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La Madonnina del porto

Il porto è fisicamente formato, in gran parte, dalla penisoletta di San Raineri che descrive la caratteristica falce da cui il nome primitivo della città, derivato dal significato dalla parola greca allogena zancle, appunto falce.

Sulla sua punta estrema è il forte Campana, ordinato da Carlo V e realizzato nel 1546. Esso serviva a chiudere l'insieme di efficienti batterie difensive installate lungo l'intero arco del porto al fine di respingere le ricorrenti incursioni -delle armate turche.

Per far luogo allora. alla sua costruzione venne distrutto uno dei primi conventi cristiani che accoglieva i monaci basiliani e che si intitolava al SS. Salvatore. Questo nome è poi rimasto per indicare la parte estrema della penisola ove nel secolo XVII, ingrandendosi il forte Campana, furono create nuove opere fortificate. Sulla porta spagnola del forte SS. Salvatore, sotto un grande stemma di re Filippo M di Spagna, si trova una lapide del 1614 che ricorda i nuovi apporti difensivi. Sull'antico mastio ora adibito, come tutta la parte estrema della penisola, ai servizi della Marina militare, si innalza una colonna sulla quale è posta la statua in bronzo dorato della Madonna benedicente. Quest'opera fu voluta dall'arcivescovo di Messina mons. Angelo Paino che, nell'ambito della ricostruzione post terremoto, intese porre dinanzi alla più volte martoriata città l'effige della sua materna protettrice, in atteggiamento benedicente, eletta a Regina del Mare. Fu modellata da Tore Calabrò che si rifece alla statuina d'argento dello scultore Lio Gangeri che ogni anno, il 3 giugno, in occasione della festa della Madonna della Lettera, viene portata in processione per la città inserita in una artistica e antica Varetta d’argento.

Eretto il basamento su disegno dell'ing. Francesco Barbato, dell'Ufficio Tecnico Arcivescovile, l'arcivescovo Angelo Paino ne commise la realizzazione in bronzo dorato alla ditta Cerri di Milano e la consacrò ufficialmente il 13 agosto del 1934. Alle ore 17 dello stesso giorno, dinanzi ad una strari pante folla di fedeli, la statua della Madonnina Benedicente fu illuminata da Roma da papa Pio XI mediante un'apparecchiatura radioelettrica realizzata da Guglielmo Marconi. Una copia fedele della statua della Madonnina, in lumiere di cristallo, realizzata dalla ditta Fontana di Milano, fu regalata a Pio XI da mons. Paino subito dopo la sua inaugurazione. Alla morte del Pontefice, il suo successore Pio XII la restituì alla diocesi di Messina che tutt'ora la conserva nella Biblioteca Painiana. La frase "Vos et ipsam civitarem benedicimus" è stata tratta dalla famosa Lettera che, secondo la tradizione della Chiesa messinese, Maria di Nazareth donò ad una delegazione di fedeli che andò a trovarla in Palestina.

Nel corso della II Guerra Mondiale la statua subì dei danni che furono accuratamente riparati. Il 14 agosto 1947 il papa Pio XII riaccese di nuovo le sue luci inviando un impulso radio da Castelgandolfo. Alle 18 del 16 settembre 1954, ricorrendo il 383° anniversario della partenza dal porto di Messina della flotta cristiana comandata da don Giovanni d'Austria, che si recava nelle acque di Lepanto dove vinse e debellò la flotta -ottomana di Ali Bassà, fu posta una corona dorata sul capo della Madonnina a cura dell'arcivescovo di Palermo card. Ernesto Ruffini. Nella primavera del 1988, in previsione della visita a Messina di papa Giovanni Paolo II per la santificazione della beata Eustochia, il basamento portante della stele fu adeguatamente consolidato e furono rifatte le lettere della frase benedicente e la facciatina del tamburo il cui intonaco, ottenuto con malta impastata con granulato di marmo aluntino, a volte inclina al beige o al rosa o ad entrambi i colori, a seconda del variare dell'angolo di incidenza dei raggi solari.

Ultima modifica il Lunedì, 20 Marzo 2017 12:19
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