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Articoli filtrati per data: Sabato, 02 Dicembre 2017

Di Giuseppe Messina

   Se torniamo ad interessarci di queste due ragazze del cinema italiano qualche motivo ci sarà: forse perché sono siciliane? forse perché sono straordinariamente brave? forse perché la loro gentilezza rasenta l’inverosimile? Certamente per tutto questo ed altri meriti siamo portati a credere in loro, nel loro talento e siamo certi che non ci faranno avere ripensamenti.

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   Da quello che abbiamo potuto intuire l’opera cinematografica che stanno per realizzare sarà una di quelle che non potrà lasciare indifferenti coloro che avranno la fortuna di visionarla, sia per la storia narrata che per la interpretazione delle protagoniste ovvero la stessa regista Annarita Campo e Rosemary Calderone, quest’ultima impegnata attualmente anche nelle riprese di “Io donna detenuta donna”, un film che tratta la violenza sulle donne, scritto, diretto, ed interpretato da Nico Zancle, un neorealista allievo prediletto di Luchino Visconti. Di Annarita Campo possiamo dire, che fino adesso, non ha fallito una combinazione creando opere di grande spessore e successo. Ciò certamente è dovuto alla sua grande capacità di intuire verità e prospettive, cose non sempre facili. Crediamo che la sua capacità di non stare su vani piedistalli e di circondarsi di persone umili sia sintomo di saggezza, e le persone sagge sanno scegliere con chi stare e in quale direzione proseguire.

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   Annarita Campo è, sicuramente, una figlia di questa terra sicula che fa onore alle generazioni di personaggi colti che l’hanno preceduta. Il suo essere aperta ai diversi aspetti della cultura universale fa di lei un personaggio unico di cui la nostra società non può fare a meno e ciò e dimostrato dalle cose che ha realizzato, anche al di là delle opere cinematografiche, come il “Belluno Film Festival” ed il “Gattopardo Ibleo” dedicato al suo lontano parente ovvero Giuseppe Tomasi principe di Lampedusa, autore di uno dei più importanti romanzi del XX secolo. È il prodotto del suo impegno che fa affermare questo; è il suo coraggio ed il suo amore per l’arte, non casuali, maturati fin da quando era una ragazzina: non dimentichiamo che all’età di 14 anni ha diretto e prodotto il suo primo lungometraggio “La lunga strada” dirigendo l’attore Giovanni Armone e, poi, a 16 anni “I Nomadi e a 22 Sandra Milo, quel mostro sacro creato dal genio Federico Fellini.

Belluno film festival con Annarita Campo

   Adesso Annarita Campo è alle prese con la creatura “L’altra metà di me sei tu”, un film che sicuramente farà molto discutere per l’importante tema trattato: a sentire lei, ed anche l’altra interprete, Rosemary Calderone si tratta di un’opera il cui vero protagonista e l’amore, un amore particolare, e proprio per questo val la pena realizzare un film.

   Avendo conosciuto personalmente la grazia di Rosemary Calderone, dopo aver lavorato con lei nella trasposizione teatrale del film di Ridly Scott, “Il Gladiatore” di Salvatore Cilona, possiamo affermare che la scelta di Annarita Campo non avrebbe potuto essere migliore: si tratta di un’artista versatile, umile e volenterosa, facile da dirigere, una di quelle persone tanto serie da rendersi conto che in questo lavoro non si arriva mai, ma si è sempre in cammino, di tappa in tappa, durante il quale c’è sempre da imparare come superare gli ostacoli. Siamo certi che queste due ragazze sono capaci di riservarci delle piacevoli sorprese e per tanto non possiamo che fare loro un sincero amorevole in bocca al lupo. 

Pubblicato in Comunicati stampa

 

II parte.

    Dominio romano

    Nel 36 a.C. . durante la guerra civile (secondo triumvirato), il luogotenente di  Ottaviano, generale Agrippa, che è  riuscito  a presidiare  Tindari, sconfigge in mare la flotta di Pompeo, nella battaglia di Nauloco, nella tratta di mare tra Lipari e Milazzo. Sul versante dello Ionio invece  le navi di Ottaviano vengono aggredite dalla flotta di Pompeo  e lo stesso Ottaviano è costretto  a cercare scampo sulle coste calabre. Le truppe  del generale Cornificio, vengono intanto assediate alle gole dell’Alcantara. Agrippa da Tindari, su ordine di Ottaviano, invia un fronte di soldati al comando di Laronio, per dare aiuto a Cornificio. I soldati risalgono da Tindari la valle dell’Elicona nell’intento di raggiungere Montalbano e quindi proseguire per la via francigena fino  all’Alcantara. Cornificio da parte sua dirige le truppe  alla piana del Moio e risale verso Roccella, tra le strettoie di Croce Mancina, indirizzandosi all’altopiano dell’Argimusco, inseguito dalle truppe di Pompeo. Assediato e circondato da Pompeo riesce a raggiungere Montalbano che nel contesto era diventato avamposto strategico  del generale Laronio.  Ottaviano intanto dalle coste calabre raggiungere Tindari e conduce con se  nuove truppe alla volta di  Montalbano, smarrendosi però  sotto una fitta pioggia  mentre assiste atterrito ad una eruzione dell’Etna.

   Gli eventi, così brevemente esposti , vengono dettagliatamente descritti  dallo storico Appiano Alessandrino nel “De bellis civilibus- XIV lib.”, che descrive l’altopiano dell’Argimusco e la zona di Montalbano (“perìròs  tò Mykònion”), che secondo lo storico Ettore  Pais,(1856-1839) corrisponde alla correzione romana del nome greco Elikonion. Gli eventi descritti con dovizia da Appiano, vengono ripresi dal diario dello stesso Ottaviano il , futuro Imperatore, che riporto gli accadimenti in  un diario trasformato poi in poemetto  dal titolo “Sicilia”. Ottaviano una volta ripristinato  l’ordine disporrà che siano dedotte colonie ai veterani della campagna di Sicilia nel territorio di Tindari e di Montalbano.

Fine 2° parte.

Pubblicato in Comunicati stampa

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