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Barcellona Pozzo di Gotto: Gesù Cristo nella storia d’Israele e dell’uomo moderno. Il libro di Francesco Sidoti.

 - di Marcello Crinò -

Fresco di stampa è il libro di Francesco Sidoti: Gesù Cristo nella storia d’Israele e dell’uomo moderno, Casa Editrice Kimerik (Patti), prefazione di Nino Sottile Zumbo, cultore d’arte e studioso di storia delle religioni.

L’autore è un magistrato barcellonese  in pensione. Per due anni, fino al 2018, è stato presidente della Corda Fratres (la più antica associazione culturale barcellonese), dove lo abbiamo visto anche come conferenziere dotato di una memoria formidabile, svolgendo le sue relazioni senza alcun appunto scritto.

Sidoti, senza peli sulla lingua, evidenzia gli aspetti negativi degli ebrei, ma altresì  commenta negativamente i cristiani di comodo, “quelli che alla domenica e nei giorni comandati frequentano la Chiesa, ma che appena fuori di essa si dimenticano dell’uomo e che per quieto vivere non prendono le sue difese…”.

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Il libro si apre con un’analisi del regime politico religioso ai tempi di Gesù, dove l’autore sottolinea come Gesù “si accinse ad un’opera inaudita, che non era solo quella di contestare le strutture sacrali in cui era avviluppato il popolo ebraico, ma di rompere con la forza del suo amore tutti gli argini che le prescrizioni rituali e le formule imponevano come dighe alla sua passione e al suo vigoroso entusiasmo.”

Il secondo capitolo è dedicato alle strutture portanti del sacro nella cultura giudaica, dove  evidenzia come l’arrivo di Gesù non sia stato creduto come l’arrivo del Messia, in quanto Israele attendeva un Messia come restauratore della libertà politica, mentre invece Gesù capovolge la loro concezione messianica fatta di potenza e di forza, proclamandosi un servo che avrebbe restaurato il regno di Dio in ben altro modo.

Più avanti Sidoti opera un approfondimento della sacralizzazione del sabato degli ebrei e le caratteristiche della “razza santa”, in merito all’etnia ebraica e il loro modo di vivere.

La rivelazione cristiana apre quella che possiamo considerare la seconda parte del libro. L’autore analizza il pensiero di Gesù, laddove “le strutture portanti della cultura e della religione ebraica vanno eliminate, perché soffocano la genuinità del rapporto religioso, gestito da una classe sacerdotale condizionata dalla esteriorità e dalle fumosità delle liturgie rituali.” 

L’autore si sofferma sui miracoli, evidenziando come ai tempi di Gesù fossero ben più presenti rispetto ai nostri giorni, anche se, per imperscrutabili ragioni, ancor oggi il divino irrompe nella realtà umana, come avvenne a Fatima, a Lourdes e a Medjugorie.

Analizza il ruolo della Chiesa delle origini, l’editto di Costantino del 313 col quale viene sancita la libertà di culto e l’editto di Tessalonica del 380 col quale si impone la religione cristiana come unica religione nei confini dell’Impero, e ricorda che la storia della Chiesa dimostrerà che i fondamenti della dottrina di Cristo furono violati da certi uomini della Chiesa stessa. Ricorda  le vicende di Galileo, Campanella e Giordano Bruno. La libertà di coscienza fu riconosciuta solo con il Concilio Vaticano II, ma ancora nel 1864 il Sillabo di Pio IX la bollava come folle delirio.

Non tralascia di dedicare uno spazio a Martin Lutero, ai suoi errori e ai suoi meriti, e conclude con gli ultimi due capitoli dedicati al papato nel Novecento e al dibattito degli ultimi anni sul Crocifisso nei luoghi pubblici e il presepe nelle scuole.

Una notazione finale sul complesso rapporto tra chiesa cattolica ed ebrei, toccato dal nostro autore nel ricordare l’incontro di Giovanni Paolo II con il rabbino Elio Toaff nel 1981. In quell’occasione il Papa definì gli ebrei “i nostri fratelli maggiori”. Il dialogo tra le due religioni era ripreso dopo il Concilio Vaticano II, con il documento “Nostra aetate” del 1965 che rappresentò un passo importante per le relazioni con le altre religioni. La tradizione cristiana nei confronti degli ebrei era inizialmente di disprezzo, finché la Chiesa “scoprì” di avere radici ebraiche, esortando così cristiani ed ebrei al rispetto reciproco.

15 maggio 2021

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