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Ficarra

di Michele Cappotto

 

Altitudine: m. 450 s.l.m.

Etimologia: si presume derivi dall’arabo “Fakhàr (glorioso, illustre) con riferimento alla fortezza saracena; non può escludersi anche l’ipotesi che il seicentesco nome “Ficara” derivi dalla presenza sul suo territorio di molti alberi di fichi.

Abitanti: ficarresi  (1651 unità  nel 2009)

Densità: 89 Km/q

Patrono: Maria SS. Annunziata, la cui festa e processione avviene il 3-4-5 agosto.

Ambiente e risorse: Ficarra sorge su di un territorio collinare dominante le valli delle fiumane di Brolo e Sinagra. Presenta estese  formazioni arboree tipiche della macchia mediterranea: mandorli, noci, nocciole e fichi. Tali prodotti sono sfruttati nella produzione artigianale di noti dolci da forno. Vasta e ricca è la presenza di agrumeti ed oliveti da cui si ricavano varie tipologie di olio tutte di eccellente qualità. Non manca la coltivazione dell’uva con produzione di ottimo vino locale.  Diffuso è pure l’allevamento del bestiame con la produzione di carni ovine e bovine, nonché di insaccati vari e di apprezzatissimi formaggi sia freschi che stagionati.

Personaggi: illustre nato a Ficarra è l’On. Vincenzo Piccolo Cupani (1834-1905) alto magistrato della Suprema Corte di Cassazione, fu nominato primo governatore civile dell’Eritrea dal Presidente Francesco Crispi nel 1890.
Ha pure soggiornato a Ficarra, in casa “Gullà” ove tuttora esiste una lapide a ricordo, lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa (luglio-ottobre del 1943) il quale proprio tra i tanti angoli suggestivi e scene di vita ficarrese trovò fonte di ispirazione nella creazione del suo capolavoro “Il Gattopardo” ed in particolare del personaggio del “campiere”.
Ficarra, infine, è sede del noto gruppo folkloristico “I Nebrodi”, fondato dal Prof. Giuseppe Celona nel 1968 la cui fama è ormai diffusa in Italia e nel mondo grazie alle innumerevoli tournèe organizzate dal 1971 ad oggi. Dopo lunghi anni di ricerche e studi sul territorio, questo gruppo è riuscito con grande successo a rivitalizzare e riproporre all’attenzione del pubblico di oggi musiche, canzoni, danze, costumi e tradizioni  tipiche locali che rischiavano di essere cancellate dall’incalzare dei tempi.

Curiosità: Alcuni fonti letterarie (Storia dei Nebrodi, AA.VV ed. Pungitopo) affermano che Guglielmo Albamonte ( o Albimonte), che fu uno dei tredici cavalieri che parteciparono alla famosa disfida di Barletta il 13 febbraio 1503,  sia nato proprio a Ficarra. Guglielmo Albamonte si distinse per aver ucciso il primo francese e costretto gli altri alla resa dopo averli fatti cadere da cavallo.

 


 

Storia

 

Probabili le origini romane e bizantine. Si è certamente sviluppata in epoca arabo-normanna (torre saracena del 1000 poi trasformata in fortezza carceraria). Nel medioevo, sotto il dominio svevo diventa feudo del barone Guglielmo Amico. Subentrati gli Angioini nel 1265,  la moglie di quest’ultimo, Macalda Scaletta subentrò nella baronia fino all’avvento degli Aragonesi che lo assegnarono a Ruggero di Lauria e successivamente a Corrado Lancia, cancelliere del Regno e Signore di Longi e Castanea.

Alla baronia dei Lancia seguì quella degli Abate fino al 1901 quando il Generale Francesco Musto subentrò, con il titolo di Marchese di Lungarini, come ultimo barone di Ficarra.

 


 

Beni Culturali

 

Il contesto urbano del centro storico è tipicamente medioevale, con stradine strette, case addossate, vicoli, piccole  piazze, ove si affacciano anche palazzi di nobili origini (come il Palazzo Piccolo-Cupani, il Palazzo della baronessa Macalda Scaletta, e quello Baronale) caratterizzati da eleganti portoni, balconi e finestre.
Quattro sono i siti di particolare interesse.

Il primo è la Chiesa Santuario dall’elegante portale settecentesco in pietra tenera artisticamente scolpita da maestranze locali e dall’impianto di tipo basilicale a tre navate con colonne ed archi. Nella splendida cappella in fondo alla navata destra, modellata con stucchi di gesso in pesante stile barocco e decorata in policromia ad imitazione del marmo, è custodita la Statua miracolosa della Vergine Annunziata opera di Antonello Gagini. L’atteggiamento della Vergine è di umile attesa, nell’atto di ricevere, con una mano sul petto e l’altra su un libro, tra meraviglia e turbamento, il messaggio angelico. Questa statua ha emesso sudore e sangue la prima volta il 22 dicembre 1592, poi il 2 marzo 1613 e il 18 gennaio 1614. Ancora due volte nel 1648 e nel 1670.

Il sangue miracoloso fu raccolto in un reliquiario che il 7 aprile 1978 è stato sacrilegamente trafugato da ignoti.
La Cappella è ulteriormente impreziosita da un tabernacolo in marmo che conteneva il reliquiario trafugato. A sinistra della statua troviamo quella dell’Arcangelo Gabriele sicuramente di fattura più recente.
Nella navata sinistra troviamo la Cappella del SS.Sacramento (1789) decorata con oro zecchino ed argento e vari colori. In essa vi è un ciborio in marmo bianco opera di Gaspare Marraffa, impreziosito da pregevoli bassorilievi.

A destra della Cappella è sistemato il polittico del 500 del “Salvator Mundi”, stupenda opera attribuita ad Antonello da Messina e composta da 6 tavole e 2 lunette, con al centro Gesù Redentore.
Completano l’arredo del Santuario una pregiata statua marmorea dell’Immmacolata, (1567) contorniata da formelle anch’esse in marmo (proveniente dalla chiesa del Convento dei Cento Archi), una statua della Madonna di Loreto (o della Neve) del 1545, di scuola gaginiana, varie tele settecentesche delle quali, quella dell’Assunta, di Giuseppe Tresca (1751), un crocifisso ligneo del ‘400 e un antico organo.

Il secondo sito sono i ruderi del cinquecentesco Convento dei Cento Archi dei Frati Minori Osservanti e l’annessa chiesa di S.Maria del Gesù. Oggi si ammirano i resti dei muri perimetrali, del chiostro, delle cappelle laterali, un arco a pieno centro con capitelli corinzi e l’architrave della porta della chiesa che reca l’anno 1422.  Nel sec.XVI il convento era sede della seconda biblioteca della Sicilia (circa 1400 libri) dopo Palermo.
Il terzo sito è l’ottocentesco Palazzo Baronale che domina la piazza centrale del borgo. Presenta il portone ornato, il giardino con il terrazzo panoramico e le sue sale meravigliosamente affrescate (oggi sede di convegni e mostre).
Il quarto è la Fortezza Carceraria (già torre saracena risalente al 1100) che presenta al piano terra un piccolo cortile con il pozzo al centro, ai lati alcune sale (oggi adibite a contesti espositivi) e il settore delle celle, al tempo particolarmente perchè totalmente prive di luce e tanto anguste da non consentire ai prigionieri una mantenere la posizione eretta.
Al livello superiore, presenta un’ampio e panoramico terrazzo da cui è possibile ammirare il mare con le Isole Eolie e le adiacenti verdi vallate).

Il patrimonio storico da ammirare comprende anche:
la Chiesa della Badia (Sacro Cuore), cinquecentesca, già chiesa dell’attiguo ex Convento di clausura delle Benedettine. In essa è custodita la bellissima statua in marmo della “Madonna delle Grazie” opera di scuola gaginiana del 1586.
Di grande pregio sono pure il coro in legno intarsiato e dorato in oro zecchino, la cantoria e un piccolo antico organo;
la Chiesa delle Logge, così denominata perché durante la festa dell’Annunziata nei secoli passati, accanto ad essa erano sistemate delle logge a modo di botteghe per la mescita di vino, bibite e per il mercatino della festa. Questa chiesetta ricorda la venuta della statua della Madonna (1507) quando fu portata da Brolo;
la seicentesca Fontana della Gebbia in pietra arenaria.

 

 


 

Tradizioni

 

La Festa della Madonna Annunziata che dura tre giorni (3-4-5 agosto) trova nella solenne processione per le vie del centro storico la sua più alta espressione devozionale, caratterizzata in particolare dal sacrificio dei numerosi portatori a spalla della “Vara” sulla quale è posta la statua, che a piedi scalzi sono chiamati a sopportare un peso enorme che li costringe a frequenti alternanze. Seguono la Vara con canti, preghiere, suono di campane ed emozionanti incitazioni, tantissimi devoti, di cui gran parte emigrati rientrati per l’occasione, anch’essi scalzi in segno di sacrificio e di fede. Molti, al passaggio del simulacro, depongono sulla vara offerte ed ex voto. La Madonna, vestita di un elegante manto di seta azzurra trapunta di stelle, è adornata di un vero e proprio “tesoro” di oggetti preziosi, accumulato nei secoli attraverso le donazioni dei fedeli.

Festa e processione di S. Sebastiano martire (domenica dopo il 20 gennaio) caratterizzata dalla tradizionale offerta di panini benedetti in segno di ospitalità e carità verso i pellegrini che arrivavano da fuori paese;
la Festa e processione di S. Biagio vescovo (3 febbraio) la cui statua viene trasportata alla Chiesa Madre per celebrare il Vespro il sabato sera e domenica la festa.

La Processione del Venerdì Santo che conserva ancora una intima partecipazione al mistero della sofferenza e morte del Cristo. La processione con le varette rappresenta il culmine di tutta la meditazione.

La “Coltivazione del baco da seta”, infine rappresenta una secolare tradizione artigiana, unica rimasta in Sicilia a scopo didattico, che ha luogo da aprile a settembre e che consente di seguire le varie fasi della crescita del Baco fino alla produzione e lavorazione della seta con la visione degli strumenti dell’epoca.

 

 

Ultima modifica il Domenica, 09 Ottobre 2016 09:41
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