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Novara di Sicilia

di Michele Cappotto

 

Altitudine: m. 650 s.l.m.

Etimologia: da “Noa” termine di origine sicana che significa “maggese” posto ad indicare la cospicua produzione di frumento che caratterizzò il periodo della colonizzazione greca.
Con i Romani cambiò in Novalia (campo di grano) e in seguito per gli Arabi fu “Nouah” (giardino, orto, fiore).
Nel medioevo si trasformò in  “Nucaria”, poi “Nuara”, e “Noara”, fino alla definitiva trasformazione in Novara.

Abitanti: novaresi (1517 unità nel 2008)

Densità: 31 Km/q

Patrono: Maria SS. Assunta e S. Ugo Abate (festa 15 e 16 agosto)

Ambiente e risorse: Posto al confine tra i monti Peloritani e i Nebrodi, Novara di Sicilia sorge sulle pendici della montagna da cui si scorge l’antica Tindari, in un incantevole scenario naturale a valle di un imponente sperone di roccia, la Rocca Salvatesta, che raggiunge i 1340 m. Questo vario e fertile territorio, caratterizzato anche da pinete e vegetazione mediterranea, vanta anche una ricca produzione agricola di nocciole, noci, castagne, frutta e ortaggi. Ottimi sono inoltre i formaggi locali, in particolar modo il già citato "maiorchino", che si possono gustare nell'annuale Sagra del Formaggio che si tiene nei mesi di febbraio e marzo. Gli allevamenti di bovini, ovini, suini e caprini sono ampiamente sviluppati. Rinomato per la sua qualità è l’artigianato dolciario con alla base i prodotti tipici locali tra cui, oltre alle nocciole, sono il miele, la ricotta fresca e i fichi secchi.

Personaggi illustri:

Salvatore Furnari, nato nel 1808 in una casa del quartiere Falanga che ancora si conserva intatta, fu davvero uno scienziato nel campo della medicina, ammirato dall’Europa bene del tempo. Ha trascorso quasi per intero la vita professionale in Francia, dove si è dedicato agli studi scientifici e alla ricerca specie in oculistica. Ha infatti inventato un nuovo metodo d’operare la cataratta. Ha documentato le sue ricerche e le sue scoperte in numerosi scritti e opere librarie. Conosceva l’italiano, il francese e l’arabo. Oltre alle scientifiche ha lasciato opere letterarie. Delle prime ricordiamo : “Essai sur une nouvelle méthode d’opérer la cataracte avec planches” e “Histoire Ancienne et Moderne de l’ophtalmologie”. Per i grandi meriti, in Francia è stato insignito del titolo di cavaliere della Legion D’Onore e in Italia decorato con medaglia dell’Ordine Reale del merito Civile da Francesco I, Re di Napoli e ammesso a membro effettivo dell’Accademia delle Scienze di Napoli. Morì improvvisamente a Palermo il 19 Giugno 1866.

Riccardo Casalaina nato il 19 marzo 1881 da genitori originari di Castroreale, il padre era stato incaricato di dirigere la  banda musicale di Novara di Sicilia, incarico mantenuto per pochi anni. Il suo impegno musicale, a parte la parentesi novarese, continuò sempre con la banda musicale di Castroreale, della quale fu Vice Direttore e primo trombone cantabile.
Fra le sue opere si ricordiano l’”Attollite Portas” (poema per soli, coro ed orchestra); “Aretusa” e la sua opera più importante l' “Antony”  tratto dall'omonimo lavoro di Alexandre Dumas (padre). Morì prematuramente, a soli 26 anni, nel terremoto di Messina del 1908. A Novara di Sicilia la cittadinanza gli ha intitolato il Teatro Comunale.

 


 

Storia

 

I ritrovamenti di età preistorica in contrada Casalini e le rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga documentano l’esistenza di un insediamento umano. L’antico centro abitato ebbe uno sviluppo consistente con i greci e poi i Romani che la chiamarono Noa ed i suoi  abitanti “noeni”(Plinio). Proprio con questi ultimi ebbe il suo massimo splendore. Tuttavia  tra il 24 ed il 79 d.C.fu gravemente danneggiata da un terremoto che distrusse anche la città di Tindarys.
Con la dominazione saracena (sec.IX) la città tornò a svilupparsi. Essi costruirono un ampio castello da dove era possibile controllare il territorio circostante. In tal modo il borgo sviluppatosi  intorno ad esso diventò il nuovo centro della vita civile sostituendo quello  nell’attuale contrada Casalini, abitato fino a tutta l’epoca bizantina.

Intorno al 1072 Ruggero il Normanno, Gran Conte di Sicilia, nell’attuare una seria politica di ripopolamento di ampie zone dell'isola, incrementò ulteriormente la popolazione di Novara con lo stanziamento di una colonia di popolazione lombarda di religione cattolica con rito latino proveniente soprattutto dal Monferrato. Da allora il dialetto locale fu influenzato tanto da trasformarsi in tipico dialetto gallo-siculo.
Nel XIII secolo, divenuto feudo, Novara fu acquisita dal signore Ruggero di Lauria che fortificò ulteriormente il borgo. Nel XIV sec., terra e castello furono possedimento della famiglia Palazzi e, in seguito, dei Vinciguerra Aragona.
Da questi il dominio passò alla famiglia degli Alogna sino al 1392. In seguito appartenne ai nobili Gioieni fino all'abolizione della feudalità. Il comune è incluso nel club de “I borghi più belli d'Italia” ossia un' esclusiva associazione di piccoli centri italiani che si distinguono per grande interesse artistico, culturale e storico, per l'armonia del tessuto urbano, vivibilità, servizi ai cittadini.

 


 

Beni Culturali

 

Il Duomo di Novara di Sicilia risale al secolo XVI, costruito sui resti di una più antica chiesa.
Presenta una pregevole facciata monumentale in pietra arenaria di stile tardo rinascimentale adorna di cappellette in pietra e capitelli marmorei con alla base un’ampia scalinata.

La costruzione dei muri, la collocazione delle colonne e la messa in opera degli altari è del sec. XV. All’interno le colonne monolitiche con capitelli corinzi sono opera dell' antico artigianato locale. La parte decorativa è stata completata gradatamente fino al XIX sec. Ha subito poi modifiche nel 1948, in seguito ai danni dei bombardamenti. Il Campanile, costruito nel XVIII sec. a torre, è stato modificato a guglia nel 1948. Le navate laterali presentano dodici altari marmorei di buona fattura. Entrando, a destra, vi è il Battistero.

E' costituito da un 'enorme acquasantiera in marmo cipollino rosso, di estrazione locale, sormontata da una cupoletta in legno. Accanto si trova il gruppo in marmo pario decorato dell’Annunciazione scolpito da G.B. Mazzola nel 1531.

Nella Sagrestia si trovano un lavabo marmoreo alcuni mobili lignei del '700 ed una Tavola dell' Annunciazione, opera di F. Stetera, XVI sec. La cappella di S. Anna e quella di fronte del Crocifisso sono in marmo cipollino rosso (anno 1709). In quella di S. Anna sono presenti una statua di S. Biagio in marmo bianco ed una tela, rappresentante la Santa, opera del Cardillo (XVII sec). Accanto è la cappella della Madonna, opera marmorea dell' Ing. Michele Scandurra, risalente agli inizi del secolo. Domina in essa la Statua della Vergine Assunta, opera lignea dello scultore napoletano Colicci, dell' anno 1767. Il presbiterio, con gradini in marmo cipollino rosso, è sormontato da un Altare marmoreo recante pannelli con bassorilievi che raffigurano simbolici biblici. Nell'Abside è un Coro ligneo a intagli (XVIII sec.) ed alle pareti le tele di S. Venera, opera del Cardillo padre (XVII sec.), di S. Michele (XIX sec.), della Vergine del Rosario, opera del Cardillo figlio (inizi del XVIII sec.), e della Caduta di Cristo, opera del Catalano (sec. XVII), campeggia un grande tela dell'Assunta, opera di Giuseppe Russo (1805).

Davanti all' altare maggiore vi è l'altare da cui si officia, dove sono collocati mensolari lignei a intarsi del Seicento provenienti dalla demolita Chiesa di S. Sebastiano.

A fianco è la Cappella del Sacramento (sec. XVIII) in marmo intarsiato a smalto colorato con le statue di S. Pietro e S. Paolo.  Si ammirano pure piccoli bassorilievi di buona levatura artistica. Proseguendo, sono altri tre altari con gradini in cipollino e paliotti marmorei settecenteschi. Anche qui, quadri  e statue. Di fronte alla Sagrestia è la statua di S. Filippo d' Agira, opera lignea del 1721. Infine da ammirare è la famosa giara di Sant’Ugo (in realtà un vaso arabo di bella fattura utilizzato dal Santo).
Sottostante all'abside si trova una cripta che ospita le mummie di alcuni arcipreti e canonici.

La Chiesa di San Giorgio sorge ai piedi della rupe che ancora oggi conserva i ruderi del Castello dei Normanni. La Chiesa fu  fabbricata nel Seicento dall' antica Confraternita di San Giorgio e affidata assieme al Convento retrostante, all'ordine degli Agostiniani Scalzi, presenti in Novara fino all' incameramento dei beni ecclesiastici. La facciata presenta tre portali in pietra con colonne scolpite portanti l'architrave che è sormontata da timpano e finestra. Presenta tre navate con 12 colonne monolitiche in stile corinzio sormontate da archi a tutto sesto in pietra arenaria.
I soffitti sono in legno, in particolare quello centrale, rifatto sul modello originale dal maestro artigiano locale Carmelo Alula, presenta un bel cassettonato. Nei muri dell' abside vi sono delle nicchie con statue in stucco, che raffigurano i Santi Gelasio, Giovanni da Facondo e Tommaso da Villanova, tutti appartenenti all'Ordine Agostiniano. Nelle navate laterali si ammirano poi due sontuosi altari con colonne tortili in stucco lucido, di stile barocco, realizzati nel secolo scorso. Dopo un lungo periodo di abbandono, recenti lavori di restauro, durati dal 1978 al 1986, le hanno restituito l' antico splendore.
Oggi la chiesa è adibita ad auditorium quale centro della vita culturale novarese, dove hanno luogo mostre, conferenze e congressi.

La Chiesa dell’Annunziata  risale al ‘500, anche se sul frontone della porta maggiore è riportata la data del 1697. Sul frontespizio, oltre ai fregi in pietra arenaria scolpita, si può ammirare un bel bassorilievo raffigurante l' Annunciazione. Due ordini di colonne quadrate in pietra locale disegnano le tre navate con i sette altari.
Nella torre Campanaria si snoda una pregevole scala a chiocciola di 48 gradini, tutti in pietra. La scala, inerpicandosi, da l'accesso alla Cantoria, ove si conserva un artistico organo del '700 fino a  raggiungere la sommità dell'abitacolo ove trovano posto tre campane di bronzo.
L'altare Maggiore è dedicato alla Vergine Annunziata. A destra vi è quello del Santissimo Sacramento, ove oggi trovano posto anche un bel Crocefisso in legno e l'Addolorata, sempre in legno, migrati dalla Chiesa di S. Sebastiano, demolita; a sinistra l' altare è dedicato a S. Antonio da Padova, con una statua del Santo che risale al '700. A destra di chi entra vi è un altare dedicato a S. Ignazio Martire nell'atto di ammirare il Redentore che gli appare dall'alto. E' opera di Filippo Iannelli (1661). Più sopra vi è un altro altare, ove si venera un quadro della Madonna di Pompei.

La Chiesa di San Francesco è la più antica di Novara. L'attuale edificio è parte di un piccolo convento francescano del XIII° secolo. Il frontale presenta due portali di cui uno murato e due finestrelle. Nell' unica navata è da ammirare il tetto in legno con le sue molte cariatidi rappresentanti facce umane. Sulla destra tre cappellette ospitano rispettivamente un quadro di S. Pasquale e S. Felice, la statua di S. Lucia, opera di Salvatore Buemi del 1904,  e un antico Crocifisso.  Sulla sinistra è possibile ammirare altri tre piccoli quadri di vario soggetto, una statua il legno del Settecento, raffigurante la Madonna della Consolazione, e un grande dipinto raffigurante S. Lucia.
Sul Fondo della navata un grande arco arabo in pietra, forse più antico della chiesa stessa, immette nell'abside che ospita al centro la statua lignea di S. Francesco e sulla destra un dipinto raffigurante S. Luigi.
La Chiesa e l’annesso convento mostrano l’essenzialità della vita francescana.

La Chiesa di San Nicolò risale al 1600, come risulta dall’iscrizione esistente sul portale principale (diss. chs. Societ. 1600). Il Campanile venne edificato nel 1656. Una scala a chiocciola in pietra arenaria locale a 33 gradini, di ammirevole fattura, sale fin su la torre dove sono collocate tre campane. All'ingresso principale della chiesa si accede attraverso una monumentale gradinata in pietra che, insieme alle due colonne del portale e alle istoriazioni del prospetto, conferisce eleganza ed armonia all’edificio. A sinistra dell’unica navata la porta che dà accesso all’oratorio della Confraternita dell' Immacolata, fondata nel 1613. I confrati ancora attivi vengono comunemente chiamati "Babaluci" per il caratteristico copricapo. Subito dopo la porta dell'oratorio vi è l’altare di S. Rita da Cascia, scultura in legno del novarese L. Prestipino, qui trasportata dalla Chiesa di S.Giorgio. Più avanti sempre nella parete sinistra, vi sono altri due altari con le statue di S. Agnese e di S. Espedito.
Dallo stesso lato, prima dell'abside, si apre una cappella ove si venera un Crocifisso in legno che si porta in processione la sera del Venerdi Santo. Nella cappella vi erano due affreschi rievocanti il supplizio e l'ascesa di Cristo alla Croce. In posizione simmetrica alla cappella dell SS. Crocifisso, sul lato destro, si apre la cappella di S. Giuseppe che guida Gesù per la mano. La statua, opera del Colicci (1768) , particolarmente espressiva, è in legno e di elevato pregio artistico: le fattezze e il costume del Santo ne sottolineano i tratti orientali.
Subito dopo la cappella di S. Giuseppe, scendendo, si incontra l’altare del Cuore di Gesù e da ultimo quello dedicato a S. Nicolò, cui è intitolata la Chiesa: in esso è collocato un bel dipinto secentesco del santo nell'atto di benedire il popolo. Al di sopra dell'ingresso principale vi è la cantoria in legno con un antico ed artistico organo anch'esso in legno lavorato di epoca settecentesca molto simile a quello della Chiesa Annunziata. Nel piano sottostante l'Oratorio dei Confrati, si trova una Cripta le cui pareti sono caratterizzate dalla presenza di sepolcri in pietra ed un gocciolatoio dove trovavano posto le salme da mummificare.

La Chiesa di S. Antonio Abate fu iniziata nel 1538 e terminata nel 1766, così come scolpito sul cordolo in pietra sottostante la guglia del campanile.
Il cordolo stesso presenta una lavorazione particolare con archetti sormontati da mattoni di argilla smaltata.
Il portale, di bella fattura, richiama lo stile normanno dell’arco a sesto acuto e presenta delle figure scolpite su due capitelli che lo reggono raffiguranti due angeli con S. Antonio e San Paolo.
L’interno è a tre navate segnate da 10 colonne in pietra monolitiche con capitelli corinzi uguali a due a due.
Organo e coro risalgono al 1848 e sono opera del messinese Antonio Rizzo.

Il borgo antico con le sue antiche abitazioni affastellate, caratterizzate da piccole finestre e eleganti balconi sorretti dalle caratteristiche figure dei “cagnoli” in pietra arenaria locale, la trama dei vicoli e delle strade pavimentate con acciottolato di pietra talvolta sormontate da archi, l’eleganza dei palazzi nobiliari, i decori delle facciate e dei portali e la sontuosità delle chiese, assume il particolare fascino di un assetto urbanistico d’impronta tipicamente medievale.
Tra i tanti edifici civili di rilievo meritano attenzione il Palazzo Municipale (ex Oratorio di San Filippo Neri), il Palazzo Stancanelli che si affaccia sulla piazza principale, vero salotto del borgo, e il Palazzo Salvo Risicato sulla via Duomo, recentemente recuperato dal Comune ed il Palazzo Russo
La Villa Salvo, con stemma del casato, è una attrattiva privilegiata dei turisti.
A valle del Duomo si conserva la Casa Fontana, edificio risalente probabilmente al ‘700, con una cortina muraria secentesca che ingloba le caratteristiche bucature impreziosite da elementi sapientemente scolpiti nella pietra arenaria. Il Teatro Comunale, anch’esso recentemente recuperato e migliorato, intitolato al musicista novarese Riccardo Casalaina, presenta una superba facciata artisticamente decorata con scorniciati di pietra e all’interno  tre livelli di palchi  sistemati ad anfiteatro, ed è unico del genere in provincia.
Rilevante fra le strutture urbanistiche è la Fontana sita di fronte il Palazzo comunale e costruita nel 1668.
Nella parte alta del paese sorge, l’antico l'Istituto Antoniano Femminile fondato dal Beato Annibale Maria di Francia nel 1927, mesi prima della sua morte.

L'Orfanotrofio è stato edificato sulle rovine dell’Abbazia Cistercense dei Monaci Bianchi, distrutto dai vandali. La Chiesa annessa è ad una sola navata oggi cadente, è quanto resta con tutte le trasformazioni subite nel tempo della originaria Abbazia, seconda a quella di Vallebona, ovvero di "S. Maria La Noara"che sorge a 5 km da Novara verso il centro di San Basilio. Edificata nel sec. XII fu originariamente dedicata all' Annunziata. Faceva parte dell'antico Monastero Cistercense, iniziato a costruire nel 1137 per volontà di Ruggero II ed eretto canonicamente da S. Ugo, nel 1171, nel sito ove ora sorge il villaggio. Ancora oggi la chiesetta mostra in gran parte l’aspetto originario sobrio proprio dell'ordine, con finestre strette ad arco, quasi feritoie, ed archi gotici a sesto acuto sia alla porta minore e a quelle chiuse in muratura, grandi archi scarni e, accanto all'attuale altare, una porta in pietra, alta, con la base prominente a scivolo, segno della presenza di un antico torrione arabo. Ove oggi è l'ingresso principale vi era l'antica abside, trasformata in sagrato tondeggiante, in pietra arenaria.

 


 

Tradizioni

 

La Festa di S. Antonio Abate ha una grande partecipazione popolare, viene celebrata la domenica successiva al 17 Gennaio. In tale occasione avviene l’antica rituale benedizione degli animali, cui fa seguito la sfilata di uomini a cavallo e l’accensione del ceppo devozionale presso la torre campanaria.
Grande rilievo assume altresì il tradizionale ed entusiasmante  “Gioco del Maiorchino, che si effettua nel periodo di Carnevale, con inizio il 17 Gennaio. Esso consiste nel lanciare una forma (ruzzola) di cacio, “a maiurchèa”, (varietà di formaggio pecorino stagionato tipico del posto) lungo un percorso predeterminato da parte delle squadre contendenti.
Il gioco culmina il martedì grasso nella “Sagra del Maiorchino” con la preparazione  della ricotta che viene consumata nel corso della serata insieme ai maccheroni di casa conditi con sugo di maiale e cosparsi di grattugiato di maiorchino.
Forte è la partecipazione e la devozione religiosa durante i riti della settimana di Pasqua che si realizzano con le processioni penitenziali delle Confraternite durante tutto il periodo.  Suggestiva e toccante è la silenziosa processione del Venerdì Santo cui fa seguito l’entusiasmante Resurrezione del Cristo la notte del Sabato Santo;
Le tradizioni religiose includono poi il “festino di Mezzagosto” (14/16 Agosto) con la tradizionale, spettacolare processione dell’Assunta  che ha inizio alle ore 21,00 del 15 Agosto e termina alle ore 2,00 della notte,  nonchè le processioni dell’artistico settecentesco fercolo ligneo con il quale vengono portate le reliquie del secondo Patrono S. Ugo Abate il 14 – 16 – e 22 Agosto.
Suggestiva infine, la rappresentazione natalizia, del presepe vivente, ambientato nel quartiere Arangia e nelle limitrofe vie dell’antico Borgo.

 

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica il Domenica, 09 Ottobre 2016 09:31
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