di Michele Cappotto
Altitudine: 790 s.l.m. Etimologia: Il nome Galati deriva dall'arabo “Qual'at'” che vuol dire "rocca" e si riferisce all’acrocoro su cui sorge il castello quale nucleo originario del borgo. L'appositivo "Mamertino" invece si ricollega agli antichi guerrieri di origine campana che nel III sec. a.C. si impadronirono della colonia greca di Messina e che professandosi discendenti del dio Mamerte (o Marte), assunsero la denominazione di “Mamertini”. Abitanti: galatesi (2.907 unità nel 2009) Densità: 74 Km/q Patrono: S. Giacomo Apostolo (festa il 13 agosto); Ambiente e risorse: Personaggi illustri: Gero Costanzo cantante lirico di fama internazionale esibitosi con grande prestigio nei più grandi teatri del mondo. Dopo gli studi a Palermo e a Milano, debuttò a Trapani. Fu poi ingaggiato dal Teatro Reale dell'Opera, a Roma, nel Rigoletto, nella Boheme e nel Don Pasquale. I successi di Venezia (La Fenice), Palermo e Bari si aggiunsero ben presto all'elenco dei teatri che lo osannarono ed acclamarono. Alla Scala di Milano si esibì nei Pescatori di Perle di Bizet. Curiosità: un piatto tipico della cucina galatese è le “Frittole con fagioli” : esso consiste in fagioli bolliti insieme a pomodoro, carote, patate, sedano ed altre verdure a cui sono aggiunti i piedi, la lingua e la parti grasse del maiale.
Storia Il borgo sorse in età araba attorno al castello (890) difeso da una cinta muraria nel breve tratto accessibile a sud. Nel 1124 Adelasia, moglie di Ruggero I Gran Conte di Sicilia, vi fece costruire il priorato dedicato a S. Anna, a cui lei era devota. Nel 1320 fu ceduto da Federico II d’Aragona, a Blasco Lancia. A questi seguì la Famiglia degli Squilli fino al 1664 quando fu acquistato da Don Filippo Amato, il quale nello stesso anno ottenne il titolo di Principe dal re di Spagna. Divenuta principato Galati ebbe in seguito altre tre baronie i "Capritti", i "Marchiolo" e i " Parrinelli" infine il titolo principesco passò alla famiglia De Spuches. Nel 1912 al termine Galati fu aggiunta la denominazione di Mamertino.
Benti Culturali La Chiesa Madre, di stile rinascimentale, sorge nella piazza principale della cittadina ed è dedicata all'Assunta. L'interno è a tre navate su colonne a croce latina. In essa si conservano importanti opere d'arte tra le quali spiccano due gruppi marmorei bianchi della Bottega dei Gagini: il primo raffigura “l'Annunciazione” (1552), il secondo “la Trinità” (1535). Di notevole pregio sono anche una tela di Gaetano Mercurio (1774) raffigurante l'Immacolata e una tela raffigurante il Martirio di Sant'Agata di Pietro Novelli. Si possono poi ammirare varie tele firmate e datate da Giuseppe Tresca (1753-1818) una statua barocca di San Giacomo Apostolo, una di S.Rocco ed una scultura lignea di scuola fiammingo-renana raffigurante San Sebastiano (1480) collocata nell’Altare del Sacramento anch’esso in legno risalente al XVII secolo. Castello Arabo-Normanno fu per quattro secoli la vita feudale di Galati. Si tratta di una imponente costruzione posizionata su di uno spuntone roccioso. Di esso oggi esistono solo i ruderi poiché tutto è andato in rovina a causa del tempo e dell’abbandono avvenuto nel corso del XVII secolo. Esso fu edificato dagli Arabi (sec.XI) sotto la dominazione dei quali potrebbe aver preso il nome l'intero abitato. Il castello aveva molte stanze e cisterne ed anche le prigioni. Nella parte di nord est esistono i ruderi dell'abside di una cappella normanna interna ad esso dedicata all'Arcangelo San Michele. Dal castello si poteva controllare tutto il territorio circostante fino alla costa, di concerto con quello di San Salvatore di Fitalia (Bufana) e di Frazzanò (Beddumunti). La Chiesa di S. Caterina è molto antica, fu restaurata nel 1581. All’interno tra eleganti colonne in stile corinzio, custodisce una statua gaginesca della Santa titolare (1550), una statua lignea dell’“l’Immacolata” (1808) opera di Girolamo Bagnasco, un Crocifisso ligneo del XVII secolo della bottega di Frà Umile di Petralia dall'anatomia precisa e commovente, forse l’opera più bella del Frate madonita, e alcune ammirevoli tele, tra cui la “Madonna col Bambino” del Tresca (1753) ed il “Trapasso di S.Anna” (ignoto del sec.XVIII). Chiesa del Rosario (già chiesa di S.Martino) è una semplice realizzazione novecentesca. Essa tuttavia contiene varie opere antiche e di pregio, tra cui, la statua marmorea della Madonna delle Grazie (o della Neve), bellissima opera di Antonello Gagini (1534), la statua barocca di San Rocco, il gruppo scultoreo in legno raffigurante Gesù che consegna le chiavi a San Pietro (opera di Gabriele Cabrera di Naso del 1666). Da ammirare altresì un armadio in legno di artigianato locale, posto in sacrestia, realizzato nel 1831, il coro ligneo, il pulpito e la “Porta Santa”. La Chiesa di S. Luca, in stile rinascimentale, è da tempo sconsacrata. Imponente la sua elegante scalinata realizzata in pietra locale. Nell'ambito del patrimonio architettonico civile troviamo il Palazzo De Spuches (Palazzo del Principe) sontuosa costruzione del 1622 che Don Filippo I Amato fu il primo ad abitare. Essa rimane isolata rispetto agli altri coevi palazzi baronali (Palazzo Marchiolo e Palazzo Parisi) che a seguire delimitano da un lato l’ampia piazza S. Giacomo formando nel loro insieme la cd. “Palazzata baronale”. Il Palazzo è formato da numerose stanze, compreso il grande salone dove il Barone o il Principe oltre alle feste, teneva i suoi consigli di governo insieme coi Nobili e i Dignitari e dove nominava i Magistrati. D al cortile interno dove si affaccia l’elegante e famosa loggia con “bifora” che si ispira al Montorsoli, si accedeva alle scuderie , ai magazzini e alle abitazioni delle servitù. Successivamente fu residenza di altri rinomati casati nobiliari quali gli Squiglio, i Lanza, i De Spuches, i Marchiolo e infine i fratelli Stazzone. Questi ultimi vendettero il palazzo alla Regione Siciliana che lo cedette all'Amministrazione Comunale per l'esercizio delle attività culturali e per essere adibito a sede del centro Museografico Polivalente della Valle del Fitalia, con sale riunioni e convegni, Biblioteca Comunale ed archivi vari. In posizione dominante sui quartieri del paese ma meno elevata rispetto al castello (in evidente subordinazione) si trova la sede della storica Universitas Galatensis edificata nel secolo XIII di cui oggi rimane solo la cd. Loggia dei Bandi formata da tre archi romanici rivolti ai tre quartieri che costituivano l’antico centro medievale interno alla cinta muraria. Da questa loggia venivano letti i bandi dei Signori del paese per essere portati a conoscenza dei sudditi. Oggi sono ancora visibili due due dei tre archi mentre del terzo ne rimangono tracce inglobate all’interno dell’adiacente fabbricato cinquecentesco. Il panorama culturale infine offre altri due siti di grande rilievo: il Museo di oggetti di vita contadina sito presso il “ Palmento” cioè una serie di antiche strutture ed ambienti usati per la lavorazione dell’uva e vinacce; la Sezione Paleontologica del Museo Geologico Gaetano Giorgio Gemellaro di Palermo ove sono visibili interessantissimi reperti preistorici del mondo minerale, vegetale ed animale tra cui spicca un esemplare di Elephas Mnaidriensis vissuto in Sicilia circa 200.000 anni fa.
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