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GIUSEPPE RANDO

 

 

 

E' stato professore ordinario di Letteratura Italiana presso la Facoltà di Scienze della Formazione e presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (ex Facoltà di Lettere e Filosofia) dell’Università degli Studi di Messina, dove, sorretto dallo spirito di Colapesce che condivide con gli uomini di mare dello Stretto, ha percorso tutte le tappe della carriera accademica, ricoprendo anche le cariche di coordinatore di corso di laurea e di direttore di Dipartimento. E’ membro del Comitato Scientifico della Fondazione Corrado Alvaro e del Comitato Nazionale per l’Edizione dell’Opera Omnia di Federico De Roberto. Fa parte del Comitato Scientifico della rivista “Terzo Millennio”. È componente del Comitato Scientifico del CIS (Centro Internazionale Scrittori della Calabria) in qualità di responsabile della sezione di Italianistica. Dirige le collane Otto-Novecento Siciliano presso EDAS (Messina), Il Ponte presso Falzea Editore (Reggio Calabria), L’Arco presso Pellegrini Editore (Cosenza).

 

Laureato in Lettere Classiche col massimo dei voti e la lode presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina, assistente di ruolo e quindi professore associato di Lingua e Letteratura Italiana presso la Facoltà di Magistero della stessa Università, svolgeva dapprima studi e ricerche su Alfieri “politico” e “comico”, rilevando, in ispecie, l’incidenza delle tesi elaborate dai costituzionalisti francesi della seconda metà del Settecento sulla seconda redazione della Tirannide: tali studi confluirono nel volume dal titolo anodino di Tre saggi alfieriani, pubblicato a Roma, presso Herder, nel 1982, cui andarono i consensi della critica (e, in particolare, di Giuseppe Petronio, che lo accolse nella sua Antologia della critica letteraria, Bari, Laterza, 1986, di Spongano che ne pubblicò una vasta, dettagliata recensione in «Studi e problemi di critica testuale», 28, 1984, di Romagnoli, che lo citò nella sua edizione sansoniana delle Tragedie). Il libro faceva giustizia, fra l’altro, del luogo comune - del tutto antistorico - dello «sradicamento», spostando sul piano filologico il dibattito intorno all’ideologia politica dell’Astigiano (che è storicamente post-illuminista) e dimostrando, sulla base di inequivocabili riscontri testuali, la matrice progressiva e costituzionalistica del pensiero politico del grande tragediografo.

 

Nel 1984 pubblicava un saggio sull’elaborazione di Gente in Aspromonte dove, muovendosi su terreni inesplorati, individuava alcuni racconti pubblicati da Alvaro, negli anni Venti sulla «Stampa» di Torino, e dallo stesso utilizzati per costruire, con un acrobatico lavoro di taglio e ricucitura, quel suo famoso romanzo. Partecipava, nello stesso anno, al VI Convegno Internazionale di Studi Leopardiani (Recanati, 9-11 settembre 1984), con una comunicazione su La “linea politica” Alfieri-Leopardi nello “Zibaldone”, pubblicata negli Atti di quel Convegno (AA.VV., Il pensiero storico e politico di G. Leopardi, Firenze 1988, pp. 479-500): primo studio, in assoluto, sulle ascendenze alfieriane del pensiero politico leopardiano, è segnalato in G. LEOPARDI, Zibaldone di pensieri, edizione critica e annotata a c. di G. PACELLA, Milano 1991.

 

Al Convegno del 1985 su Manzoni e la cultura siciliana, presentava una relazione su Manzoni, Costanzo e l’antileopardismo cattolico-liberale, che poi confluirà in una sua monografia, L’oboe solitario (Giusepe Aurelio Costanzo), Messina, EDAS 1992, l’unica, finora esistente, sulla intera produzione in versi del poeta di Melilli.

 

Intraprendeva nel 1986 studi e ricerche sul rapporto tra narrativa e teatro nell’opera di Pirandello, pubblicati, in parte, nei «Nuovi Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di Messina».

 

Nel 1990 pubblicava un saggio sulla Nuova didattica dell’Italiano nel volume miscellaneo a cura di G. Celona, La didattica delle singole discipline d’insegnamento nella scuola media, Pungitopo, Marina di Patti.

 

Usciva nel 1992, a Roma, presso Bulzoni, in una collana diretta da Nino Borsellino, un suo volume, La bussola del realismo. Verga, Alvaro, Moravia, in cui trovava spazio, fra gli altri, un ampio saggio su Verga e la Scapigliatura, basato anche sullo spoglio delle recensioni ai romanzi minori del grande siciliano, apparse sulla pubblicistica milanese: in appendice, il pamphlet di Mainardi sulla Letteratura disonesta, che non era stato più ristampato dall’anno della prima edizione del 1875. È dello stesso anno la sua edizione critica dell’orazione Agl’Italiani di Giacomo Leopardi, recensita in termini molto positivi da Mario Marti sul «Giornale Storico della Letteratura Italiana».

 

Nel 1997, Rando raccoglieva in un volume, La norma e l’impeto: Studi sulla cultura e sulla poetica leopardiana, pubblicato a Torino da Tirrenia Stampatori, in una collana diretta anche da G. Bàrberi Squarotti, i suoi studi leopardiani, tracciando un dettagliato percorso della formazione classicistica, antilluministica, antiliberale e antiromantica di Giacomo Leopardi e insistendo, negli ultimi due capitoli in ispecie, sulla lucida e rivendicata «mutabilità» del genio recanatese, dopo la svolta risolutiva del 1819 (vi figura anche, in apertura, l’edizione critica della suddetta orazione Agl’Italiani).

 

Il critico andava intanto pubblicando, in riviste specializzate, saggi su Parini, Alfieri, Leopardi, Manzoni, Verga, Cameroni, De Roberto, Pirandello, Maria Luisa Spaziani, Bartolo Cattafi, Saverio Siciliano.

 

Usciva, nel 2002, presso EDAS, a Messina, una monografia di Giuseppe Rando su La narrativa di Edoardo Giacomo Boner. Novelle messinesi e leggende boreali nel crepuscolo del Verismo, che inaugurava un suo ricco filone di ricerca sulla letteratura meridionale meno conosciuta, ma non meno rilevante.

 

Nel 2003, Rando ha curato le edizioni (a Messina, presso l’editore Intilla) di Racconti peloritani e Sul Bosforo d’Italia dello scrittore siciliano-elevetico Edoardo Giacomo Boner. Nel dicembre del 2003 ha organizzato a Messina un Convegno Nazionale su Narrativa minore del secondo Ottocento in Sicilia, di cui ha pubblicato gli Atti, presso EDAS, nel 2004. Nel 2003 ha anche partecipato al Convegno Nazionale di Roma su Alfieri a Roma con una relazione (Alfieri e il mondo antico: traduzioni e rifacimenti) pubblicata negli Atti (Roma, Bulzoni, 2006), e al Convegno Nazionale di Catania su Alfieri nella critica novecentesca con un relazione su Alfieri politico: luci, abbagli, e filtri ideologici, pubblicata negli Atti, Università di Catania, 2005.

 

Nel 2004 ha curato le edizioni (presso EDAS) delle raccolte La spugna di Apelle e Novelle disperse dello scapigliato siciliano Enrico Onufrio, caro a Giovanni Verga. Nello stesso anno ha pubblicato la monografia su Alvaro narratore. L’officina giornalistica (Falzea Editore, Reggio Calabria), in cui, muovendosi tra letteratura e giornalismo, rubrica, per la prima volta, tutti gli articoli giornalistici del grande calabrese, isolando quelli che, a vario titolo, allo stato attuale della ricerca, risultano inseriti nella sua opera narrativa. Nel 2004, ha altresì curato l’edizione di Avventure eroiche e galanti di Giovanni Alfredo Cesareo presso l’editore Intilla. È dello stesso anno il volume La personalità del testo. Saggi su Parini, Leopardi, Boner, Pirandello (Roma Vecchiarelli), dove, utilizzando gli strumenti metodologici della critica globale, svela aspetti sconosciuti dell’opera e della personalità degli scrittori esaminati. Il volume è stato ristampato nel 2006 con l’aggiunta di due saggi su Il giuoco delle parti e L’amica delle mogli di Pirandello, che illustrano la transcodificazione dei testi dalle originarie novelle matrici ai drammi conclusivi, enucleandone interpretazioni nuove e innovative.

 

Nel 2006 ha curato l’edizione di La siepe e l’orto di Corrado Alvaro, presso l’editore Iiriti di Reggio Calabria. L’anno successivo, ha, quindi, raccolto (dalle pagine dei giornali pre e postbellici) e pubblicato in volume, con un saggio introduttivo, presso Rubbettino, cinquantotto racconti del grande sanluchese, col titolo Gente che passa. Racconti dispersi. Nello stesso 2007 ha pubblicato, da Rubbettino, Alfieri europeo: le «sacrosante» leggi. Scritti politici e morali. Tragedie. Commedie, un volume che, al pari o più degli altri suoi, parrebbe destinato a durare.

 

Nel 2008, ha curato l’edizione di un romanzo di Grazia Deledda, Le colpe altrui, per i tipi di Ilisso e Rubbettino; ha redatto un saggio su La didattica della letteratura e i manuali di storia letteraria per un volume collettaneo, pubblicato a Messina, a cura di Francesca Minissale; ha pubblicato il saggio Deledda e Kohlet: “Le coppe altrui”, in «Marenostrum», 3 (2007-2008).

 

Nel successivo quinquennio, Giuseppe Rando ha intensificato i suoi studi alfieriani (pubblicando un saggio, Alfieri protomoderno, su «La Rassegna della Letteratura Italiana» del gennaio-giugno 2011 nonché presentando, al XVI Congresso dell’ADI, una vasta relazione su Vittorio Alfieri tra ideologia, letteratura e teatro) e alvariani (con saggi, in ispecie, su L’uomo è forte e sulle Memorie del mondo sommerso), senza limitare i suoi studi sulla narrativa meridionale: ha, difatti, curato la ristampa di una raccolta di novelle G.A. Cesareo (Leggende e fantasie), presso l’editore Intilla, di Scritti letterari e saggi di varia umanità di Enrico Onufrio, da EDAS, di Racconti calabresi di Nicola Misasi, presso Ilisso-Ribbettino, pubblicando, inoltre, in riviste specializzate, saggi su scrittori rinomati come Camilleri (in «Rivista di Letteratura Italiana»), e su giovani scrittori messinesi come Alessia Battaglia e Giorgio Bongiovanni. Si è altresì occupato di poesia dialettale (con una monografia su Maria Costa) e di poesia tout court, con un saggio monografico sulle Effinzioni di Antonimo Grillo, pubblicato su «Otto-Novecento». Particolarmente attento ai rapporti tra Università e territorio, ha dato il suo contributo al varo di una rivista letteraria messinese («Terzo Millennio»).

 

Ha peraltro raccolto in due volumetti, con un’articolata Introduzione, le novelle siciliane di Luigi Pirandello (presso EDAS); ha redatto il saggio introduttivo a S. QUASIMODO, Colloqui, “Tempo” 1964-1968, l’arcael’arco, Nola 2012; ha curato, con Rosalba Todaro, la pubblicazione di una raccolta di saggi di autori vari, dal titolo Riflessi della storia nella letteratura italiana (EDAS, Messina 2012), dove figura anche un suo saggio su Horcynus Horca; ha redatto il capitolo sulla narrativa di Corrado Alvaro nella monumentale raccolta di Narratori Italiani del Novecento, in due volumi, curata da Rocco Morano per i tipi di Rubbettino (Soveria Mannelli 2012); ha curato, con Maria Gabriella Adamo, Classico e moderno. Studi in memoria di Antonio Mazzarino, Falzea Editore, Reggio Calabria 2012, che ospita un suo ampio saggio su Le novelle siciliane di Pirandello, nonché la sua puntuale Introduzione.

 

Contemporaneamente ha dato il suo contributo alle celebrazioni messinesi del centenario pascoliano, partecipando al Convegno di Messina del 2012 con una relazione, in corso di stampa negli Atti relativi, e curando la pubblicazione, presso EDAS, di un volume pascoliano (G: PASCOLI, Poesie e prose della stagione messinese).

 

Dall’anno accademico 2012-13, usufruendo della mobilità interna, lo studioso si è trasferito nel Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (ex Facoltà di Lettere e Filosofia) dell’Università degli Studi di Messina.

 

Nel 2014 ha pure prefato la pubblicazione, a cura di C. Mauro, del secondo volume degli scritti giornalistici di Salvatore Quasimodo, Il falso e il vero verde (“Le Ore” 1960-1964), Sinestesie, Napoli 2015.

 

Particolarmente intenso di studi e ricco di risultati appare l’ultimo triennio, in cui Giuseppe Rando ha pubblicato quattro monografie [Alfieri costituzionalista, Nei pressi dell’Infinito e altri saggi leopardiani, Verga Pirandello e altri siciliani, Vero e immaginario tra Sicilia e Calabria (da Verga a Occhiato)] nonché due saggi pascoliani (uno in un rinomato volume collettaneo, uno su «Esperienze letterarie»), un saggio alvariano e un saggio verghiano (in due prestigiosi volumi collettanei) e un saggio sul Neogotico siciliano (negli Atti di un famoso convegno torinese).

 

Intensa è stata del pari l’attività didattica di Giuseppe Rando, il quale, da più di vent’anni, cerca di trasmettere, senza risparmiarsi, attraverso l’analisi e l’interpretazione dei testi della letteratura italiana, conoscenze, cultura, amore della libertà, del bello e del retto ai suoi allievi, che mostrano di seguire i suoi corsi con intelligenza e interesse. Didattica e ricerca scientifica costituiscono, invero, per lui, un binomio inscindibile: il dialogo che intesse con i testi letterari, evitando ogni forma di impressionismo e curando, col supporto della storia e della filologia, di non violarne la personalità, prosegue, con identici intendimenti, nel corso delle lezioni frontali con gli alunni, che non ha mai considerato sacchi vuoti da riempire o clienti da imbonire, ma persone da rispettare ed aiutare, casomai, a crescere. Ripete agli alunni, con malcelato orgoglio, che non ha mai studiato un autore della letteratura italiana per motivi che non siano, in primis, quelli del piacere di leggere e di conoscere, intrigandolo soprattutto la fase genetica dei testi.

 

È alla luce di questi convincimenti, supportati dall’utilizzazione dei più aggiornati metodi critici ed ermeneutici, che Giuseppe Rando, con i limiti che sono propri della condizione umana e di un contesto – quello messinese – non particolarmente stimolante, ha conseguito risultati non comuni sul terreno degli studi letterari, se è vero che a) ha impresso – a detta di Petronio, Spongano, Di Benedetto, Bàrberi Squarotti - una svolta decisiva in direzione costituzionalistica negli studi alfieriani del Novecento; b) ha dimostrato, per primo, la presenza del Sublime di Pseudo Longino nella poetica e nella poesia di Parini; c) ha documentato, per primo, la genesi giornalistica di Gente in Aspromonte e la sua singolare elaborazione, aprendo la strada agli studi alvariani di questo tipo; d) ha rivelato aspetti sconosciuti della poetica, della cultura e della poesia di Giacomo Leopardi; e) ha proposto interpretazioni tanto inedite quanto circostanziate di opere fondamentali di Verga e di Pirandello. E ciò, contro certa pratica strumentale delle ricerche, che incentiva talora, nel mondo accademico, la produzione di libri barbosissimi (per arzigogoli impressionistici) e/o pseudo scientifici (per filologismo meccanico), scritti solo pour épater les bourgeois e fare carriera: libri che inibiscono, di fatto, la corretta fruizione della letteratura e dei suoi altissimi valori a tanti, sfortunati studenti universitari, magari destinati a insegnare domani letteratura nelle scuole.

 

Certo, Giuseppe Rando ha avuto la fortuna – o l’ardimento – di non avere un solo maestro e di seguire la lezione di alcuni grandi maestri, godendo tuttavia della più piena libertà di ricerca, senza la quale non si ottengono risultati duraturi a livello scientifico. Quanto dire che Giuseppe Rando ha contestato, e contesta, di fatto, con la sua vita, oltre che con il suo modo di intendere e praticare l’attività didattica e scientifica, una visione rozza e mistificatoria dell’ Università come centro di potere, rifiutandone decisamente tutte le lusinghe e pagandone, talora, di persona l’inevitabile scotto. Con la consolazione (invero magra) di essere l’unico messinese ad avere vinto, con qualche lustro di ritardo (sia pure), la cattedra di Letteratura Italiana in un pubblico concorso, nella lunga storia dell’Università di Messina, stando a quel che dice un collega che ne ha compulsato gli annali.

 

Principali pubblicazioni di Giuseppe RANDO

  

- La bussola del realismo. Verga, Alvaro, Moravia, Roma, Bulzoni, 1992.

 

- L’oboe solitario. Giuseppe Aurelio Costanzo, Messina, EDAS, 1992.

 

- La norma e l’impeto. Studi sulla cultura e sulla poetica leopardiana, Torino, Tirrenia Stampatori, 1997.

 

- La narrativa di Edoardo Giacomo Boner. Novelle messinesi e leggende boreali nel crepuscolo del Verismo,

   Messina, EDAS, 2002.

 

- Introduzione, testo e note a E. G. BONER, Racconti peloritani, Messina, Intilla Editore, 2003.

 

- Introduzione, testo e note a E. G. BONER, Sul Bosforo d’Italia, ivi, 2003.

 

- Introduzione, testo e note a E. ONUFRIO, La spugna d’Apelle, Messina, EDAS, 2004.

 

- Introduzione, testo e note a E. ONUFRIO, Novelle disperse, ivi, 2004.

 

- Introduzione, testo e note a G: A. CESAREO, Avventure eroiche e galanti, Messina, Intilla Editore, 2004.

 

- Tipologie della novellistica “minore” del secondo Ottocento in Sicilia, in AA.VV., Narrativa “minore” del secondo

  Ottocento in Sicilia Atti  del  Convegno Nazionale di Messina (11-13 dicembre 2003), Messina, EDAS, 2004,

   pp. 191-202.

 

- Per la leggibilità della critica: Il giardino della “Ragazza del ghetto”, «Marenostrum», 1 (2004), pp.259-267.

 

- Prefazione a S. SICILIANO, Il vitulone beffato, in «Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti», LXXVI (2000)

   [ma 2004], pp. 297-298.

 

- Corrado Alvaro narratore. L’officina giornalistica, Reggio Calabria, Falzea Editore, 2004.

 

- Alfieri politico: luci, abbagli e filtri ideologici, in AA. VV., Vittorio Alfieri e la critica novecentesca, Atti del Convegno

   Nazionale   di Catania (20-30 novembre 2002), Catania, Università degli Studi, 2005, pp. 195-219.

 

- Alfieri e il mondo antico: traduzioni e rifacimenti, in AA. VV., Alfieri a Roma, Roma, Bulzoni, 2005, pp. 407-434.

 

- La personalità del testo. Saggi su Parini, Leopardi, Boner, Pirandello, Roma, Vecchiarelli,, 2006.

 

- Introduzione, testo e note a N. MISASI, Racconti calabresi, Sassari, Soveria Mannelli, Ilisso- Rubbettino, 2006.

 

- Introduzione, testo e note a C. ALVARO, La siepe e l’orto, Reggio Calabria, Iiriti, 2006.

 

- Introduzione, testo e note a C, ALVARO, Gente che passa, Racconti dispersi, Soveria Mannelli,

  Rubbettino Editore, 2007.

 

- Le metamorfosi della “Lupa” tra narrativa e teatro, in AA. VV., Il teatro verista, Catania, Biblioteca della Fondazione

  Verga, 2007,  pp.237- 263.

 

- Alfieri europeo: le “sacrosante” leggi, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2007

 

- Forme novecentesche del modello manzoniano. “La ragazza del ghetto” di Sabino Acquaviva, in AA. VV., Il romanzo e

  la storia.   Percorsi critici, a cura di M. Sacco Messineo, Palermo, due punti edizioni, 2007, pp. 263-272.

 

- Prefazione a G. DELEDDA, Le colpe altrui, Ilisso Edizioni, Nuoro, 2008

 

- Introduzione, testo e note a E. ONUFRIO, Scritti letterari e saggi di varia umanità, Messina, EDAS, 2008.

 

- “L’uomo è forte” di Corrado Alvaro contro l’illusione comunista, «Terzo Millennio», 1 (2009), pp. 22-47.

 

- Forme dell’irrazionale in Sicilia da Verga a Camilleri, «La magia e le arti nel Mezzogiorno», a cura di Raffaele Cavalluzzi,

  Edizioni B.A. Graphis, Bari 2009.

 

- Le terze, pensose «effinzioni» di Antonino Grillo, «Cultura e Prospettive», 7 (2010), pp. 45-48.

 

- Camilleri: infelicità del “figlio cambiato” e la normalità di Salvo Montalbano, «Rivista di Letteratura Italiana», 2 (2010),

   pp.119-128.

 

- Sperimentalismo e profezia nelle “Memorie del mondo sommerso” di Corrado Alvaro, «Terzo Millennio», 2 (2010),

   pp. 38-52.

 

- Le “Effinzioni”di Antonino Grillo, «Otto-Novecento», 3 (2010), pp.187-197.

 

- Alessia Battaglia, “ Fra gli spazi vuoti finalmente piove”, «Cultura e Prospettive», 7 (2010), pp. 147-150.

 

- Dialogando con “Acqua tinta” di Giorgio Bongiovanni, «Terzo Millennio», 1 (2011), pp. 37-44.

 

- Maria Costa cuntastorie e pueta dû mari, «Cultura e Prospettive», 11 (2011), pp. 69-83.

 

- Sperimentalismo, denuncia e profezia nella narrativa di Corrado Alvaro, in Narratori Italiani del Novecento, I, a cura

   di  Rocco Mario    Morano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012, pp. 337-462.

 

- Le novelle siciliane di Pirandello, in Classico e moderno. Studi in memoria di Antonio Mazzarino, a cura di

  Giuseppe Rando  e Maria   Gabriella Adamo, Falzea editore, Reggio Calabria 2012, pp. 412-456.

 

- Temi e valori dell’immaginario moderno nei “Colloqui con Quasimodo”, in S. QUASIMODO, Colloqui.

  “Tempo” 1964-1968”  a cura e con un  saggio di Carlangelo Mauro, Introduzione di Giuseppe Rando, L’arca e L’arco,

    Nola 2012, pp. XVII-XLIII.

 

    -  Maria Costa testimone e custode dei valori dello Stretto, introduzione a M. COSTA, Àbiru maistru, Pungitopo, Gioiosa Marea 2013.

 

    -  Un nido sullo Stretto, Introduzione a G: PASCOLI, Poesie e prose della stagione messinese, EDAS, Messina 2013, pp. 7-31.

 

- «L’uomo è forte»: dal reportage antisovietico al romanzo realistico-simbolico, in Paura sul mondo. Per «L’uomo è forte»

   di Corrado  Alvaro,  Edizioni ETS, Pisa 2013.

 

- Quasimodo tra giornalismo e letteratura: «non c’è poesia pura», in S: QUASIMODO, Il falso e il vero verde (“Le Ore”

  1960-1964),  a cura di  Carlangelo Mauro, prefazione di Giuseppe Rando, SCE, Roma 2014, pp. XXI-XXXVII.

 

- Verga, Pirandello e altri siciliani, Franco Angeli, Milano 2014.

 

- Poetiche, poesia e metapoesia nella stagione messinese di G. Pascoli, in Studi in onore di Enrico Ghidetti, Firenze 2014.

 

- Vero e immaginario tra Sicilia e Calabria (da Verga a Occhiato), Pellegrini, Cosenza 2014.

 

- Nei pressi dell’Infinito e altri saggi leopardiani. In Appendice l’edizione critica dell’orazione Agl’Italiani di Giacomo

   Leopardi,  Aracne, Roma   2015. 

 

- Alfieri costituzionalista (tra politica, teatro e letteratura), Equilibri, Reggio Calabria 2015.

 

- L’altro Pascoli: poesia e scienza nel «nuovo secolo», in «Esperienze letterarie», 2 (2015).

 

- La «sanzione della morte» e il nulla nella poesia postmyricea di G. Pascoli, in Atti del Convegno di Messina 2012,

  in corso di stampa.

 

- Neogotico siciliano: orrori, incanti e misteri alle soglie del vero, in Neogotico tricolore. Letteratura e altro, a cura

   di Enzo  Biffi Gentili,  Giorgio   Barberi Squarotti, Walter Boggione, Barbara Zandrino, Moncalieri, Fondazione

   Cassa di Risparmio  di Cuneo, 2015.

 

-Percorsi verghiani: Eva o Musette, in Cahier d’amitié. Scritti in onore di Maria Gabriella Adamo, a cura di Renato Corona,

  Aracne, Roma  2016.

 

 Alfieri europeo: le «sacrosante» leggi.

3

 Scritti politici e morali-Tragedie-Commedie

Nella prima parte del presente volume, attraverso l'analisi testuale dei trattati politici e il rilevamento dei loro nessi con il contesto storico-culturale, viene dimostrata l'adesione di Vittorio Alfieri ai principi del costituzionalismo europeo, quale si era venuto configurando, in Francia soprattutto, dopo il tramonto dell'Illuminismo, nelle opere di intellettuali che si ponevano "a sinistra di Montesquieu". I risultati della ricerca, al riguardo, si possono riassumere affermando che il grande piemontese non è affatto anarchico, né libertario o reazionario, bensì acuto censore del languente dispotismo illuminato, nonché primo assertore, in Italia, dello stato costituzionale, basato sulla separazione dei poteri e la sovranità delle leggi. Nella seconda parte, connessa alla prima da una fitta serie di rimandi, viene effettuata, tra l'altro, una ricomposizione della drammaturgia alfieriana - dall'iniziale impianto ostensivo e melodrammatico di "Virginia" a quello sospensivo e meditativo di "Saul" e "Mirra" -, in cui assume un ruolo primario, anche sul piano strutturale-stilistico, la scoperta da parte di Alfieri della "perplessità del cuore umano".

 

 

 

Vero e immaginario tra Sicilia e Calabria

4

 

Nella letteratura siciliana e calabrese dell'Otto-Novecento, lievita, accanto al filone propriamente realistico, un ricco manipolo di opere narrative versate sul lato fantastico, immaginario dell'esistenza. Di questi due fondamentali percorsi - delle loro matrici culturali, dei loro esiti stilistici, dei loro intenti euristici - si tenta, in questo volume, un primo sondaggio, senza paraocchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verga, Pirandello e altri siciliani

5Il volume illustra, in un'ottica post ideologica, aspetti, anche misconosciuti e talora inesplorati, della grande letteratura siciliana dell'Otto-Novecento, evidenziandone, per campioni significativi, la luminosa perennità. Risaltano in particolare, nella sezione verghiana: l'analisi, che si vuole sperare esaustiva e definitiva, della complessa elaborazione di Fantasticheria; la dimostrazione della tecnica del bilanciamento tra lingua e dialetto, esperita dal Catanese su gli abbozzi del Mastro-don Gesualdo e il rilevamento di un lapsus d'autore; la perlustrazione delle transcodifiche attraverso cui passò il testo geniale della Lupa; la lettura del tutto innovativa - post crociana e post marxiana - dei romanzi minori di Verga nelle loro connessioni con la coeva cultura francese e soprattutto con la Scapigliatura milanese. Il tutto è corredato, in Appendice, di testi pressoché sconosciuti (il pamphlet su La letteratura disonesta di Manieri, per esempio) estremamente significativi e del tutto pertinenti al discorso che vi si conduce. Di Pirandello si evidenziano, invece, il magistero assoluto dell'arte novellistica e, in una, temi e forme delle Novelle per un anno, passati sotto silenzio a causa di certe sviste ideologiche e/o di certo pirandellismo perdurante, nonché la complessa tecnica della transcodifica, adottata dall'Agrigentino, per passare dalle novelle matrici a drammi di notevole bellezza e forza conoscitiva.

 

 

 

Nei pressi dell'«Infinito» e altri saggi leopardiani

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Si ricostruisce, nella prima parte di questo volume, attraverso una puntuale rilettura dei testi, la formazione di Giacomo Leopardi dalle certezze cattoliche (e antilluministiche), antiromantiche e antiliberali alla radicale "conversione filosofica", alle "canzoni censurate" e all''Infinito' del 1819. Nella seconda parte, si indaga su aspetti fondamentali, e talora misconosciuti, della cultura e della poetica leopardiana. In Appendice, si pubblica la prima edizione critica dell'orazione "Agl'Italiani", scritta in occasione della liberazione del Piceno nel 1815 dal Contino diciassettenne, nutrito di studi e sogni classicistici nonché fervido intellettuale cattolico, austriacante e rigidamente antifrancese.

Ultima modifica il Lunedì, 16 Gennaio 2017 17:59
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