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MESSANENSI

MESSANENSI

- di Alessio Vinci -

 

I parassiti delle piante hanno attaccato la vosta pianta di limone?

Con questi consigli di giardinaggio riconoscerete le malattie del limone ed eliminarne i parassiti più pericolosi!


Tanti sono i nemici del limone, ma tante sono le soluzioni che si possono adottare.

Uno tra i parassiti più insidiosi è il fungo che colpisce le piante rendendone i rami e le foglie secchi e gialli. Per salvare la pianta sarà necessario potare i rami e eliminare le foglie.


Un altro fungo insidioso porta sulla corteccia della pianta delle formazioni gommose scure, formazioni che si estendono fino alle radici facendole marcire.

Come fare? Eliminate le parti di corteccia malate e sulle ferite ponete sali rameici.


Per sconfiggere invece le cocciniglie (gli insetti che creano quella classica patina su rami, corteccia e foglie) bisogna eliminare la patina e passarvici sopra dell’alcool attraverso un batuffolo di cotone.

 

  

Spassu di fòra e triulu 'i casa

 

  

Nta codda ruppa ruppa ci va ntô menzu cu non ci cuppa!

Sono due soli ma non se ne erano mai visti di simili, hanno un'energia che è un miliardo di volte quella delle particelle create in un'esplosione nucleare di grande potenza e, forse, sono addirittura provenienti dal più lontano universo, fuori dalla nostra Galassia, la Via Lattea. Come se non bastasse sono state catturati da quello che è probabilmente il telescopio più strano esistente al mondo. Sono due neutrini molto particolari, saltati fuori dall'osservazione fatta al Polo Sud e la cui scoperta, annunciata nei giorni scorsi a Madison, Wisconsin, Usa sta mettendo a soqquadro il mondo della fisica nucleare e dell'astrofisica. Nessuno sa infatti, o capisce, chi o cosa potrebbe mai aver prodotto particelle con quell'energia, almeno 1.000 volte superiore a quella che il grande acceleratore di Ginevra, LHC, potrà mai raggiungere.

Quanto allo strumento che ha stanato questi due campioni, bisogna dire che anche se gli astrofisici ci hanno abituato a tante stranezze (telescopi in orbita, satelliti che catturano la polvere delle comete e batterie di antenne paraboliche nei deserti e nelle montagne più alte), questo batte tutti. IceCube è infatti un vero e proprio telescopio fatto da un chilometro cubo di ghiaccio, al polo Sud.

 

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-05-26/neutrini-polo-sud-150300.shtml?uuid=AbvGHLzH

 

 

 

A lavari la testa a lu sceccu si perdi acqua, sapuni e tempu!

- di Alessandro Fumia -

La grandezza di una città, sta nella dimensione della sua conoscenza fra i popoli.

Messina città nobile ed opulenta, osannata dai suoi figli nel passato come nel presente, non ha mantenuto l’importanza e la rinomanza delle sue vestigia. Per tanto non v’è meraviglia alcuna, ascoltare dalle pagine scritte dai forestieri, la nomea con cui viene ricordata. Mentre oggi nella Messina moderna, si è perduto l’appeal della sua grandezza.

Una ricognizione superficiale delle fonti, forziere del sapere, dimostra quante glorie seppe raccogliere quella municipalità. Sicchè, quando si ritrovano tracce del passato glorioso, in cui se cullato il nome di Messina, sembra quasi irreale ritrovare simile memoria, in fondi che appaiono come un ironico inganno. Parlare di quella Messina, quasi una retorica nenia non può dare l’immagine di che cosa rappresentò nel passato agli occhi dello straniero.

Gli onori che ha ricevuto però, dimostrano una grandezza memorabile. Purtroppo noi messinesi oggi, non comprendiamo le sue potenti vestigia, e ci abbarbichiamo in lucrose vicende, frutto di tradizioni non corrette storicamente parlando; tanto ci basta, quindi sembra che a tanto aneliamo. Ritrovare il nome di Messina in altri contesti non ci aiuta ad avvertire il fascino immediato della sua epoca d’oro. Rimanendo frutto di giuochi lessicali incompresi da tutti e dai suoi abitanti per primi. Quella Messina altresì, ha fatto parlare di se: le gelosie, le invidie sembrano il frutto di un manipolo di intellettuali messinesi o di partigiane rivendicazioni fra i popoli siciliani. Eppure, della sua splendida memoria rimangono ori ancora contestualizzabili. Essa, quella Messina, ritenuta una delle più importanti città d’Europa, viene ancora apprezzata nei suoi lussureggianti ricordi, di un passato molto lontano.

Quando Napoleone III incominciò a sognare ad occhi aperti, immaginandosi Parigi città d’Europa, la immaginò al centro di un reticolo sovranazionale, un modo di osservare le grandezze civiche come le grandezze nazionali, l’anticamera della futura “Grand D’Oures.” Così, fu studiato un grande progetto insediato, risanando vaste aree della capitale di Francia, costantemente devastata dalle esondazioni della Senna. E in una zona particolare, fu osservato uno sviluppo avveniristico del proprio territorio civico. Nei terreni di proprietà dell’imprenditore francese Sylvain Mignon e nei possedimenti terrieri del banchiere svedese Jonas Philip Hagerman con decreto regio del 2 febbraio 1826, si diede opera per la realizzazione di un grande ed eclettico quartiere nominato l’Europe.

Fu questo costruito a forma geometrica regolare con palazzi costruiti a scacchiera. Fondandosi in aree diramate ad impianto quadrangolare degradanti verso un perimetro esterno: mentre al cui centro, prendeva sede una piazza ottagonale, dai qui vertici ed angoli, si sviluppò un elegante reticolo viario molto singolare che dava origine e significato al medesimo quartiere.

Furono scelte nello stesso decreto regio del 2 febbraio 1826, 24 nomi delle più importanti capitali europee da assegnare alle 24 strade inserite nel quartiere. Ossia, non solo delle città capoluoghi di nazioni, ma bensì, delle maggiori città capitali finanziarie. Quasi un sintomo e una speranza di una Europa finanziaria unita, oggi, fattivo strumento e progetto politico-economico-monetario sistemico ed operativo, il nuovo strumento legislativo della moderna Europa chiamato appunto Euro zona.

Allora, nella prima metà del XIX secolo, le città preminenti dell’antico continente europeo, furono osservate nelle veci e nell’ordine dell’ordinanza come segue: Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Costantinopoli, Europa, Firenze, Fontaine, Mosca, Atene, Ginevra, Amburgo, Lisbona, Londra, Madrid, Edimburgo, Messina, Monaco, Napoli, Pietroburgo, Roma, Torino, Vienna, Berna, Roches.
Tale decisione, venne confermata nella deliberazione per l’autorizzazione dei nomi delle rispettive strade parigine del nuovo quartiere.
“Ces denomination furent approuvées par une decision ministerialle du 3 aout 1826.”

Erano quelle strade, all’avanguardia per gli impianti e gli arredi pubblici per i tempi, adottando modelli architettonici e volumetrici di piena modernità. Strade ampie, arredate con le migliori e pregiate pietre di intaglio: arredate con giardini, infiorate, alberate arricchendo ogni particolare ricadente nelle stesse arterie. Costringendo per alcuni decenni successivi i costruttori dei palazzi in esse ricadenti, a mantenere inalterate le direttive prospettiche e di decoro fin dalla nascita del sopradetto quartiere.Questo quartiere oggi, si trova nel 32mo distretto amministrativo di Parigi.

Molti dei palazzi ricadenti nel reticolo viario del quartiere Europa, furono opere dell’architetto Etienne Hippolite Godda, realizzati in stile neoclassico londinese, sintomo di nobiltà e austera condizione, forse una scelta culturale ancora presente nei primi decenni dell’ottocento, orgoglio di un passato europeo di vecchia datazione.

Come detto poco prima, il quartiere si apriva su una raggera intersecata su 24 vie principali, diramandosi della piazza ottagonale cinta da verde pubblico, il cui diametro ammontava a 130 metri, avente al suo centro uno spazio quadrangolare. Anni dopo, la Municipalità di Parigi, ebbe a prevedere nuove solenni soluzioni d’arredo per dare una immagine di grandezza sempre più affine con l’indirizzo insediato cui aspirava tutto il complesso edilizio. Per tale motivo, furono presentati alcuni progetti di arredo urbano, dei più grandi artisti dell’epoca. Singolare fu il progetto ragionato dallo scultore francese Antoine Etex, prevedendovi costituire al centro della piazza, una fontana monumentale 1839.

In questo maestoso impianto, prendeva stanza la particolare rue de Messine; un' arteria che le cronache d’epoca segnalano, lunga 100 metri e larga 12 metri, alberata e adorna di splendide residenze aristocratiche. Come era stato previsto nell’ordinanza napoleonica del 2 febbraio 1826 ogni strada doveva iniziare e finire in un incrocio, formato con ampi slarghi che si mostravano quasi come piccole piazze a tema geometrico. Così accadeva che esistesse perfino una Piazza Messina:
“le nom assignè a cette voyez publique est celui d’une des principales villes de la Sicile.”

Oggi, questa piazza è posta all’altezza fra i numeri civici: n° 28 de rue Messine, intersecando la rue Monaco, e questa si completa nel suo impianto quadrangolare verso la rue Courcelles, tra i numeri civici 32 e 40 incastonata alle spalle dei giardini del Grand Hotel Principe Murat.

Nel 1934 l’antica toponomastica della plas de Messine muterà, in plas de Stephen Lancereaux. Ma la medesima via, rue de Messine, si era a sua volta ampliata in lunghezza nel contro viale realizzato sui terreni dell’ex Macello de Roule espropriato nell’anno 1862. Quando già allora, si costituì il tracciato dell’attuale Avenue de Messine.
Quindi, oggi possiamo trovare nel lussuoso quartiere d’Europa, non solo l’antica strada di Messina progettata e realizzata nel 1826, ma addirittura, l’ampliamento avvenuto nel 1869 del contro viale lungo 200 metri e largo 15 metri completamente alberato.

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(ansa)

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