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Antonio Dell'Aversana e Rosario Fodale - Giuseppe MACRI’ -

Fu Sergente Garibaldino e Tenente nei Granatieri

“Sergente Garibaldino 1860- Tenente nell’Esercito Italiano 1866 – Negoziante agricoltore 1912”, questo il lapidario testo che identifica un personaggio di origine messinese sepolto a Sant’Arpino (Caserta): Giuseppe MACRI’. A ritenerlo è una targhetta di ottone affissa sulla porta di ingresso del Mausoleo funebre fatto erigere dallo stesso Macrì per custodire le proprie spoglia. Scoprire chi fosse questo “sconosciuto” messinese e cosa avesse a che fare con un luogo lontano dalla sua patria, ci ha impegnato in una ricerca che ha fornito risultati molto sorprendenti ed a tratti davvero “inquietanti”.

Rampollo di una Nobile Famiglia siciliana, Giuseppe è stato il quinto figlio di Silvestro, a sua volta nipote  del Vescovo di Lipari e di Patti Silvestro TODARO. Nato in Messina nel 1843, risulta essere il fratello minore di Giacomo, illustre Giurista autore di diversi Trattati e Rettore della Università di Messina. Infervorato da ideali “liberali”, Giuseppe si arruola volontario, ad appena 17 anni, nelle fila dell’Esercito di Garibaldi partecipando alle operazioni della cosiddetta “Unità d’Italia”. Dopo alcuni anni trascorsi nel neonato Regio Esercito Italiano, prima come graduato e poi come Ufficiale, di lui si perdono le tracce. Ricompare, nel 1903, nel paesino campano dove compra un Palazzo Ducale appartenuto alla notissima Famiglia Sanchez De Luna d’Aragona. Nell’agro aversano vive per circa un trentennio dedicandosi all’attività di negoziante di semi. “Misterioso” resta, però, tutto il suo agire, pervaso da elementi massonici ed esoterici. Muore, ottantanovenne, nel 1932, dopo aver provveduto a lasciare in eredità ai poveri tutti i suoi averi. Il suo concetto di “Carità”, ma soprattutto  la sua “ossessione” di essere ricordato come “Benefattore” , si ritrovano esplicitate in diversi elementi in marmo lasciati a suo ricordo nel Palazzo e nel Mausoleo funebre. Gli stessi elementi, però, letti con una diversa ottica, ci restituiscono il profilo di un personaggio degno di un feullieton. La sua passione per il paranormale, infatti,  lo spinge a compiere azioni i cui risvolti andrebbero interamente indagati per arrivare ad un logico perché. Una sorta di  rebus occultato, da lui lasciato a posteri, ci ha portato a scoprire il suo lato forse più inquietante: il “prestito” del suo volto ad una  “anomala” ed inconsueta  Icona della Madonna della Lettera  fatta dipingere sulla sua proprietà santarpinese. Cosa possa aver spinto l’ex garibaldino, che tiene a sottolineare di essere un “italiano da Messina”, ad agire in questo modo  l’abbiamo ipotizzato all’interno del racconto da noi pubblicato sul sito Messinaweb.eu. Esortiamo i lettori di questo Magazine a dare un contributo in notizie al fine di riscoprire, a tutto tondo,  il personaggio Giuseppe Macrì. Così come ci piacerebbe sapere se, dopo il terremoto del 1908, possano essere sopravvissuti parenti dello stesso e discendenti dai suoi 4 fratelli, Giacomo, Pietro, Giovanni, Paolo Giuseppe.  Ulteriori notizie sulla sua vita, infatti, potrebbero contribuire a restituire alla Città di Messina un concittadino “degno di nota” togliendolo dall’oblio nel quale, forse ingiustamente, le vicende della Vita lo hanno finora relegato.

                                                                                              Antonio DELL’AVERSANA

                                                                                               Rosario  FODALE

Ultima modifica il Domenica, 16 Ottobre 2016 19:33
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