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Alcara Li Fusi

di Michele Cappotto

 

Altitudine:  m.400  s.l.m.

Etimologia: dal greco “Alchar” che significa fortezza o forse anche dall’arabo “Al Qarah”  trasformatosi poi in “Akaret” (fortezza) e, successivamente, in Alcara. Nel 1812 divenne “Alcara Li Fusi" in quanto centro di produzione dei fusi adoperati per la filatura.

Abitanti: alcaresi (2206  unità nel gen. 2009)

Densità: abitanti /35  Km/q

Patrono: San Nicolò Politi eremita ( festa il  3 maggio e 17 agosto)

Ambiente e risorse: Alcara Li Fusi è un centro prevalentemente agricolo. Le colture principali sono i cereali, la frutta, le olive (rinomato è l’olio extravergine di oliva),  gli agrumi e i legumi. La produzione di mandorle, nocciole e fichi viene largamente utilizzata nell’artigianato dolciario. Si registra anche la presenza di allevamenti bovini, caprini, suini ed equini con produzione di eccellenti carni e manufatti caseari come formaggi (provole) e ricotte. Pregiata e rinomata la produzione di miele.
Prestigiosa è infine la tradizionale arte del ricamo e della tessitura artigianale di tappeti locali realizzati con filo di cotone bianco e pezzi di stoffa di diversi colori, ritagliati a striscioline, che prendono il nome di "pizzare".

Personaggi:  San Luca di Demenna (Alcara) nacque nel 920 dai nobili Giovanni e Tedibia.  Fu da subito educato nella fede e nella scienza divina. Appena giunse alla matura età, i genitori lo sollecitarono spesso al matrimonio, ma egli non volle ascoltarli desiderando dedicarsi a Dio. Lasciato il paese natìo, si reco al Monastero dei Padri Basiliani di San Filippo di Agira. Divenuto sacerdote, per sfuggire alle vessazioni dei Saraceni, che avevano conquistato l'isola attraversò lo stretto e andò a mettersi sotto la disciplina di S. Elia Speleota di Reggio. Ma ben presto anche la zona dell'Aspromonte divenne meta delle incursioni saracene, per cui egli prese la via del Nord fino a raggiungere la famosa eparchia monastica del Mercurion, ai confini tra Calabria e Lucania, meta di tutti i santi italo-greci del sec. X. ove fondò il Monastero Basiliano di Carbone (PZ) di cui ne fu eletto Abate.

Si stabilì nel territorio di Noia (Noepoli), dove restaurò la cadente chiesa di S. Pietro e dimorò con i suoi discepoli per sette anni, praticando il piú rigoroso ascetismo e dandosi ai lavori dei campi, sí da cambiare il deserto in giardino. Desideroso di maggiore solitudine, passò nel territorio presso il fiume Agri, dove nel 959 restaurò il monastero di S. Giuliano nei pressi di Armento ove prestò la sua opera di cristiana carità ai soldati feriti nelle battaglie contro gli arabi,  ne fortificò il castello e la chiesa della Madre di Dio, lasciandone la custodia ai propri discepoli. Di qui ebbe origine intorno al 971 il celebre monastero dei SS. Elia ed Anastasio del Carbone, che divenne il quartiere generale di S. Luca sia come baluardo fortificato contro le incursioni dei Saraceni, sia come palestra dei molti miracoli, che egli vi operò.
Qui Luca morí, assistito da S. Saba di Collesano il 5 febbraio 995. Fu sepolto nella chiesa del monastero, dove ebbe culto pubblico. Recentemente in contrada Lemina ad Alcara li Fusi  è stata realizzata una edicola votiva in memoria del Santo. La festa del Santo Abate ricorre il 13 ottobre.

 


 

Storia

 

Le origini dell’attuale Alcara sembrano risalire agli arabi che nell'827 conquistarono il territorio e qui convogliarono le popolazioni sconfitte chiamandolo “Al Qarah” e costruendo un castello (Castel Turio). I Normanni dopo la conquista del borgo lo rinominarono “Alcara”. In questo tempo Alcara fu testimone della vita da eremita di S. Nicolò Politi. Sotto gli Svevi la città godette di un buon governo e di un rilevante sviluppo civile e culturale.

Tuttavia nei secoli a seguire essa subì un lento e continuo decadimento che fu arginato solo grazie alla forza delle proprie tradizioni religiose fino ai tempi dei Borboni. Questi ultimi, nel 1812, aggiunsero al nome della città il termine “Li Fusi” dall'industria dei fusi utilizzati per filare la lana, la seta e il lino. Attiva e sanguinosa fu la partecipazione degli alcaresi ai moti contadini per la rivendicazione delle terre avvenuti in epoca risorgimentale.
Con l'Unità d'Italia Alcara Li Fusi ebbe un sostanziale sviluppo soprattutto dopo la prima ondata di emigrazione verso le Americhe da cui derivò un positivo ritorno di risorse economiche sulla vita del centro.

 

 


 

Beni Culturali

 

La Chiesa Madre è una delle più belle e grandi della diocesi di Patti. Di epoca bizantina sorse su di un antico tempio pagano. E' dedicata a Maria SS. Assunta. Distrutta nel 1490 da un terremoto fu riedificata con absidi e campanile nel 1632. A tre navate, con cinque file di colonne monolitiche, contiene la splendida Cappella di S. Nicolò Politi, eremita (1117-1167), patrono della città, ricca di marmi e di stucchi, ove sono custodite le spoglie mortali del Santo in un’urna d’argento. Nel 1632 i due portali laterali della facciata furono eliminati per dare posto all'adiacente campanile e al portale centrale sormontato da un elegante frontone sul quale è posta un'aquila di pietrae sul muro di fondo un'edicola con una piccola statua dell'Assunta. Sono presenti all'interno un bellissimo organo del 1782, antiche tele dei pittori Castelnovo, Damiani e Tancredi nonché monumenti funebri e bellissimi affreschi.

Il Convento delle Suore Benedettine e l'annessa Chiesa di S. Andrea furono eretti nel 1580 per volontà dell'aristocrazia locale per la monacazione in clausura delle figlie minori. Nel corso dei secoli fu pure destinato ad ospedale e a scuola. Oggi, ristrutturato totalmente, è sede del Museo di Arte Sacra. Le ampie sale espositive contengono pregevolissime sculture in legno a soggetto sacro, arredi di chiese, preziosi paramenti liturgici ricamati in oro argento e corallo, stupendi argenti di scuola messinese e palermitana, fercoli, nonché straordinarie tele di G. Tomasi (Deposizione, Adorazione dei Magi), di S. Rivelli (Madonna tra S. Andrea, San Benedetto e San Placido), le statue lignee della Madonna del Carmelo, di San Simone, un Crocifisso del '400,  la tavola di Antonello da Messina della “Madonna col Bambino tra San Sebastiano e San Francesco  ed il pregevole dipinto di S. Anna col Bambino. Tutto a testimonianza di una cultura religiosa profonda e di altissimo livello artistico. Nell’adiacente Chiesa di S.Andrea, vi è una mostra documentaria su San Nicolò Politi.

La Chiesa di San Michele un tempo fu Cappella dell'adiacente Monastero dei Frati Minori Conventuali fondato nel 1535. All'interno sotto un bellissimo soffitto ligneo si possono ammirare le statue dell'Immacolata e di San Michele Arcangelo. All’interno di un sarcofago gentilizio sono pure custoditi i resti di alcuni cittadini uccisi nei moti risorgimentali del 1860
La Chiesa del Rosario presenta un bel portico del sec.XV. All'interno una statua marmorea di Maria SS. della Catena
e la tela della “Visitazione” di G. Tomasi del 1667.

La bellissima Chiesa di S. Pantaleone, di impianto rinascimentale, oltre a pregevoli tele sugli altari laterali (S.Antonio Abate, San Cosma e Damiano e San Pantaleone (tutte di G. Tomasi 1671) e la Sacra Famiglia conserva, dietro l'altare maggiore, una splendida tavola cinquecentesca con cornice barocca raffigurante la Madonna col Bambino del Damiani (1539). E' pure custodita una preziosa collezione di antichi libri tra cui la “Bibbia De Lyra” del 1487.

La Chiesa di Sant’Elia sorge sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato alla dea Fortuna con  accanto il Convento dei Cappuccini. Annessa alla chiesa è la cripta ove venivano appesi i corpi dei frati. Il convento fu quasi distrutto da un incendio nel 1956 che risparmiò solo la chiesa e la biblioteca i cui libri sono ora custoditi nella Chiesa di San Pantaleone.

Del castello (Castel Turio), di origine araba, rimane oggi solo la torre quadrangolare arroccata su di un costone roccioso che è stata ricostruita dopo il terremoto del 1978. Adiacente ad essa la Chiesetta della SS.Trinità. Il Castello doveva avere un impianto rettangolare. Fu pure gravemente danneggiato dal terremoto del 1490.

Tra le case del centro storico offre un impianto tipicamente medievale. Tra le viuzze e le antiche costruzioni si può ammirare il portale della casa di Natale Donadei,  illustre poeta locale seicentesco, celebrato nel suo tempo in tutta la Sicilia, autore del poema epico “De bello Christi” e di altre operette latine; il Cortiletto Arabo, uno dei tanti luoghi che caratterizzano l’abitato originario del X secolo; il quartiere del Calvario ove nei pressi dell'antica chiesetta di San Nicola durante la Settimana Santa si svolgono parte delle funzioni pasquali; la monumentale Fontana Abate, antica ed artistica costruzione barocca dai cui sette getti sgorgano acque freschissime. La lapide contiene una elegante dicitura attribuita proprio al Donadei  ( “le gelide acque che la gente Turia attinse all’antro, Alcara splendida le beve da questa placida fonte”).  Ad essa è  adiacente un antico e caratteristico lavatoio pubblico che con la fonte è stato per secoli punto d'incontro degli abitanti.

Poco distante dal centro esiste un caratteristico mulino ad acqua ancora integro che sorge sul torrente “Stidda”.
Centro di profonda devozione è  l'Eremo di San Nicolò Politi a pochi chilometri dal paese. Costruito verso la fine
del sec. XII racchiude al suo interno la piccola grotta che la tradizione vuole che sia stata la dimora del Santo eremita.
Ogni anno, il 18 agosto, per ricordare il ritrovamento del corpo senza vita del Santo, avvenuto nel 1167, viene celebrata una messa con grandissima partecipazione popolare.
Da citare, infine, è la Chiesetta dell'antico Monastero Basiliano del Rogato, poco fuori città, risalente al 1105 ove si conserva un prezioso affresco bizantino detto Kimesi o Dormitio Mariae  (La Vergine Assunta dormiente) del 1260 circa.

 


 

Tradizioni

 

La "Festa del Muzzuni", che si tiene la notte di S. Giovanni, il 24 giugno è una delle feste popolari più antiche d’Italia. Essa reca evidenti i segni di antichi rituali propiziatori connessi alla fertilità, ma anche all'amore, dove elementi di antichi culti si fondono con quelli della religione cristiana. Essa ha luogo dopo il tramonto nei vecchi quartieri dove le donne decorano una brocca con il collo mozzato (muzzuni) rivestita da un foulard di seta ed adorna con gli ori appartenenti alle famiglie del quartiere.

Dalla sommità della brocca fuoriescono steli di orzo e grano fatti germogliare al buio, lavanda spighe di grano già maturato e garofani. Cosi completato il muzzuni viene portato fuori da una giovinetta del quartiere, che simboleggia, anche nel costume indossato, le antiche sacerdotesse pagane, e collocato sopra un piccolo altarino sistemato tra le “pizzare” ossia tappeti colorati tessuti al telaio. Attorno a questi altarini ci si raccoglie con antiche danze  (la “fasola”, una sorta di tarantella, e il “ruggeri”, nel quale chi canta gira come le lancette dell’orologio), canti e duetti di corteggiamento e di amore, a volte non corrisposto, che generano una atmosfera di profonda e suggestiva partecipazione che si protrae fino al mattino seguente. Il giorno dopo nel pomeriggio si festeggia San Giovanni Battista, anch’egli con la testa mozzata, con una processione che vede la partecipazione di antiche confraternite.

E’ tradizione che in tale giorno si stringa tra due persone la cd. “cumparanza” cioè la promessa di una fraterna amicizia intrecciando il dito mignolo di ciascuno recitando contemporaneamente una breve antica filastrocca.

 

 

Ultima modifica il Domenica, 09 Ottobre 2016 09:43
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