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Barcellona Pozzo di Gotto: dopo due anni di fermo ritorna la doppia processione delle “varette” del Venerdì Santo

- di Marcello Crinò -

Dopo due anni di fermo dovuto al Covid, quest’anno si è svolta nuovamente la doppia processione del Venerdì Santo di Barcellona e di Pozzo di Gotto. Nel tardo pomeriggio di venerdì 15 aprile 2022, dalla chiesa di San Giovanni Battista a Barcellona e dal Duomo di Santa Maria Assunta di Pozzo di Gotto, si sono formati i due cortei processionali snodatisi per alcune ore nella città del Longano secondo il consueto itinerario, saltando solo l’incontro e la lunga fermata sulla copertura del Torrente Longano.

Purtroppo nella processione di Barcellona è mancata una “varetta”, quella di grande dimensione del Cristo portato al sepolcro, del 1948, custodita in un magazzino, perché presenta diversi problemi. In particolare l’intera struttura in legno e ferro che sostiene i gruppi statuari ha delle parti sconnesse, che assieme alle quattro ruote non gommate ne hanno sconsigliato il movimento. Inoltre i gruppi statuari hanno bisogno di essere restaurati soprattutto nel colore.

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Naturalmente resta aperto l’annoso problema del “museo delle varette”, o comunque un luogo dignitoso dove custodire e rendere fruibili durante tutto l’anno i gruppi statuari non esposti nelle chiese ma depositati in magazzini privati spesso assolutamente inadatti ad ospitarli.

La conferma che i riti processionali del Venerdì Santo in provincia di Messina quest’anno si potevano realizzare è giunta il 4 aprile. La Prefettura ha dato l’autorizzazione seppur con delle prescrizioni. Il 7 sera, dopo una lunga riunione nella chiesa di San Francesco di Paola tra Istituzioni e patrocinatori delle varette, è stata data la conferma che le due processioni si sarebbero svolte, seppur con delle limitazioni e nel rispetto delle regole Covid.

La doppia processione delle “Varette” del Venerdì Santo, per le sue peculiarità, è stata iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia (approvazione del 20 ottobre 2008; Gazzetta Ufficiale della Sicilia del 9 maggio 2014, pp. 38-44). I modi di formazione della città (due nuclei originariamente separati dal torrente Longano) hanno fatto sì che a Barcellona, caso unico, si sviluppassero due processioni con ben ventisei “varette”, costituite da sculture ispirate a opere d’arte rinascimentali, manieriste e barocche.

La processione di Pozzo di Gotto, risalente al 1621, seppur in forma ridottissima rispetto all’attuale, forse con il solo Ecce Homo, si è formata nella via Risorgimento, di fronte la chiesa di Gesù e Maria, dove sono custodite le varette dell’Ecce Homo e dell’Urna col Cristo morto ed è proseguita fino al Duomo di Santa Maria Assunta, disponendosi in due file nelle strade che circondano il Duomo. Da qui si è snodata lungo la via Garibaldi, raccogliendo durante il percorso altre due “varette” custodite nella chiesa delle Anime del Purgatorio. Le origini di questa manifestazione hanno chiari riferimenti alla tradizione spagnola; addobbate con fiori e luci, spesso solo con candele, hanno mantenuto nel tempo le caratteristiche iniziali.

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I gruppi statuari sono sfilati secondo questo ordine: Ultima cena (rifatta nel 1863 da Carmelo Vanni; il Cristo è stato rifatto nel Novecento), Cristo nell’orto (1864, opera di Carmelo Vanni), Cristo alla colonna (restaurato nel 1864 da Carmelo Vanni), Ecce Homo (1621; rifatto nella seconda metà dell’Ottocento), Cristo porta la croce (1864), Incontro con le pie donne (1950), Cristo caduto sotto la croce (1900, autore Giuseppe Fiorello; l’opera fu premiata a Roma nel 1911 e poi acquistata per la processione), Cristo spogliato dalle vesti (1970 circa), Crocefisso (XVII secolo; sostituito nel 1865 con l’opera di Giuseppe Rossitto), Pietà (1921), I simboli della Passione (1968, l’angelo è del 1970 dello scultore Giuseppe Emma di S. Cataldo), Urna col Cristo morto (XVII secolo; rifatta nel 1895), Addolorata (1658 circa; sostituita nel 1875 con un’opera di Michele Gangeri). L’Urna col Cristo morto è accompagnata dai “Giudei”, in realtà soldati romani caratterizzati da un elmo sormontato da penne di pavone, che sin dal periodo paleocristiano era il simbolo della consacrazione della Chiesa, e le cui carni erano ritenute incorruttibili e pertanto simbolo della Resurrezione. Un simbolismo ormai dimenticato ma ben chiaro a chi per primo li fece realizzare. La processione si conclude con il baldacchino e il sacerdote recante la reliquia della Croce, custodita in un ostensorio, e la Banda musicale.

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La processione di Barcellona si è formata presso la chiesa di San Giovanni dove si sono radunate anche le “varette” provenienti da altre chiese e magazzini. L’origine di questa seconda processione, che presenta caratteri di maggiore sfarzo rispetto all’altra, con addobbi floreali più ricchi, risale probabilmente alla metà del Settecento (con il Crocefisso e l’Addolorata, del 1754), cioè quando la chiesa di San Giovanni fu ingrandita acquisendo l’assetto architettonico attuale, ma si è consolidata nel 1871, tanto che alcuni studiosi ritengono che questa sia la vera data di origine.

I gruppi scultorei si sono mossi in quest’ordine: Ultima cena (Ottocento; rifacimenti di Matteo Trovato, scultore barcellonese vissuto dal 1870 al 1949), Cristo nell'orto degli ulivi (Ottocento, Matteo Trovato; restaurata da Giuseppe Emma nel 1976), Cristo alla colonna (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato), Ecce Homo (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato nel 1921), Cristo porta la croce (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato nel 1911), Caduta di Cristo (Ottocento; Cristo è stato rifatto da Matteo Trovato nel 1933; restauro di Pietro Indino 1977 (Pietro Indino, Lecce 1912-1992)), Crocefisso (1754; rifatto nel secondo Ottocento; figure aggiunte nel 1977 dallo scultore Giuseppe Emma), Discesa dalla croce (1948, opera di Pietro Indino), Pietà (1948, opera della Ditta Longo). A questo punto doveva esserci la “varetta” mancante, quella del Cristo portato al sepolcro (realizzata nel 1948, opera di Pietro Indino; secondo altre fonti opera del leccese Giuseppe Manzo, 1849-1942). E’ seguita l’Urna col Cristo morto (secondo Ottocento, rifacimento dell’Urna nel 1929 ad opera di Salvatore Crinò; il Cristo è di Matteo Trovato), l’Addolorata (1754), ed infine la Banda musicale.

Dal 2017 nella processione manca la “varetta” del Pretorio di Pilato (1980 o 1981, opera dello studio d’arte di Pietro Indino). Durante la ricognizione attuata per tempo nel magazzino dov’è custodita, fu trovata rosicchiata dai topi. La richiesta avanzata ogni anno dai patrocinatori delle “varette” di un maggiore interessamento da parte delle Istituzioni competenti per la valorizzazione e il restauro dei gruppi statuari non ha mai avuto esito positivo.

Anche a Barcellona l’Urna del Cristo morto è accompagnata dai “Giudei”, senza le penne di pavone ma con un semplice elmo con pennacchio. A conclusione della processione si colloca il baldacchino con il sacerdote recante la reliquia della Croce e la Banda musicale. Dal 2016 viene portata in processione anche una copia della Sacra Sindone, appartenente alla parrocchia di San Giovanni.

Le due processioni sono state accompagnate dalla “Visilla”, un canto polivocale basato sul testo della Vexilla Regis del poeta latino Venanzio Fortunato.

Per realizzare l’evento, molto sentito dai Barcellonesi e dai Pozzogottesi, è necessario un grande lavoro organizzativo. Ogni “varetta” è patrocinata da una famiglia, spesso sono i discendenti di coloro che l’hanno fatta realizzare, oppure da una confraternita o da un gruppo di artigiani o commercianti, che provvedono a tutto, dalla custodia all’addobbo floreale, al trasporto, al restauro, all’illuminazione ed alla cena finale. Infatti a conclusione della serata a tutti coloro che hanno partecipato al trasporto della “varetta” ed al canto della “Visilla” viene offerta una cena a base di pescestocco “a gghiotta” innaffiato da buon vino.

Il Giovedì Santo nelle chiese vengono allestiti i cosiddetti “Sepolcri”, definiti dalla Chiesa “Altari della Reposizione”, dove sono presenti vasi con germogli di grano o cereali coltivati al buio per perpetuare, secondo una lettura “laica”, il culto greco arcaico dei Giardini di Adone, legati al mito della rinascita primaverile. A tal proposito in un passo nel Ramo d’oro di James G. Frazer (Glasgow 1854 – Cambridge 1941), uno dei fondatori della moderna antropologia, si può leggere: «I giardini di Adone vengono ancora seminati a primavera e in estate, in Sicilia; possiamo quindi dedurne che forse la Sicilia, come la Siria, celebrasse anticamente una festa del dio morto e risorto. All’approssimarsi della Pasqua, le donne siciliane seminano frumento, lenticchie e miglio dentro vassoi che conservano al buio, annaffiandoli ogni due giorni. Ben presto spuntano le piantine, che vengono legate con nastri rossi. I vassoi sono poi collocati sui sepolcri, allestiti nelle chiese greche e cattoliche il Venerdì Santo; proprio come i giardini di Adone erano collocati sulla tomba del dio defunto. L’usanza non si limita alla Sicilia ma è seguita anche a Cosenza, in Calabria, e forse in altre località. L’intera tradizione – i sepolcri e i vassoi con le piantine germogliate – potrebbe non essere altro che una sopravvivenza del culto di Adone, sotto diverso nome

15 aprile 2022

Ultima modifica il Sabato, 16 Aprile 2022 07:01
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