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Piraino

Altitudine: m. 415 s.l.m.

Etimologia: l’origine è dialettale da "pirainu" (pero selvatico)

Abitanti: pirainesi (3944 unità nel 2008)

Densità: 229 Km/q

Patrono: San Giuseppe (festa il martedì dopo Pasqua)

Ambiente e risorse: È un centro prevalentemente agricolo-artigianale. I prodotti agricoli principali sono le nocciole, le mandorle, le olive, gli ortaggi, l'uva e gli agrumi. Oltre all'agricoltura, vi sono industrie per la trasformazione dei suoi prodotti. Vivo è il commercio e il turismo rivolto essenzialmente alle sue spiagge. Caratteristici sono inoltre i manufatti in legno, ferro battuto, rame (ancora vive la figura del "pignataro" costruttore di pentole in rame) e l’industria artigiana delle ceramiche.

Personaggi illustri: Il paese ha dato i natali ad Alberto Denti di Piraino, uno dei più colti ed attenti gastronomi del Novecento. Tra le suo opere si ricordano "Il gastronomo educato" (1950) e i "Siciliani a tavola : itinerario gastronomico da Messina a Porto Empedocle" (1970).

 

 

 


 

Storia

 

Piraino sorge su un crinale che degrada bruscamente sul mare, tra i promontori di Capo d'Orlando e Capo Calavà. Secondo le ricerche storiche le prime notizie certe sull'esistenza di Piraino sono da collocare temporalmente in epoca greca. Successivamente fu casale romano, subendo anche la dominazione bizantina.
Nell'860 i Saraceni occuparono Piraino costruendovi la torre cilindrica come punto di osservazione e le mura del paese, mentre la chiesa cristiana venne trasformata in moschea. Della presenza musulmana sopravvivono evidenti tracce anche nei toponimi di alcune importanti borgate di Piraino come Salinà, Scinà e Maraona. A partire dal 1070 con la dominazione normanna, la città conobbe un periodo di grande splendore grazie alla riorganizzazione dell'agricoltura.

Nell'alto Medioevo Piraino insieme a Brolo, Ficarra e Galati appartenne alla nobile famiglia dei Lancia che ressero l'esteso feudo fino agli inizi del XVIII secolo. Durante le lotte fra Svevi e Angioini, che per decenni devastarono l'isola, i Lancia, che avevano combattuto eroicamente sotto le bandiere di Federico, persero i loro beni. Soltanto con l'avvento degli Aragonesi recuperarono parte dei loro antichi possedimenti. Nel 1640 il reverendo canonico Francesco Denti acquistò da Vincenzo Paternò la Baronia di Piraino affidandola a Vincenzo Denti che per privilegio del re Filippo IV di Spagna, nel 1656, ottenne il titolo di Duca. Iniziava così il dominio della nobile famiglia Denti che legò al suo nome le pagine più gloriose della storia della città.

I Denti governarono per circa due secoli. A Vincenzo Denti successe, nel 1678, Gregorio Castelli al quale venne conferito il titolo di Principe di Castellano. Questi promosse la ricostruzione e l'ampliamento del palazzo Ducale per farne una prestigiosa dimora della sua famiglia, come in passato lo era stata per i Lancia. Di quel magnifico edificio oggi, purtroppo, restano i ruderi e il portale sulla sommità del quale spicca lo stemma araldico.
Per volontà dello stesso Gregorio nel 1867 fu costruita anche la chiesa di Sant'Anna per dir messa per la famiglia. Legato oltremodo a Piraino, Don Gregorio si fece costruire la tomba destinata ad accogliere le sue spoglie mortali nella chiesa del convento dei Minori Osservanti, ancora oggi esistente. Ma la morte lo colse improvvisamente a Palermo e lì fu sepolto.

L'ultimo ad avere l'investitura ed il titolo di duca di Piraino fu nel 1798 Vincenzo Denti Bonanno, morto a Palermo nel 1813. I duchi governarono saggiamente il loro feudo. Grande sviluppo ebbe l'agricoltura con la pratica delle coltivazioni intensive di ulivi, vigne e soprattutto gelsi che legata alla fiorente attività della bachicoltura, rappresentò una importante fonte di reddito per la comunità. Negli ultimi decenni un grande sviluppo urbanistico ed economico ha investito la frazione marina di Gliaca che ha visto nascere rapidamente insediamenti turistici ed il moltiplicarsi della già consistente popolazione.

A Gliaca, il piccolo borgo marinaro di Piraino, situato lungo la statale 113, oggi enormemente sviluppatosi grazie al fatto essere diventato meta di vacanze e turismo, conseguentemente  all’invidiabile bellezza della costa e del mare che la bagna, nonchè attivissimo centro di commercio ed artigianato, si trova la vecchia Stazione di Posta Fondaco (sec. XVII) uno dei unici due edifici del genere rimasti sull’antico asse viario Messina – Palermo adibito alla sosta e ristoro dei viaggiatori ed al cambio dei cavalli delle carrozze. Completamente restaurato e recuperato esso oggi si presenta integro nel suo aspetto originario.

 


 

Beni Culturali

Piraino, è una città con una storia ricca di prestigio e gloria come testimoniano i suoi sontuosi monumenti, le chiese, le torri e i palazzi baronali.

Il Convento di San Francesco dei Frati Minori Osservanti, è sicuramente uno dei simboli del paese. Dello splendido edificio originale, costruito tra il 1604 e il 1614, ancora oggi si conservano parte delle mura perimetrali e soprattutto il bellissimo chiostro con colonne e capitelli in arenaria sapientemente scolpita. Nel porticato sono ancora visibili le tracce dei preziosi affreschi che lo ornavano, in parte occultati verso la fine dell'Ottocento dalla trasformazione del cenobio francescano in cimitero. La chiesa annessa è un’ampia costruzione secentesca.

All'interno si ammirano eleganti stucchi raffiguranti festoni e puttini ispirati all’arte del palermitano Serpotta.
Splendido l’altare in marmo che presenta preziose sfumature di vari colori. L'altare è sovrastato da un'edicola sostenuta da quattro colonne dalle originali forme artistiche. Completano l'arredo del tempio alcune tele del Settecento ed una deliziosa statua di marmo pregiato raffigurante la Madonna della Neve, opera della scuola del grande scultore palermitano Antonello Gagini (1478-1536).

La Chiesa Madre esisteva già al tempo dei Normanni, come si evince da un documento del 1523, ove viene sancita l’appartenenza della Chiesa alla giurisdizione del Vescovo di Patti. Il portale, costruito nel XVI sec., presenta sul lato destro, un bassorilievo in marmo bianco, con lo stemma, raffigurante l'emblema di Piraino. La Chiesa, in origine era a croce latina, furono, poi, aggiunte la navata laterale destra, coperta con le volte a crociera e le cappelle sulla sinistra. La navata centrale è coperta con una volta a botte lunettata, all'incrocio della navata centrale con il transetto, quattro pennacchi sorreggono un basso tamburo, su cui è impostata la cupola elissoidale, completata nel 1885. Di particolare pregio è l'altare ligneo, decorato in oro, risalente al 1600. In esso si trova anche la statuetta che rappresenta  la Madonna Bambina avvolta in fasce tipica iconografia bizantina. Ad esso fa sfondo, l'organo settecentesco, in legno scolpito, di fattura siciliana.

Circondano l'altare ai due lati gli stalli in legno del coro dei sacerdoti. Possiamo inoltre ammirare, un quadro di S. Orsola, datato 1618, dipinto da Franco Ferlito catanese, l'altare di Santa Bruna ove, dietro un’artistica cancellata secentesca in ferro battuto, è custodita l'urna laminata in argento contente le reliquie della Santa , donate alla chiesa dai duchi Denti, nella seconda metà del 1600. Un cofanetto decorato in stile portoghese racchiude le ossa della Santa. Segnaliamo, il quadro di Santa Rosalia in mezzo a San Francesco d'Assisi e Santa Maria Maddalena. Il quadro è opera dell'artista Rosalia Novelli di Monreale figlia del più noto Pietro Novelli. Suggestiva infine una grande croce lignea con tutti i simboli della crocifissione risalente al XVI sec. Sotto la Chiesa vi è una cripta adibita a sepoltura, risalente al 1771, nella quale si trovano i corpi dei sacerdoti di Piraino, ancora ben conservati, grazie alla tecnica del "colatoio".

La Chiesa della Badia o "TEOTOKOS" cioè Casa della Madre di Dio, è quella più antica risalente al XII sec.
Nel 1101 venne concessa dal Gran Conte Ruggero, il Normanno, all'Abate della Badia di San Nicolò Lo Fico di Raccuia. Nel 1681 la madre di Girolamo Lanza, per grazia ricevuta, fece dono alla chiesa di una campana. Nel 1732, Lucio Denti, la fece restaurare e a testimonianza questo avvenimento fu apposta una lapide marmorea. Negli ultimi anni sulle pareti interne della chiesa, sono stati rinvenuti degli affreschi, di stile bizantino, raffiguranti una Madonna con Bambino. Di fattura locale è l'acquasantiera in pietra arenaria. La chiesa attualmente è in restauro.

Chiesa della Catena si presenta coperta con un tetto in legno con finte capriate. Fu eretta nel secondo '600 per devozione alla Madonna che libera dai pirati, dal carcere e dai legami extraconiugali. Da una relazione dell'arcivescovo di Messina, si ha notizia dell'esistenza a Piraino, già nel 1500, di una confraternita della Madonna della Catena.
La Chiesa fu luogo delle prime libere elezioni dopo l'Unità d'Italia. E' il centro del culto a S. Rocco, e godette di diversi "lasciti" per celebrazioni di S. Messe, che nella Novena del Santo dovevano essere cantate. Come per la festa dell’l'Ecce Homo si faceva la raccolta del funicello (la seta che estratta dai bozzoli veniva lavorata e venduta ai commercianti locali).

La Chiesa del Rosario fu fondata su di una precedente chiesa dedicata alla S.S. Trinità risalente al 1400. Modificata nel 1635 dalla confraternita del S.S. Rosario, fu dedicata al culto della Madonna del Rosario. La Chiesa conserva ancora, il suo vecchio campanile del 1500, con la campana forgiata nel 1546. Il Portale in pietra arenaria, risale al 1600. Le colonne, poggiate su due grosse basi sono arricchite da motivi floreali, nella parte inferiore, e scanalate nel fusto superiore, sostengono i capitelli in stile corinzio, sormontati da un timpano spezzato con mondanature che si accartocciano in volute terminali. All'interno possiamo ammirare l'altare ligneo scolpito di stile barocco fiorito risalente al 1630-1650. La statua della Madonna del Rosario, con ai lati S.Domenico e S. Caterina da Siena, anch'essa in legno scolpito e risalente al 1703, è coronata dai 15 Misteri del Rosario. La Chiesa è a navata unica, è coperta da un soffitto in legno a cassoni quadrati con rosoni di stile bizantino-normanno restaurato nel 1972. Recenti restauri hanno portato alla luce la Cappella del Rosario e l'antica tomba della Confraternita.

La Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria è ritenuta di epoca antichissima. Era parrocchia già alla fine del 1500 e continuò ad esserlo fino al 1960. Il portale d'ingresso, in pietra arenaria è datato 1694 (presumibilmente fu costruito in seguito al terremoto, avvenuto nel 1693). L'impianto basilicale della Chiesa risale al sedicesimo secolo. Esso è costituito da una navata centrale, coperta da una volta a botte lunettata, e da due navate laterali, coperte da volte a crociera. Le colonne che dividono le navate, sono in pietra arenaria e presentano diametri diversi. I capitelli, di stile composito, in pietra arenaria, sostengono degli archi a pieno centro, abbelliti da medaglioni raffiguranti gli apostoli, affrescati tra il 1935-1940. L'altare, in legno scolpito, è dipinto in oro zecchino con due colonnine in ebano e due dipinti di San Pietro e San Paolo ai lati del tabernacolo.

Al centro ed in alto è collocata la statua in marmo bianco di S. Caterina d’Alessandria (Bottega del Gagini - sec.XVI) con i simboli del martirio (spada) e della regalità e della saggezza (corona e libro). Ci sono poi varie tele del sec. XVII e XVIII  tra cui quella dei santi Cosma e Damiano, il Crocifisso con Maria Maddalena, San Gaetano da Thiene e la Trasfigurazione sul Tabor. Di grande pregio sono le statue lignee della Madonna Immacolata (1786), quella della Madonna del Carmine con San Simone, quella di San Vito e quella di San Sebastiano. Sotto la chiesa si trova una cripta adibita al culto dei morti, dove esistono anche i colatoi che servivano ad inumare i cadaveri.
Alla Chiesa è annessa la settecentesca Cappella del Signore Ecce Homo, le cui pareti furono dipinte nel 1724 con scene che ripropongono la devozione alle anime purganti. Sul soffitto un bellissimo affresco raffigurante Cristo il cui sangue scorre sulle Anime del Purgatorio.

La Torre Saracena, (detta anche Torrazza) fu realizzata dagli Arabi nel X secolo per la difesa e l'avvistamento: la sua particolare posizione geografica consente infatti una visione panoramica a 360°.
Presenta una forma cilindrica ed una superficie esterna in muri tipo a "faccia a vista" cioè realizzati con mattoni pieni privi di ulteriore rivestimento (tipo intonaco). La torre faceva parte di un sistema di avvistamento che partendo dalla cinquecentesca Torre delle Ciavole, posta lungo la costa, comunicava con la Guardiola, situata nord del paese e quindi con il Castello Brolo e quello di Capo d’Orlando. Si sviluppa su 3 livelli e con una terrazza collegati tra loro da una scaletta interna. Nel XVIII sec. fu anche adibita a carcere.
Essa è l'edificio posto sul punto più in alto di tutto il centro storico ed è sicuramente attorno ad essa che si sviluppò il primo nucleo abitato.

Palazzo Ducale. Fatto costruire dai Lancia tra il XV-XVI sec. fu da questi abitato fino al 1641. In seguito, fino al 1812 fu proprietà dei Denti. Era la sede del governo feudale e in certe occasioni diveniva anche sede del “Baiuolo” ( bagghiu) che era un giudice competente a dirimere questioni penali e civili tra cittadini. Il cortile dietro l’ingresso principale era il luogo di riunione. Il palazzo, oggi non agibile, contava 36 stanze, 12 magazzini ed una cappella privata.

Museo etnoantropologico. Inaugurato nel 1999, propone etno-reperti fondamentalmente espressivi della tradizione contadina di attività artigianale e commerciale molto importante nell'economia locale. I Pirainesi forti e orgogliosi di queste loro tradizioni, hanno messo insieme parecchio materiale, i loro ricordi più cari capaci di richiamare alla memoria ricordi di un fare rispettoso della natura e della cultura una stretta interdipendenza che i protagonisti, possono ritrovare nel loro museo, la cui sede si trova a Piraino in Via Roma (centro storico). Il Museo è diventato meta di numerose scolaresche e di turisti che dimostrano grande interesse per queste raccolte ricche di folklore, storia e tradizione, e che vengono presentate attraverso fotografie e pannelli informativi, sia per conoscere il nostro bene architettonico ma anche per spiegare le tecniche dei vari processi lavorativi. P

iraino sembra voler rivivere l'antico proverbio:" Pirainisi cannistri, cannistri picciuli e ranni su tutti maistri" che in un lontano passato indicava la "maestria" delle persone del luogo, capaci di svolgere "vari" mestieri (fornai, contadini, fabbri, calzolai etc.). Un bellissimo esempio di acquasantiera è custodita nel museo etno-antropologico. Risale al 1625, e si trovava nella Chiesa del Convento dei Frati Minori Osservanti di San Francesco. L'acquasantiera sulla base inferiore riporta scolpito il nome del Frate e la data (1685) dell'epoca della sua realizzazione.
La Guardiola  era una piccola fortezza e antico punto di osservazione (di qui "Guardia") la cui costruzione risale al XVI sec. Da questo osservatorio sul mare, a 380 m. di altezza, si ha la visione del tratto di mare che va da Milazzo a Capo d'Orlando con le Isole Eolie che chiudono l'orizzonte a nord.

Torre delle Ciaule Sulla costa, tra Gioiosa Marca e Gliaca, protesa verso il mare si erge la Torre della Ciaule. La Torre delle Ciaule ( o Ciavule) così detta per il tipo di uccelli che vi trovavano dimora (in italiano le Taccole). Si tratta di una bellissima realizzazione di epoca spagnola, costruita dall'architetto Camillo Camilliani tra il XVI e XVII sec. che sorge su di un costone roccioso che parte dalla riva si spinge nel mare per circa trenta metri. Di base quadrata, presenta il piano inferiore con pareti esterne, piano superiore con alloggio dei soldati e terrazza con parapetto, fu costruita con grossi blocchi di pietra.

Costituisce un magnifico esempio di quel sistema difensivo approntato lungo le coste siciliane intorno al 1500. Fungeva infatti con quella di Brolo da luogo di avvistamento e segnalazione per difendere il territorio dai saccheggi dei turchi, barbari, saraceni e da tutti i pirati che per secoli hanno infestato i mari di Sicilia. Era presidiata giorno e notte da quattro soldati con armamento di artiglieria. Ad essi spettava il compito di controllare i vascelli in transito o di lanciare l'allarme in caso di incursioni piratesche, in quell'epoca assai frequenti.
Legata a questa torre è la tradizione popolare che racconta di due giovani, lui abitante questa torre e lei quella della vicina Brolo il cui amore fu contrastato e tragicamente spezzato con l'uccisione degli amanti buttati poi nella cisterna della torre stessa.

 


 

Tradizioni

 

La Festa di San Giuseppe, patrono del piccolo centro, è fissata dalla tradizione il martedì della benedizione, immediatamente dopo Pasqua. L'altra festa importante è dedicata all' Ecce Homo il venerdì, sabato e domenica della seconda settimana di ottobre. Di grande interesse è pure la manifestazione Paese Presepe che si tiene al centro del borgo.

Assai suggestivo e di grande partecipazione popolare è il corteo storico della "Castellana" il 15 agosto, con fiaccolata a mare che si svolge nei pressi della torre delle Ciaule.

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica il Domenica, 09 Ottobre 2016 09:30
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