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Barcellona Pozzo di Gotto: richiesti i benefici della “Legge Bacchelli” per l’architetto-archeologo Pietro Genovese

 - di Marcello Crinò -

Nei primi giorni di agosto 2020 è stata presentata al consiglio comunale una mozione per impegnare consiglieri e amministrazione a chiedere e sollecitare al presidente e al consiglio dei ministri l’applicazione dei benefici della legge Bacchelli in favore dell’architetto Pietro Genovese. La mozione è stata presentata dai consiglieri Giuseppe Saija, Antonio Novelli e David Bongiovanni, ai quali si sono poi associati i consiglieri Alessandro Nania e Melangela Scolaro.

Pietro Genovese nasce a Barcellona il 9 ottobre 1948. Frequenta il Liceo Scientifico e si iscrive alla Facoltà di Architettura di Roma dove si laurea nel 1974 con la tesi: "Riorganizzazione a livello territoriale delle preesistenze storiche in Sicilia", relatore il professore Giuseppe Perugini. Già dal tipo di tesi di laurea emerge chiaramente la sua passione per il territorio e le relative presenze archeologiche.

1970 VILLA SPINESANTE 2 FOTO M.C. 1988

Le sue ricerche archeologiche presero l'avvio dopo il rinvenimento a Maloto, nel 1967, di una grotta con antichi reperti, avvenuta per merito del poeta del luogo Carmelo Famà. Dopo una serie di varie scoperte nel territorio, il culmine delle ricerche avviene col rinvenimento nel 1974 a Monte S. Onofrio dei resti di una fortificazione appartenuta forse all'antica città di Longane, che ha visto poi anche un intervento di scavo da parte della competente Soprintendenza.

Genovese si è prodigato per diffondere le sue ricerche attraverso la stampa locale e specializzata e numerose conferenze pubbliche, illustrandole con l'ausilio di diapositive e disegni. Dopo la laurea inizia una intensa attività professionale e prosegue la ricerca archeologica. Nel 1977 partecipa anche ad una missione archeologica in Pakistan con gli archeologi Vincenzo e Sebastiano Tusa.

Il suo studio a Barcellona, in via Umberto I, diventa una vera fucina di idee, e luogo di incontro per molti giovani architetti, studenti d'architettura ed appassionati d'arte e d'archeologia. Uno dei suoi punti di riferimento progettuali era la rivista internazionale di architettura "Japan architect", con testo in inglese e giapponese. Partecipa al concorso indetto per il Palazzo della cultura di Messina; propone un suo originale progetto per il ponte sullo stretto di Messina, con un pilone centrale fornito di centrale eolica sulla sommità. Progetta diversi edifici, tra cui quello di via Umberto I, poco distante dal suo studio, dove ha usato il cemento faccia a vista, colato in casseforme appositamente disegnate.

Elabora progetti di restauro per edifici monumentali di Castroreale, come la chiesa di Gesù e Maria al cimitero, la porta Raineri e l'arco gotico in Piazza Peculio.

2009 DSCF4876 pietro genovese

In verità l'attività di progettazione architettonica era iniziata già da quando, ancora studente, aveva collaborato nello studio tecnico di un suo cugino, progettando edifici e seguendone la realizzazione. Tra questi c'è da ricordare la villa basata su una pianta centrica e circolare, con colonne troncoconiche e sormontata da cupoletta, costruita a Spinesante. Per inciso si tratta, secondo alcuni architetti, della più qualificata realizzazione architettonica moderna realizzata in quel periodo nel territorio barcellonese. Genovese è stato il primo, nelle nostre zone, a proporre l'uso della colonna al posto del pilastro rettangolare, in un periodo in cui nell'architettura moderna era "tabù" l'uso della colonna in cemento armato. Questa sua scelta è probabilmente dovuta anche all'influenza di Paolo Portoghesi, suo docente a Roma, il quale, ma solo negli anni Ottanta, si è fatto portavoce in Italia dell'architettura Post-Moderna (la famosa Biennale Architettura del 1980), che operava un recupero di elementi peculiari dell'architettura del passato, come il timpano e la colonna. Il suo segno grafico utilizzato nei progetti ma anche nei rilievi archeologici è molto personale, ben caratterizzato, molto riconoscibile e di grande fascino.

Come urbanista ha fatto riferimento alle grandi utopie degli anni Sessanta, con i megapiani regolatori che, nell'ottica dello sviluppo smisurato delle città, prevedevano delle grandi conurbazioni. Infatti nel 1969 elabora un piano di massima per Duilia, una conurbazione che doveva nascere dalla fusione di Barcellona, Merì e Milazzo. Il piano ebbe notevoli riscontri anche negli ambienti politici. Prevedeva, come si evince dalla legenda della planimetria, un Centro direzionale, la stazione ferroviaria unica, zone per l'industria pesante e leggera, un Centro studi, le varie zone residenziali, la zona storica, un centro sportivo, l'ospedale, aree per l'agricoltura, e un aeroporto.

Con le ricerche archeologiche e con la realizzazione dell'elenco propedeutico alla schedatura del centro storico di Barcellona, attuato nel 1979 per conto della Soprintendenza di Catania, ha fatto da apripista per gli studi sul territorio, culminati nei primi sommari vincoli apposti nel Piano Regolatore Generale redatto da Emanuele Carrozza e Antonio Bonafede, presentato nel 1974 e successivamente, con la Revisione al PRG firmata da Giuseppe Gangemi, con gli ampi vincoli delle aree archeologiche e col vincolo e la schedatura degli edifici urbani ed extraurbani sparsi nel territorio, con valenze sia architettoniche che etno-antropologiche da tutelare. La Revisione del Piano, presentata nel settembre 2004, ha recepito tutte le scoperte archeologiche, che, sia detto per inciso, sono state "ufficializzate" dalla competente Soprintendenza, ed sono state anche, talvolta, oggetto di scavi, seppur incompleti, (come Monte S. Onofrio e Pizzo Lando) inserendo ampie aree a vincolo.

Gradualmente Pietro Genovese, per motivi di salute, abbandonerà la professione e la ricerca attiva sul territorio, per dedicarsi principalmente alla pittura, al disegno e alla scrittura creativa. La pittura ha sempre rivestito un ruolo importante nella sua vita; ha realizzato diverse mostre personali, ha organizzato e partecipato a parecchie collettive di pittura e si è fatto promotore dell'estemporanea di Castroreale negli anni Settanta, che sotto la sua guida si è sviluppata in varie edizioni. La sua presenza pittorica in città la ritroveremo nel 2009, nella mostra collettiva “I Visionari” organizzata dall’associazione Genius Loci, dove ha esposto alcune sue opere della più recente produzione. Nel maggio 2018 è stato presente alla mostra sull’archeologia organizzata dalla Genius Loci nel Villino liberty, laddove in dodici pannelli si esponevano le origini della città di Barcellona con ampio risalto alle sue scoperte. Pannelli adesso esposti in maniera permanente nell’antisala dell’Università della Terza Età. Qualche mese dopo avviene l’incontro a Barcellona con il compianto archeologo Sebastiano Tusa, in occasione della sua presenza in città per apposizione della targa dedicata alla madre, la numismatica barcellonese Aldina Cutroni Tusa.

27 agosto 2020

 

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