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Chi mi conosce sa che sono, per natura prima che per cultura, del tutto estraneo, se non alternativo, all’esibizionismo narcisistico di molti professori ordinari dell’Università.
Sicché mi sono sempre attenuto all’antica massima, cara ai veri signori (ma anche ai rudi pescatori), secondo cui «chi si loda s’imbroda». E, contento dell’essere, non ho, forse, dato il giusto rilievo – nella società dello spettacolo! – all’apparire, come mi faceva notare, qualche mese fa, l’amico Nino Principato esortandomi a comunicare al vasto pubblico della città e dell’isola i risultati dei miei studi, anche attraverso stampa.
La mia signorile-marinaresca discrezione è, invero, tornata utile solo a chi di apparenze vive e ha preferito ignorare i miei successi, ma ha soprattutto privato i miei amici (non addetti ai lavori) d’informazioni che avrebbero sicuramente gradito.
Ora, però, non posso più tacere: sarebbe come nascondermi per viltà. Anche se temo che i miei colleghi “continentali”, inesperti del deserto, avranno difficoltà a capire la mia svolta. Si sappia, ad ogni modo, che tale mio (purtroppo tardivo) cambiamento di stile è dovuto alla pubblicazione recente, pressoché simultanea, di due monografie alfieriane, scritte da due insigni colleghi (Bartolo Anglani, ordinario di Letteratura Comparata a Bari, e Stefano De Luca, ordinario di Storia delle Dottrine Politiche a Napoli), i quali rendono giustamente onore al mio impegno di studioso – diciamolo – serio, innamorato del proprio lavoro, non protetto né asservito ad alcun maestro vero o presunto, immune dal tarlo dell’ideologia e addirittura innovatore nel suo settore di studi. Ai due illustri studiosi va, dunque, in primis, il mio cordiale, profondo, sentito ringraziamento.
Certo, qualcuno dei miei colleghi ucciderebbe anche il padre (se gli campasse), per avere solo un quarto di tali apprezzamenti. Non si tratta, invero, di un riconoscimento di poco conto, dacché nei due volumi suddetti s’insiste, con dovizia di particolari, sulla funzione «innovativa» dei miei studi e sul fatto che proprio io, Giuseppe Rando, «lo studioso siciliano» (De Luca), ho inaugurato, negli anni Ottanta del secolo scorso, in Italia e nel mondo intero delle Lettere, il discorso sul costituzionalismo alfieriano.
Per dirla in soldoni, è successo che, dopo duecento anni (duecento!) di letture e di interpretazioni fallaci del pensiero politico di Vittorio Alfieri (di volta in volta, definito astrattamente «libertario» – [Croce] – o, peggio, «anarchico» [Calosso] o, peggio ancora, «reazionario» e «sradicato» dal suo tempo [Sapegno]), è stato proprio un professorino dell’Università di Messina, da poco associato, a dimostrare (dimostrare, una volta per tutte, testi e storia alla mano) che Vittorio Alfieri fu il primo intellettuale (scrittore, poeta, tragediografo, commediografo) italiano ad avere codificato, sulla scorta dei costituzionalisti francesi del secondo Settecento (soprattutto Mably, Mounier De Lolme, Livingston, l’ultimo Diderot), e quindi introdotto in Italia il costituzionalismo, in alternativa al fatiscente (negli anni Ottanta del XVIII secolo) dispotismo illuminato, già caro agli illuministi, facendone, peraltro, l’asse portante di gran parte della sua produzione letteraria.
Era – devo dirlo – «una effettiva rivoluzione della critica alfieriana», come amava ripetere Giorgio Bárberi Squarotti. Evento, invero, straordinario non solo per l’Università di Messina ma per l'Università all over the world, e accostabile a pochi altri del Novecento sul terreno degli studi letterari (il superamento della critica crociana sulla Divina Commedia, su Leopardi, su Pirandello, su Pascoli, per esempio, o gli studi filologici di Contini su Dante o di Segre su Ariosto) e sul terreno scientifico (la scoperta del Moplen [il polipropilene isotattico] o la mappatura del genoma umano, per non farla troppo lunga). Talché un mio collega anarchico insiste, da anni, sul fatto che nemmeno uno dei più celebrati campioni delle Università di Messina, Catania e Palermo ha mai conseguito, nel proprio settore disciplinare, gli stessi innovativi risultati di Giuseppe (detto Pippo) Rando.
È facile, pertanto, arguire che ogni altra Università d’Italia e d’Europa avrebbe dato il giusto risalto all’evento e portato sugli scudi uno studioso siffatto, anche per il prestigio che ne sarebbe riverberato sulla città e sull’Università di provenienza, laddove Giuseppe Rando è vissuto e vive (toccando ferro), felice e appagato nella sua cerchia familiare e amicale, tra il plauso degli studenti e delle persone colte dello «scill’e cariddi», gratificato del lusinghiero consenso di pochi colleghi continentali, sempre impegnato, con successo, in tutte le attività promozionali del territorio, ma sempre «orgogliosamente estraneo» – afferma sardonicamente quel mio collega anarchico – «ai fasti e ai misfatti degli apparati di potere».
Devo pure dire, per la completezza dell’informazione, che i giudizi di De Luca e di Anglani si aggiungono a quelli, altrettanto positivi, che nel corso del tempo, a partire dai remoti anni Ottanta, erano stati formulati sui miei studi alfieriani da maestri effettivi del calibro di Giuseppe Petronio, di Raffaele Spongano, di Giorgio Bárberi Squarotti, di Arnaldo Di Benedetto e di tanti altri insigni studiosi di cui ho sempre informato gli addetti ai lavori, anche locali, nonché (inutilmente) le varie autorità accademiche messinesi: li ho sinteticamente raccolti in un mio profilo – leggibile da chi lo voglia – recentemente ristampato nel mio blog (www.giusepperando.it).
Per eccesso di scrupolo documentario, pubblico tuttavia, in coda a questo scritto, in fotocopia, alcune pagine del volume di Stefano De Luca (Alfieri politico, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2017) e qualche pagina del volume di Bartolo Anglani (La tragedia impossibile. Alfieri e la profanazione del tragico, Aracne, Roma 2018): faranno sicuramente inorgoglire i miei amici e i molti messinesi onesti che apprezzano chi onora la nostra bella città nonché tutti i professori universitari che credono nella meritocrazia e nella trasparenza; potrebbero però provocare – ma mi auguro vivamente di no – inopinati decessi, sotto micidiali attacchi di invidia biliosa, di certi colleghi.

Questo post, già pubblicato qualche giorno fa, è stato stranamente rimosso: lo ripubblico, anche se credo siano definitivamente persi i commenti lusinghieri degli amici. Invito tuttavia, ancora una volta, gli amici volenterosi a continuare la lettura dell'articolo e della relativa Appendice (contenente i testi illuminanti di Anglani e De Luca) sul mio blog (www.giusepperando.it)

- La redazione -

Uno dei più prestigiosi musei etnoantropologici e demologici siciliani  è senza  quello denominato: I Ferri du Misteri (I Ferri del Mestiere) dell’Arte rurale, della civiltà contadina  e marinara dei Peloritani  (ME). Si tratta di un  vero piccolo prezioso gioiello, nell’antico e storico villaggio del messinese,  Castanea delle Furie. A curarne la custodia con la relativa catalogazione ed esposizione per la libera fruizione è il suo Direttore Cav.OMRI Domenico Gerbasi  che per la sua documentata competenza trattiene i  visitatori anche nella qualità di  docente del Centro Europeo di studi Universitari  dei CO.B-G.E inspirid ONU UNESCO OMS. Il Museo, istituzione privata, presenta  centinaia di “reperti”,del tempo passato, che oggi possono essere fruibili  e che ricevono la visita  continua di studiosi e appassionati provenienti da ogni parte del mondo. Di estremo interesse risulta  la diversità, la pluralità degli oggetti contenuti nel museo.

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Si trovano infatti   quelli degli antichi mestieri.quali :sellai,tappezzieri, decoratori, fotografi, acquafioristi, falegnami, arrotini, peltrai, orafi, miniaturisti, liutai, tessitori, musicanti e mosaicisti.oltre agli strumenti degli antichi mestieri, che se non fosse stato per la capacità promozionale del suo Direttore  Gerbasi avrebbero rischiato l’estinzione. Considerata l’elevata notorieta’ del Museo  nella mattinata del 10 Luglio sarà presente con il cameramen  per le dovute  riprese  RAI 3 –  Nell’occasione  sarà donato  al Museo un disegno realizzato con la penna BIC dal proprio Soprintendente o, prof.Domenico Venuti  proveniente da una esposizione internazionale a Parigi a “ La Mediterranèe Ecologique “ Grand Prix EuropeArt”Avec la presentation du critic d’art international  prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo.

- di Maria Teresa Prestigiacomo

Reggio Calabria.  Al Museo del Bergamotto il 4 luglio ci saremo anche noi, per presenziare alla presentazione di una novita' per il Sud d' Italia:l' Home Restaurant Hotel di sicuro successo. Domani, ore 10:30 presso il Museo del Bergamotto,  la Conferenza Stampa dal titolo: " Home restaurant Hotel un successo annunciato " insieme al Professore Vittorio Caminiti Presidente del Museo del Bergamotto e con Gaetano Campolo Ceo e Founder di Home Restaurant Hotel, finalista del prestigioso premio Le Fonti innovation awards, con premiazione che si terrà a Milano al Palazzo della Borsa a Piazza Affari il prossimo 30 ottobre.

“L’esperienza di HRH parte a Firenze nel 2014, dove abbiamo dato avvio al primo Home Restaurant Hotel, un concept che permette il superamento del classico B&B in chiave 4.0. Da lì la decisione di condividere con gli ospiti anche la passione per la cucina e la creazione della piattaforma digitale. L’intento è di sviluppare un’economia circolare positiva attraverso un’unica iniziativa alla portata di tutti”, dice Gaetano Campolo.

Dalla creazione di una rete attiva di Home Restaurant traggono beneficio diretto il territorio ed i prodotti Km0, il turismo - soprattutto quello dei piccoli borghi fuori dai circuiti classici – e il patrimonio enogastronomico italiano. I “clienti” della piattaforma o Homers sono tuttavia i veri protagonisti dell’attività, vivono un’autentica esperienza di social eating.

Continua Campolo: “L'Unione Europea con l’Agenda 2014 e 2016 ha invitato gli Stati membri a incentivare iniziative di sharing economy come la nostra. Purtroppo l’Italia è in ritardo in termini di innovazione, quindi il settore non ha un supporto tale da favorire lo sviluppo di questo genere di progetti. Siamo in attesa dei fondi statali, in quanto in altri Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna iniziative simili sono state finanziate e supportate. Non ci spieghiamo inoltre come ai nostri iscritti non possa essere assegnato, come a ogni titolare di bed&breakfast, un regolare codice ATECO e come non possano ottenere una propria licenza di Home Restaurant." Auspichiamo che a breve il governo italiano faccia un ulteriore e doveroso passo avanti nel regolamentare il settore per uniformarsi agli altri paesi europei” ci scrivono gli organizzatori.

Tuttavia, oggi chiunque apra una propria attività di Home Restaurant e si iscriva alla piattaforma HRH viene assistito anche per la fase iniziale della denuncia in questura, che consente di svolgere in tutta sicurezza e regolarità il proprio lavoro, secondo la normativa vigente.

Buona fortuna ai nostri amici dello Sttetto di Messina a Reggio Calabria.

 

- di Maria Teresa Prestigiacomo -

Letojanni, Me. Giulia La Rosa Jazz Vocalist sarà premiata a Villa Garbo alla carriera dall’Accademia Euromediterranea delle Arti in occasione del Premio Pace e Spiritualità 2020 che vede premiati di tutte le nazionalità conquistare gli ambiti Premi per la sezione Fotografia, Pittura, Poesia in Lingua Italiana e Siciliana. Giulia La Rosa è catanese, il suo curriculum è ricchissimo di partecipazioni in Italia, in America, con notevole successo anche se Giulia La Rosa non ama parlare di se’, schiva e modesta nella sua preziosita’ di musicista cantante e splendida interprete Jazz Vocalist. Ha maturato le sue esperienze con importanti Gruppi Jazz nei più importanti Teatri o Locations luoghi eletti dal Jazz. L’Accademia la premia alla carriera anche quale splendida valente interprete delle più belle canzoni legate al mondo del Jazz.

Accludiamo il Curriculum Vitae

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Giulia la Rosa, Cantante Jazz
Nasce in Sicilia, terra che unisce mare e lava.
E proprio gli elementi naturali così forti e contrastanti forgiano prepotentemente il suo spirito, armonizzandosi in un canto che è Musica sì, Istinto, ma sonda senza limiti di mezzi le infinite profondità del mare e le asperità graffianti della terra.
Presente nel mondo del Jazz da tanti anni con apparizioni sporadiche ma preziose dovute alla sua indole riservata ed intimista; esprime con il suo richiamo caldo questa natura silvestre terrigna e imponderabile, e con grande fascino vocale incanta i suoi ascoltatori.
Voce profonda, che riesce ad interpretare, al tempo stesso, stati d'animo,sensazioni,colori e sentimenti, creando un'atmosfera dal calore sinuoso e glamour.
''Entrare nell'interpretazione''....''The way of Feeling'' è la sua caratteristica espressiva...come un anello che fonde la parola alla nota musicale ...diventando un unico colore....in un unico suono

Rosario, Tany Fodale e tutti i componenti l'Associazione Culturale MessinaWerb.eu si associano commossi all'immenso dolore di Silvana, Carmen, di Gaetano Murabito e dei parenti tutti per la perdita del caro Orazio.

Messina 1 luglio 2020

FIAMMA

 

Messina. Dal primo luglio si paghera' il gratta e sosta ma mancano i tagliandi presso i tabaccai

Ed allora che si fa? Comunichiamo agli addetti ai lavori.

Gli ausiliari del traffico sono in agguato.

- di Maria Teresa Prestigiacomo -

Si accendono le luci sul Taormina FilmFest. E nonostante le difficoltà che l’emergenza sanitaria comporta sul piano della mobilità, la Città del Centauro si prepara ad accogliere come di consueto i grandi volti della cinematografia internazionale. Il festival diretto da Leo Gullotta e Francesco Calogero – prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia – è ormai prossimo al debutto dell’11 luglio prossimo, in sala e su MYmovies.it, con cerimonia di chiusura nel suggestivo scenario del Teatro Antico il 19 luglio.

Ed è Nikolaj Coster-Waldau il primo degli ospiti internazionali che, in occasione della serata finale, ritireranno il tradizionale Taormina Arte Award per l’eccellenza cinematografica. L’attore danese, il più giovane ad accedere alla Danish National School of Theatre and Contemporary Dance, ha debuttato in teatro con ruoli intensi e universali di tragedie come Amleto e al cinema con l’apprezzato thriller Nightwatch (1994) di Ole Bornedal. Ed è stato solo l’inizio di una carriera in continua ascesa tanto in Europa quanto nelle produzioni d’oltreoceano, tra il grande schermo – con Enigma (2001) di Michael Apted prodotto da Mick Jagger e tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris, Black Hawk Down (2001) e Le Crociate (2005) di Ridley Scott, Wimbledon (2004) e Firewall (2006) di Richard Loncraine – e il fortunato universo della serialità televisiva – da New Amsterdam (FOX) all’indiscusso successo delle amatissime otto stagioni di Game of Thrones (HBO), ideate da David Benioff e D. B. Weiss dal celebre ciclo di romanzi di George R. Martin. E proprio nel pluripremiato fantastico mondo di Westeros, il carisma e la caratterizzazione del personaggio di Jamie Lannister nello show del network americano lo consacra come una star planetaria e gli vale ben due nomination consecutive ai Primetime Emmy Awards come Outstanding Supporting Actor in a Drama Series al pari di numerose altre agli Screen Actors Guild Awards, ai Critics’ Choice Television Awards, ai Saturn Awards and ai People’s Choice Awards.

Già protagonista di La madre (2013) di Andrés Muschietti, Oblivion (2013) di Joseph Kosinski, Mille volte Buona notte (2013) di Erik Poppe, Second Chance (2015) di Susanne Bier e di Gods of Egypt (2016) di Alex Proyas –ormai pronto a smettere i panni dello “Sterminatore di Re” di GOT – il suo talento ha continuato a bucare lo schermo in

La fratellanza (2017) di Ric Roman Waugh e in Domino (2019) di Brian De Palma. Ambasciatore di buona volontà a favore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, Nikolaj Coster-Waldau si batte per istanze sociali come l’uguaglianza di genere e i cambiamenti climatici e sarà uno degli acclamati protagonisti della cerimonia di chiusura del 66° TaorminaFilmFest.

La locandina del 66° Taormina Film Fest, realizzata da Ginevra Chiechio, è più che una genuina e spontanea citazione iconografica de Il Gattopardo, fortunato caso letterario nato dalla penna di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e colossal di Luchino Visconti, padre del neorealismo, che nel 1963 si aggiudicò la Palma d’oro al Festival di Cannes. È un omaggio a una perfetta disposizione di corpi sublimata da un abbraccio tra Tancredi e Angelica – rappresentanti di due antitetiche e camaleontiche classi sociali attratte e sintetizzate dal trasformismo che ispira gli equilibri sociali risorgimentali – e ai loro straordinari interpreti. Passione, complicità, tenerezza e seduzione: la scelta simbolica del rosso enfatizza la componente emotiva di cui la Sicilia è intrisa. La sensuale posa dei due fascinosi amanti, eternati da Alain Delon e Claudia Cardinale in un istante di intimità che si staglia contro la frenesia del ballo, è quindi omaggio a un manifesto di gattopardesca sicilianità, a un orgoglio ingenerato da una naturale capacità di adattamento. Così il festival, fiero del prestigio del suo blasone, sul tema delle tradizionali soluzioni cromatiche e di un’ideale rielaborazione del logo con la ripartenza del suo toro, eccezionalmente si trasforma e si rinnova nella speranza che, secondo il celebre motto, tutto cambi affinché resti com’è.

- di M. C.  -

Il Premio di Poesia Circolare, nato da una idea di Nino Abbate, festeggia i dieci anni dalla sua prima edizione avvenuta nel 2011 nella ex chiesa di San Vito a Barcellona  Pozzo di Gotto, con due eventi speciali. Il primo si terra giorno 25 luglio alle ore 19.00 nel giardino del Museo Epicentro a Gala con la Cerimonia di premiazione  del X Premio internazionale di “Poesia Circolare” 2020; il secondo  si terrà nel corso dell’anno con la pubblicazione di una monografia che racconta tutta la storia del premio e una mostra con manifesti, fotografie, articoli di giornali, e le istallazioni nelle varie edizioni.

La giuria del X Premio di “Poesia Circolare” 2020, composta dal Presidente Prof. Nino Genovese, Carmelo Maimone, Katia Trifirò, Valentina Certo, Cristina Saja, dopo attenta analisi delle 138 poesie partecipanti al Premio, ha selezionato gli autori  finalisti: Angelo Abbate, Anna Cappella, Antonio Cattino, Myriam De Luca,  Patrizia Donato, Renato Fiorito,  Lucia Lo Bianco,  Stefano Peressini, Luigi Antonio Pilo, Josè Russotti, Pietro Vizzini, Caterina Zappia, a cui saranno assegnati i premi durante  la Cerimonia di Premiazione che si terrà nel Giardino del Museo Epicentro. Per l’occasione sarà arricchito  dalla nuova istallazione circolare dal titolo “Respiro”, un’opera contemporanea nel ricordo degli eventi drammatici del corona virus realizzata dagli artisti Nino Abbate e Salva Mostaccio. Presenterà la serata la giornalista Cristina Saja. Tutti gli autori partecipanti al concorso presenti alla manifestazione, oltre a declamare la loro poesia, riceveranno in dono il simbolo del Museo Epicentro in terracotta.

1 luglio 2020

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