanzie, non solo per il peso specifico e il valore professionale della miriade di esperti chiamati a partecipare al progetto contro i pochi che lo avversano. Direi piuttosto che ad un osservatore attento, non prevenuto, con evidenza indiscutibile si impone l’ organicità vasta, sistematica degli studi eseguiti, l’autorevolezza degli Enti e delle Istituzioni, veri e propri colossi mondiali, tutti impegnati in prima linea nell’ardimentoso progetto.

La tua previsione sul limitato impiego di mano d’opera nostrana non trova riscontri univoci. Voci ministeriali hanno dato stime ben superiori a diecimila posti di lavoro; infatti per le enormi opere di cantiere e di movimento materiali non ci sono alternative convenienti alle risorse autoctone; il resto crescerà nel corso dello sviluppo pluriennale dei lavori con un impulso consistente alla formazione tecnica specialistica e professionale.

Ti sarai reso conto, caro Marco, come non restino molti indubitabili sostegni alla posizione negazionista: solo il tuo primo punto relativo alle indagini geologiche mi lascia qualche perplessità.

Finora in verità anche sotto questo aspetto non c’era molto da eccepire. Gli studi geologici furono affidati al Prof. Enzo Boschi dell’Università di Bologna e al Prof. Icilio Finetti dell’Università di Trieste; le analisi sismiche furono di competenza del Prof. Alberto Castellani e del Prof. Giuseppe Grandori, entrambi del Politecnico di Milano; inoltre fu richiesto uno studio sulle probabilità di rischio e sull’affidabilità del progetto al Prof. Daniele Veneziano del Massachusetts Institute of Technology. Però sulla base dei dati esibiti da alcuni geologi calabresi conviene rivisitare la questione in un dibattito pubblico, che infine propongo.

Ora una breve digressione su ciò che ameresti fare al posto del Ponte: opere certamente necessarie, auspicabili che i benpensanti propongono alla pubblica opinione sin dall’epoca del ministro Signorile. Purtroppo tutto si rivela una bufala colossale, giacché né il Ponte né le opere sostitutive trovano mai attuazione con piena soddisfazione di chi odia il Sud, la Sicilia, Messina e Reggio Calabria.

Non vedo come si possa eludere in uno Stato di diritto il pagamento di una ingente penale se l’opera viene accantonata, somma che certo non andrà a favore delle opere di bonifica del territorio. Né si potrà recuperare per lo stesso scopo la quota a carico dello Stato prevista dal “project financing” per la costruzione del Ponte, perché è già finita al Brennero grazie agli ostruzionismi locali.

Tuttavia non ho l’ossessione del Ponte ad ogni costo enon mi lascio sedurre dalle scorciatoie: le mie “ossessioni” sono essenzialmente dettate dal bisogno di fare chiarezza sia sul fare il Ponte – come spero - sia sul non farlo, senza dover versare lacrime di coccodrillo a decisione presa, con danni irreversibili subiti in un caso o nell’altro. La mia posizione ruota attorno atre concetti essenziali:

1) Il Ponte va realizzato al più presto in quanto opera vitale per i flussi macroeconomici; puoi trovare un’ampia illustrazione di tale posizione in questo Blog, tag “Giornalando”, articoli “La Sicilia dopo Suez …”, “Lettera aperta al ministro Passera”, “Quei medici pietosi …”. Tu invece vedi il Ponte come un’opera localistica ed in questo divergiamo.

2) Il Ponte nudo e crudo com'è, difficilmente si rivelerà auto sostenibile, se cioè rimane privo delle opportune e necessarie predisposizioni atte renderlo un Ponte territorio; in questo le nostre posizioni possono collimare più di quanto immagini.

3) Senza un Project financing perfetto, posto sotto tutela sovranazionale, l'opera potrebbe dissiparsi in una colossale <mala gestio>; anche su questo le nostre posizioni possono trovare forte convergenza.        

I tre punti rappresentavano l’ossatura di un Convegno scientifico di alto profilo promosso dal Comitato “Ponte Subito” e dal Gruppo di studio “Non solo Ponte” in collaborazione con la Presidenza della Regione Calabria, previsto per il 14 Luglio u.s. nel Palazzo del Consiglio Regionale a Reggio Calabria, svanito nel nulla all’ultimo momento. Di questo deprecabile infortunio puoi trovare menzione in una nota doverosamente portata a conoscenza degli illustri relatori e della pubblica opinione nei Blog www.ilcalcestruzzo.it e www.strettoweb.com a firma di Giovanni Alvaro e del sottoscritto. In questi giorni la Regione Calabria rilancia l’iniziativa per il prossimo settembre-ottobre, auspicando la collaborazione scientifica della Facoltà di Architettura dell’Ateneo di Reggio Calabria.

Ed ecco la mia proposta costruttiva: perché non chiedere insieme un incontro sul tema e proporre l’inserimento di una nuova sessione di h.1.30 intorno alla questione geologica con l’intervento di esperti di valore e tecnici della Soc. Stretto di Messina-Impregilo-Eurolink ? Sarebbe un raro esempio di sano spirito riformistico, di cui le nostre contrade hanno sempre più bisogno.

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*Professore ordinario a. r. di Anatomia Istologia Patologica e Citodiagnostica dell’Università degli Studi di Messina  

 di Cosimo Inferrera *

Molti sichiedono se nel contesto della corruzione dilagante sia pericoloso mettere in cantiere un’opera complessa e costosa come il Ponte di Messina. Chi ci garantisce da speculazioni colossali con effetti disastrosi ? I rilievi sembrano fondati in relazione alla necessità di dover gestire risorse imponenti per realizzare il Ponte e la rete di infrastrutture in Sicilia e Calabria.

Peròbisogna tentare lo stesso, e senza indugi. Questa mentalità è propria di chi, sempre e comunque, sa addossarsi la responsabilità di decisioni gravi, prese nel giro di minuti, come è abitudine del medico patologo che certo non abbandona i pazienti sol perché siano portatori di malattie aggressive o mortali, anzi impiega tutto l’armamentario diagnostico e terapeutico disponibile, il più avanzato e costoso, per bloccarne o limitarne gli effetti dannosi.

Un esempio eclatanteriporterà alla mente dei messinesi la figura di un grande Medico del dopoguerra, il Professor Errico Trimarchi, clinico di eccelso valore umano e professionale. La sua fama era accreditata oltre Stretto, le sue diagnosi regolarmente confermate da altri luminari del tempo. Però aveva il Suo tallone d’Achille nell’ulcera gastrica, che sanguinante in modo fulmineo  non gli risparmiò la fine orribile di tanti pazienti, meno conosciuti di lui. Il rimpianto colpì tutti gli strati sociali ed il mondo sanitario scientifico, ma le polemiche montarono roventi contro la classe chirurgica. Costoro si erano trovati al bivio pericoloso di intervenire chirurgicamente o meno, in un paziente gravemente anemico ed ipoteso, cui la stessa scienza non sapeva allora dare risposte certe, anche per i limiti delle tecniche anestesiologiche. Prevalse la scelta attendista, basata su trasfusioni massicce di sangue fresco, ripetute, nella speranza di indurre l’emostasi, rivelatasi purtroppo vana, che trascinò il paziente ad uno choc emorragico terminale. In effetti nessun chirurgo aveva voluto correre il rischio di trovarsi fra le mani il cadavere di un paziente eccellente, proprio quello del venerato Professor Trimarchi.

Ma ciò non evitò lo stesso le più pesanti accuse di indecisionismo e irresponsabilità; insomma così fu perduta l’unica reale speranza di guadagnare la sopravvivenza, senza neanche tentare. Identica fine oggi rischia l’Italia, preda di immobilismo decisionale nei confronti della politica delle grandi infrastrutture, specie di quelle necessarie al Sud, bollate di essere esposte al ricatto malavitoso e quindi accantonate in modo sbrigativo.

Mentre in Italia constatiamo + debito pubblico, + spread, - PIL, - gettito fiscale, + disoccupazione + esodati, la Sicilia si trova in condizioni peggiori, appesa all’unica risorsa, vecchia illusione dei meccanismi di rifinanziamento della spesa. Ma di quale spesa parliamo, se non si trova neanche un euro per raddrizzare i capannoni squassati dal terremoto in Emilia, tanto da dover ricorrere a nuove accise sui carburanti ed altro ? Insomma un Paese prostrato dalle sue malefatte pluridecennali come <mala gestio> ed <evasione fiscale> può mai ripartire così ? Difficile crederlo.

Eppure per Sicilia e Calabria la cura radicale esiste, basta solo volerla. Al contrario del caso ora citato, il chirurgo disponibile a tentare l’impossibile c’è ed ha gli strumenti giusti, godendo della fiducia dei fondi cinesi di investimento fino a 100 mld di Euro. L’archistar torinese Pier Paolo Maggiora punta sull’idea di rimodellare la Sicilia come una megalopoli triangolare aperta all’Africa e all’Asia, che attraverso il Ponte si agganci stabilmente alla sovrana Calabria, snodo territoriale da e per l’Europa. Il tutto andrebbe logicamente studiato e pianificato, reclutando in primo luogo le risorse loco-regionali professionali (architetti, ingegneri, tecnici) e strutturali (aziende, imprese). Che questo non sia frutto di fantasia lo conferma Antonio Laspina, direttore Ice Pechino e coordinatore uffici Ice in Cina: “Nei cinesi resiste la consapevolezza che la posizione geografica della Sicilia può attivare investimenti strategici nel settore della logistica, dei trasporti e delle infrastrutture in genere. Oltre naturalmente a investimenti nel settore del turismo ed in alcuni comparti produttivi legati all’agroindustria. Per gli investimenti in Sicilia, come in Italia, i cinesi richiedono riferimenti normativi limpidi con l’indicazione di facilitazioni certe, non aleatorie. Questo il quadro verificato in loco un mese fa (intervista a “Il Sud”, maggio 2012).

Che fanno dunque i ministri competenti nell’attuale situazione di inaudita gravità economico-finanziaria ? Palleggiano su impatto ambientale ed opzioni prioritarie, sospingendo il Ponte sullo Stretto, un giorno si e l’altro pure, in fondo ai cassetti del dimenticatoio, mentre il precedente governo Berlusconi aveva già avviato i primi cantieri dopo un’attesa trentennale. Piuttosto sarebbe preciso dovere dell’esecutivo “tecnico” in carica individuare la “wall-fire” che metta al riparo dai pericoli di una burocrazia “tortuosa” chiunque intenda investire in intraprese in Italia.

Va da se che in siffatte emergenze determinate da processi economico-finanziari gravemente recessivi, il disagio sociale diffuso e profondo possa esser gravido di sviluppi oscuri, paragonabili ad un attacco militare. Il nostro Presidente della Repubblica, depositario del più ampio consenso nel paese, a capo di un Consiglio Nazionale “Recovery” con la presenza dei ministri competenti, sopraveda in termini di controllo al processo di strutturazione del paese per il recupero di ritardi pluridecennali e la guarigione di antichi mali. Né più né meno di come è costituito ed opera il Consiglio Supremo di Difesa in tutte le situazioni critiche per la integrità della Nazione.

Concludendo sulla metafora sanitaria, è più utile affidare Sicilia e Calabria a cure palliative, saltuarie e vane – finora tali – o piuttosto porre mano ad un piano organico di infrastrutturazione, finalmente in grado di risolvere in modo fattuale, non a chiacchiere, la questione meridionale, pur con i prevedibili rischi ? Risposta ovvia, ma se latitano gli investimenti stranieri e continuano a delocalizzare le imprese italiane, parlare di crescita e di sviluppo sa di vera e propria presa in giro, avendo la rotta obbligata dei conti in ordine e davanti a noi l’iceberg di un mostruoso debito pubblico. Palleggiare con dichiarazioni <dans l’espace d’un matin> non eviterà lo stesso le più pesanti accuse di indecisionismo e irresponsabilità, proprio come quelle lanciate contro i medici pietosi dell’amato Professore. Ed i politici italiani che della incapacità di decidere hanno fatto - e sembra continuino fare - il loro presunto punto di forza avviano ad un disastro annunciato la Patria venerata.     

*Professore ordinario a. r. di Anatomia Patologica dell’Università degli Studi di Messina  <Gruppo Non Solo Ponte>

 
 
 
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 di Cosimo Inferrera * -

 

Caro Ministro,

Il progetto definitivo e il piano finanziario del Ponte sembravano giunti alla fase conclusiva - ed anzi si stavano compiendo gli atti propedeutici agli espropri dei terreni interessati - quando inopinatamente ogni attività si è fermata. E’ dunque scontato che chiunque si dichiari apertamente a favore della realizzazione della megastruttura fra le due sponde dello Stretto di Messina si senta portato a cupe previsioni, in termini di crescita di posti di lavoro e di sviluppo economico.  

Ma pure chi sia meno schierato sulla questione, con mente sgombra di ideologie e chimere naturalistiche dovrebbe man mano assumere una posizione più consapevole dopo una valutazione critica dei dati che emergono dai grandi paesi. Sono in ballo la Cina, primo esportatore mondiale di merci e la Germania, terzo esportatore, pochissimo dopo gli USA (2010). Già dal 2011 questi paesi hanno attivato una linea ferroviaria di ben 10.300 Km., che attraverso Mongolia, Kazakhstan, Russia, Belarus, Polonia giunge in Germania. Per l’esattezza da Chongquing (Cina) a Duisburg un convoglio impiega 16 giorni per portare 40 container di prodotti tecnologici - ad esempio monitor LCD, iPod, ecc. - di un valore commerciale enorme. Con il trasporto via mare lo stesso materiale avrebbe impiegato 40 giorni e prodotto il doppio di inquinamento. I test confermati da più fonti mettono in crisi l’impiego abusato delle c.d. “autostrade del mare” con gran sollievo del portafoglio commerciale e dei pesci, che muti finora restano indifesi.

In realtà le grandi potenze economiche e industriali hanno ormai ben chiaro che laddove esista una continuità territoriale la via ferroviaria alta velocità-capacità risulta fortemente competitiva rispetto ad altri sistemi (aereo, nave), soprattutto in funzione della diffusione intermodale ferrovia/gomma dei prodotti commerciali. La competizione globale in base alle specifiche esigenze si avvale dunque di scelte multivariate nel campo dei trasporti, proprio come in quello delle fonti energetiche (pozzi petroliferi, centrali nucleari, centrali a carbone, energie rinnovabili). In Italia tutti paghiamo un forte scotto energetico per il rifiuto al nucleare; senza il Ponte la Sicilia pagherà anche il gap legato alla vetustà dei trasporti per l’impossibilità di collegarsi alla Calabria e al resto della penisola attraverso l’alta velocità-capacità ferroviaria. Attualmente un container di 40 piedi dalla Cina a Gioia Tauro costa 1600 Euro, mentre da Gioia Tauro a Messina per circa 40 Km. deve pagare un costo aggiuntivo di ben 700-900 Euro. E quali prodotti siciliani o calabresi potranno mai sporgersi sul mercato globale in un quadro così perverso di impedimenti sistemici, fra cui anche lo svantaggio che i prodotti cinesi in Germania pagano meno accise ?

Ma la contraddizione più stridente sta nel fatto che nel mare, a sud di Sicilia e Calabria passa il 30% del commercio mondiale alla ricerca di approdi funzionali e accoglienti, proprio per limitare gli  oneri del trasporto navale ivi compresi quelli assicurativi. I porti siciliani e calabresi, da Augusta, Pozzallo fino a Gioia Tauro e oltre, perderanno questo fiume d’oro se non saranno dotati della idonea nervatura di collegamenti aeroportuali, ferroviari, autostradali (Progetto ARGE) che solo la continuità strutturale  del Ponte rende fattibile, unendo due regioni al resto d’Italia. Tutto l’apparato attuale andrà incontro a sicura atrofia ex non usu accompagnandosi ad una ineluttabile rovina delle comunità, se col blocco della costruzione della megastruttura nello Stetto sarà impedito il flusso in Sicilia ai 100 treni che il Ponte è in grado di accettare nelle due direzioni di marcia in 24 ore. Quindi <PONTE SUBITO> senza ulteriori indugi da parte governativa, come avviene anche di recente !

Appare di tutta evidenza come tale ricircolo di mezzi, uomini e beni non tragga origine solo da risorse autoctone, cioè regionali, ma piuttosto si debba necessariamente alimentare attraverso l’enorme canale linfatico dall’interscambio continentale (Asia, Africa). Però ancora dobbiamo intercettarne il flusso, che è oggetto di continui sviamenti, lucidamente programmati, “pacifici” e/o militari, verso Est o verso Ovest rispetto al meridione d’Italia. Sin dalla guerra di Troia non è un fatto inedito che una potenza economica cerchi di catturare la maggior parte possibile di ricchezza, mettendo fuori gioco i pretendenti più pericolosi. Nel caso specifico si tenta di emarginare anzitutto la Sicilia, favorita dalla posizione baricentrica nel Mediterraneo. Come ? Depotenziandola del Ponte, che rappresenta lo snodo basilare della logistica di merci e pre-lavorati non solo per la Sicilia e la Calabria ma per l’intero meridione. Insomma le radici del Ponte non si trovano a livello dei suoi appoggi nello Stretto -come malevolmente vogliono dare ad intendere i suoi detrattori - bensì si articolano plasticamente con i traffici di porti, aeroporti, reti stradali e ferroviarie delle due regioni, cioè laddove occorra entrare in gioco con la concorrenza, che è e sarà fortissima. Ancora una volta <PONTE SUBITO> senza ulteriori ingiustificabili indugi da parte governativa !

Immiserire il Ponte di Messina ad una mera funzione localistica attraverso campagne mediatiche denigratorie, significa fare il gioco di enormi interessi anti italiani e di affarismi loco-regionali, cioè dei più pericolosi fattori esogeni ed endogeni di rigetto dell’opera, saldati in un abbraccio nefando. Dunque, <PONTE SUBITO> !

Ora, Signor Ministro, il passaggio risolutivo cruciale. Oppositori qualificati del Ponte sostengono che la realizzazione della megastruttura comporti la previsione di una grave diseconomia per le nostre finanze, tale da suggerire l’accantonamento definitivo dell’opera e della Società Stretto di Messina. Non vogliamo qui opporre che il <progetto ponte di Messina> sia stato già richiesto da vari paesi (vedi Birmania), che i fondali e le caratteristiche dello Stretto di Messina siano oggi conosciuti come non mai, che le valutazioni sulle grandi opere richiedano archi di tempo almeno trentennali affinché gli svantaggi iniziali si trasformino in benefici … E’ infatti verosimile che i tempi di costruzione della megastruttura e di messa a regime del sistema logistico di cui il Ponte è parte integrante comportino passività nel breve periodo. A tali rischi il gruppo <NON SOLO PONTE> oppone la linea concreta di implementare le potenzialità produttive della megastruttura, abbinando alla funzione di “Ponte di transito” quella di “Ponte territorio”. Non saranno in discussione i calcoli strutturali definitivi, mentre gli impianti, le installazioni, le architetture, i passaggi lavorativi i cui impieghi sono già contemplati nel progetto esecutivo dell’opera verrebbero riconvertiti alla realizzazione di opportune predisposizioni. Con criteri di progressività si delineeranno l’Area turistico-commerciale (ascensori e piattaforme panoramiche, sale multimediali ed espositive, "promenade” e cabinovia), l’Area energetica (laboratorio scientifico integrato di energia solare, eolica, geotermica, marina), l’Area socio-politica (polo carismatico di attrazione di capitali e intermediazioni), cioè spazi da vivere, ricchi di funzioni aggiuntive in atto inesistenti, per rendere il Ponte auto-sostenibile ab initio. Sulla scorta dei criteri in atto applicati nella costruzione dei ponti più importanti del mondo, il Ponte di Messina dovrebbe quindi essere riconvertito ad una struttura innovativa, che vada oltre il suo scopo originale di collegare le due rive dello Stretto. Però da un anno né in Sicilia né in Calabria si riesce ad aprire un dibattito pubblico sullo slogan <PONTE SUBITO> ma <NON SOLO PONTE>. E neppure si trova ascolto a livello governativo, segnatamente del vice Ministro Ciaccia a cui nel gennaio scorso è stata sottoposta la corposa relazione sugli aspetti progettuali ed economici della proposta del <gruppo Non Solo Ponte>, già avanzata alla Commissione Ponte Enti Locali di Messina ed alla Società Stretto di Messina.

 Signor Ministro possiamo sperare di averla al nostro fianco con la dovuta attenzione ? Perché a Dubai, Seoul, Copenhagen troveremo un ponte multiuso, energeticamente autosufficiente e qui no ? Ecco la priorità vera da dipanare subito - in atto soffocata - rispetto alla valutazione di un progetto incompleto qual è quello attuale, falsamente prioritario.

Cordialmente,  Prof. Cosimo Inferrera

*Ordinario a. r. di Anatomia e Istologia Patologica della Università degli Studi di Messina – Gruppo “Non solo Ponte”

 

 
 

- Cosimo Inferrera* -

Nel quadro europeo - e non solo - la Germania modella con mano sapiente la nuova “realpolitik”. Con la Cina ha già realizzato una linea ferroviaria faraonica attraverso Russia e paesi intermedi. Il Corridoio V da Lisbona a Kiev apre la Baviera e l’intero bacino della Rhur a vaste aree italiane attraverso i valichi del Sempione, del Gottardo e del Brennero; stranamente nessuno ha contestato questi trafori mentre i no Tav giocano una sospetta partita anti italiana. La realizzazione della tratta ferroviaria per l'accesso al nuovo tunnel del Brennero, finanziato dal Cipe per 1,6 miliardi di euro, si sincronizza placidamente con il definanziamento italiano del Ponte. L’ex Corridoio 1 sviato da Palermo a Bari integra l’industria tedesca al nord-est italiano, al versante adriatico fino alla Puglia e alla Grecia. Ne consegue il definanziamento europeo del Ponte. Anche a sud i traffici intercontinentali tra Germania e Cina si vanno saldando. Però dal canale di Suez triplicato in larghezza dove si dirigeranno i giganteschi porta container cinesi ?

A fine estate 2011, il ministro degli Esteri Frattini e Lou Jiwei presidente di “China investment corporation” parlano di un progetto cinese che prevede: 1) l’aeroporto intercontinentale al centro della Sicilia con quattro piste parallele di cinque chilometri l’una per l’atterraggio dei grandi Jumbo; 2) il Ponte sullo Stretto; 3) la rete ferroviaria connessa alle due infrastrutture; 4) il completamento dell’anello autostradale; 5) l’energia fotovoltaica; 6) i porti di Augusta e Pozzallo, idonei ad accogliere i nuovi giganti da 500 mila tonnellate; 7) il centro direzionale di tutti gli assessorati della Regione per una spesa di oltre un miliardo di euro. A che serve un hub in Sicilia? In pochi anni accoglierebbe 30 milioni di passeggeri per essere a livello di Fiumicino, Parigi, Londra, Francoforte.

La Sicilia piattaforma strategica al centro del Mediterraneo mette in allarme mezzo mondo. Scompare Gheddafi, cade Berlusconi. Dove finisce il Gotha mondiale di architetti e ingegneri affaccendati attorno al progetto Ponte ? Dove sono i capitali garantiti dalla BIIS di Mario Ciaccia, amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo, oggi vice Ministro ? Che ne è dei densi contatti tra Regione Siciliana e Bank of China ? E della visita della delegazione olandese ? Tutto evapora misteriosamente.

Nell’Italia dal pensiero lungo, le regioni dell’arco alpino e la fascia adriatica convergono verso il nord-est quasi germanico; nell’Italia dal pensiero corto, le regioni meridionali della costa tirrenica, la Sicilia specialmente, sono senza prospettive di crescita e sviluppo. E’ qui, dunque, che bisognerebbe praticare una terapia intensiva e mirata. Al contrario le promesse dell’UE circa il rinnovo della linea ferroviaria fino a Reggio Calabria e della Palermo – Messina attraverso Catania rappresentano una rianimazione fittizia dell’ex Corridoio 1, perché il Ponte di Messina è stato cancellato. Senza questo raccordo strategico, che costa quanto un ramo della Metropolitana di Roma, viene meno in Sicilia l’alta velocità e l’alta capacità di trasporto, il che impedisce di bilanciare la concorrenza straniera nel Mediterraneo attraverso l’adduzione della pre-lavorazione artigianale e industriale delle merci in arrivo da Suez e dai paesi nordafricani con perdita di migliaia di posti di lavoro.

Dunque con il Ponte la Sicilia diverrebbe baricentrica per l’intera area. Invece dopo la seconda guerra mondiale essa è servita agli alleati solo per seminare bombe verso l’Africa e il Medio Oriente, nulla di più; oggi di certo permane solo il suo ruolo di vera seconda linea, esposta ad attacchi missilistici e a radioattività nel caso di guerra sul teatro sirio-iraniano. Tutto questo non può continuare ! La Regione Siciliana godrebbe della autosufficienza energetica, ma nessuno sa quanti milioni di barili escano dai suoi fondali meridionali, mentre il costo del carburante è più alto che altrove. Anche questo non può continuare ! Oggi la Sicilia può proiettarsi nel futuro attraverso la riunificazione secondo Gesualdo Campo delle sue tre “Val” archeologiche artistiche più ricche d’Italia, radici antiche per il progetto di una megalopoli di 5 milioni di abitanti, resuscitata dai sette punti di Lou Jiwei. L’asso vincente sta nella mano dell’archistar Pier Paolo Maggiora, fiduciario italiano per il Fondo di investimento della Banca di Cina.

E’ grave che da Messina non si percepisca come l’intero costrutto trovi la sua chiave di volta nel Ponte, mentre pare più produttivo indugiare dubbiosi sulle previsioni di diseconomia della megastruttura. Il Comune di Messina e la Società Stretto di Messina avrebbero in serbo la soluzione dirimente, ma finora non inseriscono nell’Accordo Programma Quadro la proposta di “Non solo Ponte” centrata sulla riconfigurazione funzionale dell’opera, lasciandone immutata la struttura. Attraverso il contributo gratuito di esperti di alto profilo è stato evidenziato infatti che i proventi attesi con la realizzazione delle Aree Tematiche turistica-economica, energetica, socio-politica renderanno il Ponte auto sostenibile, indipendentemente dai proventi delle correnti di traffico iniziale. Che la summa di tali problemi possa essere misconosciuta e sottovalutata dalla cabina di regia di uno Stato che governa otto mila km di costa in conclamata recessione, questo si, è un fatto di gran lunga più grave e misterioso.

Dopo il viaggio in Oriente del Presidente Monti è di nuovo possibile che siano proprio i cinesi a foraggiare il progetto, nonostante la presenza strategica americana in Sicilia. Oggi la Cina è ancora polarizzata sulla «Stretto di Messina» per il Ponte, il cui progetto “finanzia” deve rastrellare dal mercato internazionale il 60% del capitali necessari alla costruzione della megastruttura. Intanto il costo del trasporto container è raddoppiato e i premi assicurativi su nave ancora più onerosi; rispetto ai 7 – 10 giorni necessari per il periplo da Gibilterra al Nord Europa, il percorso ferroviario di sole 18 - 24 h dalla Sicilia alla Germania via Ponte comporta risparmi molto rilevanti. Quale migliore occasione, dunque, per ridare speranza di crescita, dignità di sviluppo al Meridione d’Italia e al Nord Africa ?  

 

 

*Ordinario di Anatomia Patologica a.r. della Università degli Studi di Messina – Gruppo “Non solo Ponte”

 

  

-di Cosimo Inferrera *

Nel quadro di una nuova “realpolitik” la Germania, seconda nazione al mondo per prodotti esportati, sta realizzando con la Cina, la più potente in assoluto, un piano faraonico per il trasporto ferroviario da un paese all’altro attraverso la Russia e la Mongolia. L’altro giorno Angela Merkel insieme ad una ventina di businessmen di alto rango si è recata a Pechino per aprirsi ai mercati del colosso cinese e dei paesi intermedi, ricchi di risorse naturali. Iniziative del genere fanno ammirare il tradizionale spirito tedesco.

Luce ben diversa promana dalla Corte di Giustizia dell'Aia: nel giro di 80 minuti sancisce che l'Italia «ha mancato di riconoscere l'immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino per i crimini commessi dal Terzo Reich. La sentenza pare soverchiare i principi della giustizia universale ed etica nella rappresentazione sostanziale di un diritto a dir poco ributtante. In questa cornice il celebre incipit dell’inno celebrativo ritorna a velare degli antichi fraintendimenti una serie di eventi sotto regia tedesca:  

  1. Il Corridoio V  da  Lisbona a  Kievconsente  alle realtà produttive della Baviera e dell’intero bacino della Rhur di interagire con vaste aree italiane, supportate a sud dagli hub portuali del sistema tirrenico e del sistema adriatico, a nord dagli assi stradali e ferroviari dei valichi del Sempione, del Gottardo e del Brennero. Stranamente i no Tav pare giochino una partita a favore dello shunt ferroviario dalla Francia alla Germania, a tutto danno dell’Italia. 2. L’ex Corridoio 1 viene sviato da Palermo a Bari – poi incluso tra Helsinki e Malta, che lo contesta – per integrare l’industria tedesca al nord-est italiano, al versante adriatico fino alla Puglia ed aprirle una via diretta alla Grecia prostrata. 3. Il definanziamento europeo del Ponte ne è la conseguenza. 4. Il definanziamento italiano della megastruttura si sincronizza con la realizzazione della tratta ferroviaria per l'accesso al nuovo tunnel del Brennero, che ha già ricevuto il finanziamento del Cipe per 1,6 miliardi di euro e l’approvazione del progetto preliminare da parte del comitato interministeriale. Nel Giugno 2011 il presidente della Giunta di Bolzano Luis Durnwalder dichiara: "Quest'opera è una priorità, perché con l'attuale pendenza i treni ad alta capacità non riescono a transitare; è necessario quindi abbassare la linea e ridurre la pendenza". Si interviene direttamente presso i ministeri competenti e sulle Ferrovie, mentre "gli esperti provinciali dovranno accompagnare i lavori per garantire ai cittadini la massima tutela dei loro interessi" mediante un allacciamento interrato o incapsulato.

Punto dopo punto si definisce così un piano strutturale ben coordinato: dal Portogallo a Berlino … dalla Cina a Berlino … dal Mediterraneo a Berlino … presto tutte le strade condurranno a Berlino, come l’antico detto “tutte le strade portano a Roma” o come l’odierno “tutto passa da New York” ! I traffici commerciali tra Germania e Cina si stanno, dunque, saldando in un circuito transcontinentale, di cui ancora non è definito il percorso mediterraneo. Dal canale di Suez, quasi triplicato in larghezza, dove si dirigeranno i giganteschi porta container cinesi, indiani, giapponesi ?

La Cina vicina alla Sicilia piattaforma strategica al centro del Mediterraneo mette in allarme mezzo mondo. Nell’Agosto 2010 la visita di Gheddafi in una cornice fastosa da impero romano, ricca di interscambi e piani energetici, non passa senza conseguenze. Gli U.S.A. possono tollerare che i cinesi impiegando i capitali svenati proprio alla GrandeMelasi installino in Sicilia, novella Cuba, vera portaerei degli interessi strategici statunitensi nel Mediterraneo ? Così a Marzo 2011 partono di notte 110 missili Tomahawk, che iniziano la rovina del nostro alleato libico. Subito Washington abbandona il teatro di guerra ai volenterosi franco-britannici, che entro Ottobre 2011 completano la demolizione del regine con la soppressione di Gheddafi. Le operazioni militari si placano; la regione nordafricana rimane politicamente instabile; la stessa Libia vede in crisi il suo status unitario.

Intanto si sviluppa la guerra dello spread sui Bund, cioè il sovra-rendimento parossistico che i BTp italiani devono pagare ai titoli tedeschi. A Novembre 2011 arrivano le dimissioni del governo italiano. Eppure appena tre mesi prima il quadro appare molto diverso. A Roma il ministro degli Esteri Frattini e Lou Jiwei, presidente di “China investment corporation” parlano del progetto cinese, che prevede: 1) l’aeroporto intercontinentale al centro della Sicilia con quattro piste parallele di cinque chilometri l’una per l’atterraggio dei grandi Jumbo, anche di quelli che in futuro porteranno duemila passeggeri per i voli transcontinentali; 2) il Ponte sullo Stretto; 3) la rete ferroviaria connessa a queste prime due infrastrutture; 4) il completamento dell’anello autostradale; 5) l’energia fotovoltaica; 6) i porti di Augusta e Pozzallo, idonei ad accogliere i nuovi giganti da 500 ml tonnellate. Settimo e ultimo punto, il centro direzionale di tutti gli assessorati della Regione per una spesa di oltre un miliardo di euro. A che serve un hub in Sicilia? In pochi anni accoglierebbe 30 milioni di passeggeri per essere a livello di Fiumicino, Parigi, Londra, Francoforte; poi servirebbe a smistare i voli dalle Americhe verso il resto d’Europa e verso l’Africa, che in atto debbono fare scalo prima a Londra o Francoforte. E se la Cina tratta con la Regione Siciliana, che resta padrona di casa, il suo interesse concreto si polarizza nella società «Stretto di Messina» per il Ponte, il cui progetto cantierabile in via di definizione deve rastrellare sul mercato finanziario internazionale il 60% del costo complessivo dell’opera, pari a 5 mld di euro.

Scomparso Gheddafi, caduto Berlusconi, dove finisce il Gotha mondiale di architetti e ingegneri affaccendati a Catania nel Maggio 2010 attorno al progetto Ponte ? Dove sono i capitali garantiti dalla BIIS di Mario Ciaccia, allora amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo, oggi vice Ministro ? Che ne è dei densi contatti tra Regione Siciliana e Bank of China ? E della visita della delegazione olandese ? Tutto evapora misteriosamente dans l’espace d’un matin.

 Ora i francesi hanno campo libero per realizzare in Marocco e Tunisia i progetti che le imprese italiane avevano in cantiere in Libia. Gli inglesi manovrano con strategia esclusiva nella profondità dell’Africa e la tragica fine in Nigeria del nostro ingegnere Lamolinara ne sarebbe la prova. Gli statunitensi credono di aver ripreso il controllo sulla Sicilia, ma dallo smembramento dei rapporti fra Italia, Nord-Africa e Cina non traggono vantaggi concreti, anzi … Proprio da questo pasticcio i tedeschi ritrovano gli amici cinesi svincolati dai progetti siciliani, a loro invisi ! A costo zero conducono una partita intelligente per varie opzioni geopolitiche nel Mediterraneo orientale: da Suez i loro amici possono scivolare diretti verso la Grecia e trovarvi porti e aeroporti, del tutto simili a quelli fatti svanire dai volenterosi in Sicilia; da Suez possono ancora dirigere su Bari per il salto rapido verso il cuore d’Europa.

E l’Italia ? Laddove Germania e Cina sembrano unite e vincenti, la penisola si presenta spaccata in due metà longitudinali, asimmetriche, come canna rotta sotto il tallone di un coltivatore fervoroso. Nell’Italia dal pensiero lungo, le regioni dell’arco alpino e la fascia adriatica convergono verso il nord-est quasi germanico, punto assai critico per la integrità della Patria. Nell’Italia dal pensiero corto, le regioni meridionali della costa tirrenica e specialmente la Sicilia sono ridotte allo status di provincia debellata per la peggiore sconfitta dalla fine della seconda guerra mondiale, senza prospettive di crescita e sviluppo. Il potenziamento promesso dall’UE della linea ferroviaria fino a Reggio Calabria e della linea Palermo – Messina attraverso Catania rappresenta infatti una rianimazione fittizia dell’ex Corridoio 1, perché il Ponte di Messina è stato cancellato.

Il costrutto proposto è talmente sballato da esser paragonabile ad un edificio di 15 piani, di cui si decida di saltare la costruzione dell’11° e del 12° per continuare poi i successivi piani in progetto. Ma ciò non basta a dimostrare quanto sia inviso il Ponte alla potenza che governa a Bruxelles ! Del Ponte, che costa quanto un ramo della Metropolitana di Roma, si enfatizzano gli aspetti di diseconomia, omettendo i benefici che nel lungo periodo derivano da ogni megastruttura. In malafede si inscrive il Ponte in un ambito localistico, mentre la sua importanza strategica per i commerci nel Mediterraneo si coglie solo osservando centinaia di km di costa siciliana e ciò che le sta di fronte.

Che tutto questo non sia lontanamente percepito da Messina non deve sorprendere. Decerebrata da due tremendi terremoti, la Città è suggestionata dai menestrelli di “Barcarole nello Stretto”, dai sottopontisti che temono l’ombra del Ponte, dagli illusionisti che attirano ingegneri e architetti con la speranza di recuperare il finanziamento statale del Ponte (che non esiste), dagli azzeccagarbugli che illudono altra gente con la bufala che lo Stato risparmierà la penale per il blocco dell’opera (impossibile in uno Stato di diritto), dai No Ponte animati dalla conta di uccelli sbandati dal Ponte che non c’è, mentre se ne infischiano dei pesci massacrati o storditi da centinaia di turbine delle autostrade del mare ... Per chi sfrutta i paraocchi, la prospettiva migliore a cinque metri dalla porta di casa propria sta nella realizzazione di un nuovo porto a sud, esposto a sciroccate e insabbiamenti,  praticamente inaffidabile per affrontare il traffico nello Stretto. Purtroppo a Messina manca la forza, la determinazione, il carattere di un Luis Durnwalder !   

Ma che la summa dei problemi non sia percepita dalla cabina di regia di uno Stato che deve governare otto mila km di costa, questo si, è fatto molto grave. Senza la connessione Ponte viene meno la possibilità di strutturare modernamente l’isola (alta velocità, alta capacità), il che impedisce certamente all’Italia di bilanciare la concorrenza straniera nel Mediterraneo attraverso l’adduzione della linfa captata da una Sicilia capolinea, adeguatamente “strutturata” quale terminale dei commerci dei paesi nordafricani e soprattutto dei flussi in arrivo da Suez. Invece il k. o. al Ponte delocalizza il traffico delle merci provenienti da Oriente, ideali per la pre-lavorazione artigianale e industriale. E’ sconfitta bruciante per la Sicilia che perde migliaia di posti di lavoro, ma deleteria soprattutto per l’Italia che si priva di una importantissima piastra di attrazione macroeconomica da nord verso sud, unica tendenza possibile contro la realtà di una Berlino calamita anche per l’ Italia dal pensiero lungo.

Insomma a netto favore della Sicilia ci sarebbe la posizione geografica che nessuno può toglierle. Però dalla fine della seconda guerra mondiale questa è servita solo agli alleati per seminare bombe verso l’Africa e il Medio Oriente, e nulla più; oggi permane il suo ruolo di vera seconda linea, esposta ad attacchi missilistici e nubi radioattive in caso di guerra sul teatro sirio-iraniano. Tutto questo non può più continuare ! La Regione Siciliana godrebbe della autosufficienza energetica, ma nessuno sa quanti milioni di barili escano dai suoi fondali, mentre per assurdo il costo del carburante qui è più alto che altrove. Anche questo non può più continuare ! La Sicilia ha dinanzi agli occhi il progetto ideale di una megalopoli di 5 milioni di abitanti, resuscitata dai sette punti di Lou Jiwei, presidente di “China investment corporation”, ma le manca il capitale. Metaforicamente Napoleone senza il Suffren, il Suffren senza Napoleone: la storia non si ripete, ma insegna. La Regione Siciliana avrebbe l’asso vincente nella mano sapiente dell’archistar Pier Paolo Maggiora, altamente stimato dai cinesi per il suo progetto delle «cento città» e della nuova Pechino sul mare, fiduciario italiano per il Fondo di investimento della Banca di Cina, incaricato di studiare il progetto per lo sviluppo della logistica italiana.Tuttavia pare certo che non saranno i cinesi a foraggiare il progetto, perché finora c’è lo stop americano.

Dalla guerra in Irak in poi la politica statunitense si caratterizza per le impressionanti azioni belliche senza una conseguente, adeguata strategia di pace, che alla lunga si rivela un non senso per i loro stessi interessi. Esemplificativo anche l’ultimo attacco alla Libia, i cui effetti li mettono fuori dai flussi commerciali intercontinentali tra Cina e Germania. Ad un osservatore attento non può sfuggire come l’Italia in Sicilia rappresenti ormai la terra promessa per il rilancio degli interessi statunitensi nel Mediterraneo. Ma gli U.S.A. hanno ancora la “vis” della potenza planetaria dopo le disastrose bolle originate dalla (ex ?) capitale del mondo, tali da mettere finanziariamente in ginocchio l’Occidente ? Se i Presidenti Obama e Monti ne hanno preso coscienza, è giunto il tempo che l’Italia metta sul tavolo la questione Sicilia, non più differibile.  

La Sicilia gestita e fruita in unica “Val” archeologica artistica più ricca d’Italia, secondo la visione storicistica dell’architetto Gesualdo Campo, illumini di pace il suo presente-futuro sotto il segno della cultura. In questa prospettiva divenga finalmente punto di convergenza dinamica di interessi e profitti, giustamente ripartiti tra le potenze del mondo, rispettose ed autolimitate. Un prossimo incontro tra Italia e Germania affronterà con un giro d’orizzonte a 360° le questioni ancora aperte: quale migliore occasione affinché i due alleati si facciano promotori di un tavolo a quattro con U.S.A. e Cina per ridare insieme speranza di crescita, dignità e sviluppo non solo alla Sicilia, ma al Nord Africa instabile ed al Medio Oriente. Da una salda, equiparata, utile interazione tra i quattro nell’area critica deriverebbero vantaggi certi per inglesi e francesi, ma soprattutto anticorpi dissuasivi contro certe potenze teocratiche in pericolosa corsa verso il nucleare, mentre galleggiano sul petrolio. Insomma più delle portaerei e dei caccia bombardieri dovrebbe valere la proficuità del lavoro e delle imprese per rilanciare definitivamente il Processo di Barcellona, gli accordi di Agadir per la Lega euro-mediterranea e panaraba. Alla Germania spetterebbe il compito di iniziare l’opera con il finanziamento europeo del Ponte, opera cardine per il Mezzogiorno ed il Mediterraneo.

Una volta in piedi, il Ponte porrà il problema della sua sostenibilità. Secondo alcuni studiosi si andrebbe incontro ad una grave diseconomia, che dovrebbe indurre il Cipe ad esprimere parere negativo sulla megastruttura, direttamente conducente all’abbattimento della Società Stretto di Messina. Proprio “per garantire ai cittadini la massima tutela dei loro interessi" – in linea con l’etica del Presidente Durnwalder - il gruppo “Non solo Ponte” ha interagito con il Consiglio Comunale di Messina e la Commissione Ponte. Attraverso il contributo gratuito di esperti di alto profilo in campo turistico-economico, energetico e socio-politico si è evidenziato che i proventi attesi dalle Tre Aree Tematiche del Ponte renderanno l’opera auto sostenibile ad initio, indipendentemente dai proventi incerti delle correnti di traffico iniziale. Al momento dell’inserimento nell’Accordo Programma Quadro il tema è misteriosamente svanito dal proscenio. E non è sospetto che non si dia spazio al dibattito pubblico che Non Solo Ponte propone da mesi ?

Senza assumere i connotati di un atto risarcitorio per i fatti abietti del secolo scorso, il gesto tedesco sarebbe emblematico di un rinnovato spirito di potenza, che accetta il valore del limite e lascia alle spalle i sogni di un dominio fatidico. Il che non sarebbe male anche per convogliare garanzie sul nuovo gigante del mondo, alleato pregno di millenaria saggezza, tuttora tremendamente incerto sul rispetto dei diritti umani. Certamente la Sicilia evento di fatti umani del genere darebbe impronta di speranza all’inizio Millennio !

*Ordinario di Anatomia Patologica a.r. della Università degli Studi di Messina - Gruppo Non solo Ponte

 

di Cosimo Inferrera

Rientro da S. Fratello e dintorni - la Svizzera di Messina, le cui bellezze i messinesi conoscono poco e frequentano ancor meno al contrario dei palermitani - riordino dei quotidiani ... e che trovo ? Su Gazzetta del Sud del 20 Gennaio 2012, a pag. 31 in Cronaca di Messina un titolone a piena pagina, cinque colonne ed una fantasmagorica locandina: <Gestione del territorio, lo sviluppo possibile>,a firma di Sebastiano Caspanello. Scrive proprio quella penna molto apprezzata del quotidiano messinese, che già il 18 Giugno 2011 aveva riferito in modo compiuto sulle <Tre Aree Tematiche> proposte da <Non solo Ponte>, approvate all’unanimità dalla Commissione Ponte con lo spirito di <Messina Città benedetta>, poi trasmesse al Signor Sindaco di Messina in vista dell'APQ.

In testa all'articolo di venerdì 20 u.s. si legge: "La quarta Circoscrizione convoca un consiglio straordinario per dibattere sui temi fondamentali legati all'urbanistica e non solo". L'evento, a cui sono stati invitati amministratori locali, deputati nazionali e  regionali, l'Università, si terrà venerdì 27 Gennaio alle 17.30 presso la "Pineta Sporting Club" del Torrente Trapani.

Al centro del dibattito un corposo quanto ambizioso o.d.g. su: 

1. Tutela del territorio da mettere in sicurezza cogliendo i frutti degli studi effettuati dall'Ordine degli ingegneri con particolare attenzione per i torrenti scoperti e coperti - 

2. Riformare la normativa urbanistica in Sicilia -

3. Prevedere per i futuri insediamenti edilizi il non utilizzo di altro e nuovo suolo attraverso la c. d. perequazione da aree collinari già densamente abitate ad aree sottoutilizzate, pianeggianti, semicentrali -

4. Stornare le risorse per il Ponte sullo Stretto a favore della infrastrutturazione e della messa in sicurezza del territorio della Provincia -

5. Non rilasciare nuove concessioni edilizie ove manchino e siano insufficienti le opere di urbanizzazione e se non previa ricezione del saldo dovuto ... -

6. Utilizzare lo strumento delle STU con procedure chiare e trasparenti per riqualificare vaste aree -

7. L'ultima proposta all'Università: <Attivare o riorganizzare corsi di laurea che possano creare nuove professionalità nei campi della progettazione e della pianificazione ambientale ...

Mastico amaro: “ Si chiede all'Università di intervenire su questioni vitali come queste soltanto ora, dopo che il territorio di Messina e provincia si va sgretolando ed il Ponte sullo Stretto sarebbe al passaggio finale dell'approvazione del progetto esecutivo ? Osservo però come tutti i punti appaiano importanti ed attuali. Il presidente della IV Circoscrizione Quero scansa le accuse di demagogia: "Non ci sono fondi, è la classica risposta. I fondi ci sono, basta capire le vere priorità"

Però il punto 4, così decisamente preordinato alla sua risoluzione distruttiva, lascia enormi varchi critici al perpetuarsi di conflitti di interessi in un groviglio inestricabile da decenni nell'Area dello Stretto ed al consolidarsi di una colpevole disinformazione sull’enorme potenzialità di crescita che il Ponte di Messina potrebbe esercitare non solo nell'Area Vasta dello Stretto ma sull'Italia intera, vera e propria clava  per lo sviluppo dell'Europa e del Mediterraneo.

In questa prospettiva - che può sembrare parolaia e di parte – vorrei chiedere:

Gli amici della IV Circoscrizione conoscono cosa sia un <project financing> ? Costoro hanno mai allungato lo sguardo sugli immensi vantaggi procurati alle comunità dalle grandi infrastrutture realizzate con questa procedura, a far tempo dalla ottocentesca Metropolitana di Londra in avanti ? Insomma sanno che sono in ballo circa 40 mila posti di lavoro durante la costruzione e diverse migliaia dopo l’apertura ?

Gli amici conoscono i principi ispiratori del Processo di Barcellona, il Patto di Agadir, gli accordi della Lega pan-Araba ed Euro-mediterranea, momentaneamente in crisi per i ben noti avvenimenti di instabilità nordafricana, ma pur sempre vigenti e validi strumenti di pace e cooperazione tra i popoli di questa parte del mondo, che ci vede in posizione centrale e strategica ?

Gli amici sono informati sull’allargamento del Canale di Suez ormai prossimo alla ultimazione, il che consentirà il passaggio di porta container fino a 500 mila tonnellate ? Sanno che per lenire il peso degli enormi premi assicurativi gli armatori non vedono l’ora di toccare terra in un porto sicuro e scaricarvi la merce ?

Hanno valutato che una preferenziale meta di questi giganti potrebbero essere Augusta e Pozzallo, fra i pochi a possedere pescaggi delle banchine e retro porti idonei alle specifiche necessità ?

Hanno preso in esame il fiume di ricchezza che potrebbe sbarcare dalle loro stive in termine di materiali, di scambi commerciali, di innesco ai pre-lavorati, di attivazione dei trasporti per via aerea e terrestre ?

Conoscono il Progetto ARGE, che silenziosamente fermenta nelle viscere della Regione Siciliana e che alla fine potrebbe escludere proprio Messina se il Ponte – come pare - resterà un’opera morta ? Se insieme a chi non ci vuole bene (almeno mezza Italia fra questi …) facciamo di tutto perché questo succeda - cioè che il Ponte non si faccia - gli amici della IV Circoscrizione possono escludere che, entro uno-due anni, enormi mostri galleggianti facciano inorridire Scilla e Cariddi, mettendo in fuga Colapesce, delfini e pesce spada, per raggiungere Gioia Tauro ? Gli accaniti protettori di uccelli saranno così tacitati, ma ai poveri pesci, muti e lontani dai nostri occhi, alle attività rivierasche siculo-calabre continuamente disturbate o impedite chi penserà mai ?

Gli amici hanno considerato che l’attuale Progetto del Ponte ne farebbe solo una stupefacente struttura di <transito> ? Sanno che con delle opportune predisposizioni, proposte da <Non solo Ponte>,  senza alcuna modifica strutturale l’opera assumerebbe la configurazione di <Ponte territorio>, polo carismatico per l’attrazione dei capitali privati necessari al project financing, strumento inesauribile di autofinanziamento per la sua gestione, fonte di rifinanziamento continuo per le opere aggiuntive, quanto mai necessarie ai territori messinese e calabrese ?

E perché un <Ponte territorio> oggi vien fatto a Dubai, Seul, Copenhagen, mentre a Messina abbiamo rifiutato finanche l’idea di poterlo rendere tale a costo zero secondo le Tre Aree Tematiche di <Non solo Ponte>, ormai di pubblico dominio, escluse con una giravolta improvvisa dall’inserimento nelle richieste del Comune per l’APQ.

Insomma gli amici della IV Circoscrizione si sono resi conto che il Ponte costerebbe oggi, più o meno, quanto un ramo della Metropolitana di Roma ? Questo dato, alla luce di quel che si fa e si farà non solo in Italia ma nella stessa Sicilia, non dovrebbe farli riflettere per ritornare sui loro passi, cassando proprio il punto 4. dall’o.d.g. ?

Le considerazioni del presidente della IV Circoscrizione, secondo cui il documento “rappresenta la sommatoria delle esperienze maturate dal Consiglio in questi tre anni di lavoro, di studio, di analisi del territorio e delle sue trasformazioni”, sono certamente legittime, soprattutto apprezzabili per lo sforzo compiuto, ma affatto condivisibili sul piano del punto 4., vero e proprio missile progettato, costruito ed armato proprio in Città contro il suo Ponte.

            Nelle ultime ore è piombato anche il secondo missile, questa volta a lunga gittata, forse quello mortale: il CIPE definanzia la megastruttura della svolta per Messina, dirottando le risorse altrove. Altrove: dove ?

Proprio questo segna la debacle completa dell’Amministrazione comunale di Messina: quel suo tergiversare sterile … quel tira e molla al rialzo sul listone delle opere aggiuntive pretese … quel mantenersi sordidamente chiusa alla via transattiva, offertale dall’ ideale camera di compensazione delle Tre Aree Tematiche che l’avrebbero raccordata con una miniera d’oro attraverso un cordone ombelicale a vita ! Il Signor Sindaco col suo diniego a inserire la proposta di <Non solo Ponte> nell’APQ – prima - e col resistere nel sottoscrivere l’APQ – poi - ha di fatto rifiutato grammo più grammo meno l’equivalente di quanto produce, giorno per giorno, lo sfruttamento turistico intensivo di una Torre Eiffel … di una Torre di Londra … di una Antenna di Berlino ! E questo come conseguenza del rifiuto di una sola delle Tre Aree Tematiche: non riteniamo di dover aggiungere un solo rigo sul danno enorme procurato per aver affossato insieme la realizzazione della seconda Area Tematica, quella scientifico-energetica, presagita senza uguali al mondo dal Professor Boffa nella sua audizione pubblica in Commissione Ponte. Sic stantibus rebus del listone di opere aggiuntive “sacrosante” che ne faremo ? Mi viene l’idea di un calendario dei sogni, ahimè ! E dei soldi sfumati ? Ah ! Ma quella è una cosa certa: saranno polverizzati in mille <operette> di grande effetto, fatte chissà dove e chissà quanto utili ! E’ questo un “gustoso” bozzetto, di cui godiamo sin dai tempi del Ministro Signorile, quando molti criticavano il suo attivismo, sostenendo che prima occorreva fare le infrastrutture propedeutiche al Ponte, e poi il Ponte stesso. Risultato: una vera bufala, giacché <nulla fecero>, né le opere né il Ponte !

Senza il passaggio obbligato della adesione del Comune di Messina all’APQ, la valutazione del CIPE è arrivata puntuale, bella e servita con un taglio netto alle parti germinali. E non poteva che essere questa la decisione, affatto criticabile: anzi ci pare la benvenuta, perché finalmente darà il polso della reale situazione territoriale in termini di capacità reattiva della massa critica della popolazione, auspicandola tanto equilibrata quanto determinata, se mai ci sarà. Intanto stiamo ai fatti. Con la carenza di risorse di questi tempi, mostrarsi troppo schifiltosi qui, in loco, non è stato un chiaro segno di dabbenaggine ? Infatti come tale è stata trattata.

Però la delibera, giusta in se, crea gravi problemi a due grossi personaggi: al Signor Sindaco di Messina ed al Signor vice Ministro Ciaccia, in vero per motivi opposti.

Del primo abbiamo ampiamente detto. Ora Egli è chiamato ad una scelta  responsabile: A) dimettersi per il man rovescio subito, “lassannu lestu lestu u <Vascedduzzu> di Missina a la scinnenti e a la muntanti (cioè, simbolicamente, abbandonando subitaneamente il piccolo vascello di Messina alle correnti impetuose dello Stretto, che lo attraversano invertendo nel corso della giornata il flusso di veri e propri fiumi d’acqua), oppure B) riprendere il timone col cipiglio del nocchiero, che sa navigare di bolina e sceglie la rotta giusta per tirare <u Vasceduzzu> fuori dal pantano, in cui con un po’ di presunzione l’ha fatto arenare.      

Ma intanto incombe la posizione negazionista, per cui secondo l’ex presidente della IV Circoscrizione il documento che sarà discusso il 27 p.v. “andrebbe condiviso con le altre Circoscrizioni e sarebbe più normale venisse fuori dal Consiglio Comunale, che invece appare dormiente”.

A tale proposito, per amore di verità, dobbiamo invece attestare che, in più di settanta anni, mai ci era capitato di poter fruire di tanto sensibile ascolto democratico, di così spiccata cortesia fattiva - sempre nei limiti della legalità e trasparenza degli atti - quanto quelli avuti dalla Commissione Ponte e dal Consiglio Comunale, che l’anno scorso hanno istruito due audizioni speciali (Comparetto, Boffa, Inferrera) e un Consiglio <aperto> sulla base delle istanze avanzate da <Non solo Ponte>.

Ora siamo al nodo risolutivo. Appare utile e necessario che la linea di pensiero delineata dalla IV Circoscrizione da un lato ed il profilo progettuale di <Ponte territorio> dall’altro trovino finalmente una sintesi d’azione politica proficua in un dibattito aperto di fronte alla Città. Il Presidente del nostro Consiglio Comunale aveva in animo di invitare il Signor vice Ministro Ciaccia, mettendo in Sua presenza salomonicamente a confronto la tesi e l’antitesi, cosa che al momento appare improponibile, se posta unilateralmente. Se invece il Signor Sindaco di Messina intravedesse in questa iniziativa una ripresa di azione efficace e costruttiva dal punto di vista istituzionale nell’interesse esclusivo della Città di Messina, l’azione dibattimentale potrebbe essere rilanciata con buone probabilità di successo. Riteniamo infatti che già in queste prime ore il Signor vice Ministro Ciaccia si sia interrogato, con più di un dubbio motivato, sulla ragione stessa della Sua permanenza in una compagine di governo che Gli aveva affidato la delega specifica alla costruzione del Ponte di Messina, oggi reso fatuo dalla decisione del CIPE.

La cosa non può scivolare nel silenzio, giacché la scelta di Mario Ciaccia per l’impegno di governo non è stata condizionata dal manuale Cencelli o logiche similari: da sempre il Ponte è stato un suo chiodo fisso. Presidente di ARCUS (la società a capitale pubblico che avrebbe dovuto investire il 3% delle risorse della famigerata legge Obiettivo in iniziative culturali e artistiche nei territori investiti dai lavori per le megainfrastrutture), Mario Ciaccia attraverso l’associazione Civita (della quale è membro del comitato direttivo) aveva avviato la programmazione di uno studio sulle “possibili connessioni e collegamenti per far divenire il Ponte di Messina un’opportunità di sviluppo per il turismo e per i beni culturali della Sicilia e della Calabria”. Gli interventi da finanziare sarebbero serviti per creare musei, parchi archeologici e “percorsi culturali e paesaggistici”, centri di accoglienza per turisti, parchi commerciali e alberghi, ristoranti e negozi, “alcuni dei quali issati sulle due torri alte 382 metri poste ai lati della campata”. “Il Ponte sullo Stretto - diceva Ciaccia - costituirà occasione preziosa per un progetto-pilota di bacino culturale che nel tempo avrà effetti durevoli sul contesto sociale, economico e culturale del territorio, una nuova realtà per catturare quel turismo culturale che gli esperti segnalano in grande sviluppo”.

Nel non lontano 2009al Convegno pro-Ponte, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania, il vice Ministro a quel tempo amministratore delegato e direttore generale della BIIS (Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo) così si esprimeva: “I soldi ci sono e da molto tempo. Il mondo bancario ha bisogno solo di certezze operative che solo la politica può dare”. Aggiunge Antonio Mazzeo: “Sotto la direzione del neo-viceministro dell’Economia, delle infrastrutture e dei trasporti, la banca ha finanziato grandi progetti in Italia ed all’estero dal valore complessivo di oltre 30 miliardi di euro”.

Di fronte a questo ben di Dio, ora che il vice Ministro ha in mano le redini del cocchio, quella finanziaria e quella politica, come può stare a guardare la rovina di questi ultimi fatali accadimenti standosene zitto zitto ? Forse è proprio questo che nel sua animo si agita: ecco il momento giusto per farlo intervenire dando corso ad una precedente lettera dell’arch. Comparetto, offendoGli cioè il proscenio adeguato insieme ad esperti di alto profilo, che illuminino la tematica complessa nei suoi aspetti contestuali all’evoluzione del mercato non solo localistico, ma euro mediterraneo correlato ai rapporti con l’Oriente. E siccome il vice Ministro Ciaccia è anche arranger (absit injuria verbis) di alcuni dei programmi destinati alla Sicilia - come il “miglioramento dell’adozione idrica” di Siciliacque Spa (investimenti per 564 milioni) e la realizzazione dei termovalorizzatori da parte di un pool d’imprese a guida Falck (1,2 miliardi) e Sicil Power (450 milioni) - sicuramente avremo utili e concreti spunti di interesse per riportare la situazione nel sua corretta dinamica operativa, senza ulteriori nefande incertezze tra Ponte Si (come fervidamente speriamo) e Ponte No.

Con un quesito finale per i concittadini messinesi: <Ma come si può incrementare il Pil, abbassare il debito pubblico e salvare l’Italia se ghigliottiniamo imprese come questa ? >

                                                                Cosimo Inferrera

                                                             Gruppo <Non solo Ponte>

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